Joseph Byrd, cofondatore, compositore e bandleader degli United States of America, è morto il 2 novembre nella sua casa di Medford, Oregon. Aveva 87 anni. La notizia è stata confermata dalla famiglia al Los Angeles Times.
Figura chiave dell’incrocio tra avanguardia ed elettricità applicata al rock, Byrd è ricordato soprattutto per l’unico
album degli United States of America, pubblicato nel 1968: un lavoro visionario che, pur restando lontano dal successo commerciale, ha lasciato un’impronta profonda sullo sviluppo del
rock psichedelico e del pop sperimentale, anticipando traiettorie poi esplorate dal
kraut-rock e influenzando gruppi come
Stereolab,
Broadcast e
Portishead.
Nato nel 1937 a Louisville, Kentucky, e cresciuto a Tucson, Arizona, Byrd si formò come compositore tra l’Università dell’Arizona, Stanford e Berkeley, studiando con figure centrali della musica d’avanguardia come
Terry Riley,
Steve Reich e
John Cage. Nei primi
anni Sessanta fu attivo nella scena artistica newyorkese, esordendo in un concerto organizzato nell’appartamento di
Yoko Ono e collaborando con
La Monte Young e Virgil Thomson, prima di esibirsi a Carnegie Hall con composizioni
minimaliste.
Trasferitosi a Los Angeles nel 1963 insieme a Dorothy Moskowitz, con cui avrebbe poi fondato gli
United States of America, Byrd unì sperimentazione sonora, elettronica, radicalismo politico e performance art. Nel progetto del 1967–68 fu l’architetto principale: scrisse gran parte dei brani e curò tutta la componente elettronica, utilizzando sintetizzatori primitivi, nastri manipolati e una strumentazione atipica per il rock dell’epoca.
Dopo lo scioglimento del gruppo, Byrd pubblicò nel 1969 "The American Metaphysical Circus" come Joe Byrd and the Field Hippies, disco destinato a diventare un riferimento dell’
underground nel corso degli anni. In seguito intraprese la carriera accademica come professore di musica americana alla California State University di Fullerton e lavorò come compositore di colonne sonore per il cinema d’autore, collaborando tra gli altri con Robert Altman e Agnès Varda. La sua eredità resta legata a un’idea di rock come territorio di ricerca, aperto all’avanguardia colta e alla sperimentazione radicale, in anticipo sui tempi e per questo destinato a durare.