Nick Cave, la rivelazione ai fan: "Vedere dal vivo i Radiohead mi ha commosso. È un'esperienza spirituale"

18-12-2025
Di fronte al ritorno dal vivo dei Radiohead, Nick Cave ha scelto parole che vanno ben oltre il consueto elogio tra colleghi. Dopo aver assistito a una delle date londinesi alla O2 Arena, il cantautore australiano ha descritto l’esperienza come qualcosa di profondamente trascendente, arrivando a definirla senza esitazioni “un’attività spirituale”.

Il racconto è apparso su The Red Hand Files, il blog attraverso cui Cave dialoga abitualmente con il suo pubblico. Rispondendo a un lettore che gli chiedeva se frequentasse i concerti di altri artisti, Cave ha spiegato di evitarli quasi sempre quando è in tour, sentendosi già saturo di suoni ed emozioni. Negli ultimi mesi, però, una pausa dalla propria attività live gli ha permesso di tornare tra il pubblico, riscoprendo il valore dell’esperienza collettiva attraverso concerti di Bob Dylan, Swans, Cameron Winter e, soprattutto, dei Radiohead.
La data londinese lo ha colpito in modo particolare anche per le dimensioni: era la prima volta che si trovava immerso in una platea di circa ventimila persone. Più ancora della potenza musicale, Cave ha sottolineato il clima emotivo che si respirava in sala, fatto di partecipazione fisica e affettiva, di corpi che reagivano all’unisono. In quel contesto, la musica dal vivo gli è apparsa come una forza capace di unire individui diversi in un’unica visione condivisa, vissuta da ciascuno come qualcosa di intimamente personale.



Nel riflettere su ciò che rende unico un concerto, Cave ha messo a confronto l’esperienza live con altre pratiche che considera spirituali, dal contatto con la natura alla meditazione, passando per la dimensione religiosa. Nessuna di queste, a suo avviso, raggiunge lo stesso livello di intensità e di apertura trascendentale. Il concerto diventa così un evento umano collettivo che sprigiona una qualità morale, una sorta di energia riparatrice capace di irradiare bontà e di tenere a distanza ciò che la minaccia. Parte della commozione, ha spiegato Cave, nasce anche dal modo in cui i Radiohead si pongono davanti al pubblico: non solo musicisti che eseguono brani, ma artisti che espongono se stessi, offrendo apertamente ciò che pensano e sentono. È questo gesto di coraggio, oltre alla forza della musica, ad aver reso l’esperienza così toccante.
A rinsaldare il legame artistico tra la band inglese e Nick Cave è stata anche la collaborazione dell'artista australiano con Colin Greenwood. Il bassista dei Radiohead ha infatti suonato dal vivo con Cave e i suoi Bad Seeds, sostituendo Martyn Casey in diverse date del recente tour. Ha inoltre contribuito alle registrazioni del nuovo album "Wild God" e tornerà sul palco accanto al cantautore australiano anche il prossimo anno. E lo stesso Colin Greenwood ha speso parole di grande apprezzamento per Cave e la sua band: "Sono delle persone straordinarie con cui fare musica. E’ molto divertente proprio perché non sono i Radiohead. Nick è un narratore eccezionale: quando ascoltai le prime registrazioni a casa, con la sua voce che riempiva il salotto, capii che lui ha davvero tutto".

L'elogio speciale di Nick Cave arriva a pochi giorni dalla conclusione del tour europeo dei Radiohead, venti date tutte esaurite in cinque città, segnate da un’attesa lunga sette anni. La tournée si è chiusa a Copenaghen, con il recupero di due concerti rinviati per problemi di salute di Thom Yorke, e ha avuto una fisionomia particolare: per la prima volta la band ha scelto di non presentare nuovo materiale, costruendo le scalette esclusivamente attingendo al proprio repertorio storico, riportando sul palco brani assenti da anni. Qui abbiamo raccontato la prima data del tour, a Madrid.

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