Il rapporto difficile tra John Lennon e i Beatles nell'ultima fase della storia dei Fab Four è stato spesso al centro di indiscrezioni e leggende assortite. A tornare sull'argomento è stato il figlio Sean Ono Lennon in un’intervista a Chris Hawkins su Bbc Radio 6 Music, nella quale ha parlato del punto di vista dei suoi genitori in quel periodo, offrendo anche le sue riflessioni sul perché John Lennon arrivò a guardare con negatività al suo enorme successo precedente. Il musicista e produttore, nato nel 1975 da Yoko Ono e dal leggendario artista di Liverpool, quest’anno ha supervisionato il mastering audio delle riprese del concerto nel nuovo documentario "One To One: John & Yoko". Il film racconta gli anni in cui la coppia visse in un appartamento nel Greenwich Village di New York, all’inizio dei Settanta, periodo in cui si impegnarono nella politica di protesta e tennero un concerto di beneficenza al Madison Square Garden. Rispondendo a una domanda sul fatto che John potesse essersi disilluso nel suo rapporto con la musica, Sean ha replicato: "Non credo che avesse smesso di amare la musica. Credo che avesse smesso di amare un certo tipo di fama. Credo che avesse smesso di amare l’essere parte di un ingranaggio, di una macchina pop". Quindi ha aggiunto: "Anche se era sempre ribelle all’interno di quel contesto, penso che comunque risentisse, in qualche modo, del dover essere un Beatle. Credo che volesse davvero andare oltre. Penso che la sua relazione con mia madre fosse il catalizzatore e, nella sua mente, il simbolo di questo. E voleva andare avanti ed essere un artista radicale e un attivista insieme a questa ragazza, Yoko, di cui si era innamorato".
"Quindi, credo che stesse cercando un nuovo modo di fare le cose, un nuovo percorso. C’erano delle difficoltà di crescita - ha proseguito Sean Ono Lennon - E per difficoltà di crescita intendo semplicemente che fece un disco con mia madre che alla gente non piacque necessariamente, ‘Some Time in New York City’. Io penso che quelle canzoni siano davvero belle. Solo che sono meno rifinite di quello a cui il pubblico era abituato. Erano chiaramente registrate in modo impulsivo e veloce. E credo che quello fosse lo spirito del rock'n'roll. Era quasi un atteggiamento punk, proto-punk - ha concluso Sean - Ma non credo che la gente fosse pronta a questo, unito al fatto che i messaggi erano fortemente politici. Però comunque – credo che, quando il disco non vendette, per loro fu dura".
"One To One: John & Yoko", il docufilm diretto dal Premio Oscar Kevin Macdonald, ripercorre la stagione del fermento attivista degli anni 70 attraverso proprio la vicenda di John Lennon e Yoko Ono. All’inizio del decennio, John e Yoko lasciano il Regno Unito per trasferirsi a New York. Sono la coppia d’oro della controcultura, protagonisti di un impegno politico e sociale instancabile, fianco a fianco con figure come Allen Ginsberg e Jerry Rubin. In quegli stessi mesi, però, cercano anche di ritrovare Kyoko, la figlia di Yoko, e vivono sotto la costante pressione delle intercettazioni dell’Fbi. Il piccolo appartamento newyorkese in cui abitano — ricostruito fedelmente per il film — diventa il loro osservatorio sul mondo. Attraverso lo schermo della televisione scorrono immagini della scena politica e sociale americana: dagli orrori della guerra in Vietnam alle prime incrinature dello scandalo Watergate, alternate a jingle pubblicitari spensierati, come sorrisi di facciata che non riescono a mascherare il crescente malcontento popolare. Qui sotto il trailer di "One To One: John & Yoko".
"One To One: John & Yoko" fonde musica e intimità: accanto all’audio rimasterizzato del celebre "One to One Benefit Concert", prodotto da Sean Ono Lennon, trovano spazio filmati casalinghi inediti e numerose registrazioni di telefonate tra John, Yoko, amici e collaboratori. Ne emerge uno sguardo inedito su un momento cruciale della storia americana degli anni 70. Racconta il produttore Peter Worsley: "Kevin ci è sembrato una scelta perfetta: basta guardare i suoi documentari su Bob Marley e Whitney Houston per capire quanto sia straordinario nel raccontare storie musicali in modo ampio. Quando ci siamo confrontati, il punto di partenza era chiaro: su John e Yoko era già stato detto tantissimo. È stato lui a trovare un linguaggio narrativo originale per questa storia. Eravamo d’accordo fin dall’inizio: non volevamo un documentario lineare". Aggiunge la produttrice Alice Webb: "Non conosco nessun altro film che ritragga Yoko in modo tanto fedele. Il loro legame è chiarissimo: vederli sul palco insieme, osservare come si comportano. Storicamente è sempre stato 'John… e Yoko', come se lei fosse lì solo per supportarlo. Ma qui Yoko assume finalmente il ruolo che le spetta. Era la sua compagna di vita e questo film lo mostra. Mostra anche quanto John prendesse sul serio ciò che per Yoko era importante. C’è quella scena incredibile della conferenza femminista, dove le donne votano se lasciare entrare uomini e lui è l’unico uomo presente! Fu un periodo di crescita incredibile, direi più per John che per Yoko, che sapeva già chi era. Lei ha aiutato John a scoprire chi fosse, dopo i Beatles".