Little Steven: "Il classic rock Ť destinato a morire". Colpa (anche) delle norme sulle licenze

24-05-2024

Il classic rock? Per Steven Van Zandt, alias Little Steven, è "destinato a morire". La fosca profezia del chitarrista della E Street Band di Bruce Springsteen è il bitter fruit (cit.) di una lunga intervista concessa al podcast di Bill Maher Club Random, in cui il musicista (nonché celebre attore nella serie-tv "I Soprano") ha preso in esame la crisi dell'attuale music business. "L'industria discografica è morta, oggi non ci sono più dischi che vendono davvero, oltre a quelli di Taylor Swift e Beyoncé", sostiene il 73enne chitarrista - Il modo migliore per fare soldi per i musicisti sono diventati film e spettacoli televisivi o serie tv, come nel caso di 'Stranger Things' (che ha riportato al successo Kate Bush e la sua "Running Up That Hill").
Van Zandt ha quindi sottolineato che il classic rock, offrendo materiale caratteristico e riconoscibile da un'ampia fascia di ascoltatori, è spesso il genere musicale con più licenze. Per questo ritiene che registi e produttori cinematografici in futuro sceglieranno sempre meno Classic Rock a fronte dei costi di licenza alle stelle, rimuovendo così un'importante mezzo che permette alle canzoni di venir scoperte da nuovi ascoltatori. "Questo è un vero problema. E penso che tra 10 anni, tra 20 anni, sarà un problema perché tutta questa musica è destinata a morire se non verrà promossa e ascoltata - afferma Little Steven - Andrà a finire che ci si chiederà, Motown cosa? Rolling Stones chi?". Van Zandt quindi sostiene la necessità di un cambiamento della legge sulla concessione di licenze musicali, come compromesso per soddisfare registi e musicisti.

In una intervista pubblicata su OndaRock, Little Steven ci aveva invece raccontato come funzionava il mercato discografico agli esordi della sua carriera e come il suo rapporto con il Boss avesse fatto da detonatore alla sua intera carriera: "Era il selvaggio west: pieno di freak, di pazzi rinnegati, di discografici senza scrupoli, pronti a fare soldi in fretta. Ad esempio, sfruttando la Beatlemania facendo un film in due mesi come 'A Hard Days Night'. Non c'era un'idea di longevità, di prospettiva. La mentalità era prendi i soldi e scappa. Anche i musicisti degli anni 50, quei grandi geni del rock’n’roll all’inizio erano solo dei simpatici ragazzi che non sapevano bene in quale contesto si stessero muovendo, era tutto nuovo, tutto in evoluzione, e solo nel decennio successivo si è capita la loro importanza. Negli anni 70, invece, era tutto più strutturato, c’erano basi più solide per l’industria musicale. Ma la fortuna mia e di Bruce Springsteen è che abbiamo sempre messo la nostra amicizia davanti a tutto. Avevamo questo sogno in comune, l’abbiamo realizzato insieme. E basta che mi chiami al telefono, e sono sempre pronto a partire con lui per qualche nuovo progetto".