Paul McCartney: "Le voci sulla mia morte? C'era del vero..."

04-11-2025
La tesi della presunta morte di Paul McCartney, sostituito da un sosia all'interno dei Beatles, è una delle più celebri e incredibili leggende del rock. Ora, cinquant'anni dopo, l'ex-Beatle è tornato a riflettere su quella curiosa storia complottista. In un’intervista al Guardian, il musicista di Liverpool ha ricordato come, nell’autunno del 1969, l’assurda voce si diffuse in tutto il mondo dopo che un dj americano ne parlò in diretta, spingendo milioni di fan a cercare “indizi” nei dischi dei Beatles.

All’origine del mito, un articolo di uno studente dell’Università del Michigan che, tra settembre e ottobre di quell’anno, raccolse e interpretò simboli e testi delle canzoni come prove della presunta morte del Beatle. “Quella voce iniziò a circolare proprio mentre i Beatles si stavano sciogliendo,” ha ricordato Macca. “L’avevamo già sentita in precedenza, ma nell’autunno del 1969, quando un dj americano cominciò a parlarne in radio, la cosa esplose. All’improvviso milioni di fan nel mondo erano convinti che fossi davvero morto”.
All’epoca, la teoria prese piede con forza: secondo i suoi sostenitori, McCartney sarebbe rimasto ucciso in un incidente d’auto il 9 novembre 1966, e al suo posto sarebbe stato messo un sosia, tale William Campbell, per evitare di distruggere il sogno dei Beatles e infrangere il cuore dei fan. A sostegno di questa tesi si citarono presunti “indizi” nascosti nelle canzoni e nelle copertine degli album: dal testo di “A Day In The Life” alle immagini criptiche di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, fino alla celebre processione funebre sulla copertina di “Abbey Road”.

L’eco mediatica, amplificata da conduttori radiofonici come Russ Gibb della WKNR-FM di Detroit, trasformò una curiosità universitaria in un fenomeno globale.
McCartney mise fine alle speculazioni solo nel novembre 1969, quando apparve vivo e sorridente sulle pagine di Life. Oggi, con il senno di poi, l’ex-Beatle legge quella vicenda come una metafora del proprio cambiamento: “Col tempo ho cominciato a pensare che, in un certo senso, quelle voci contenessero un briciolo di verità,” ha spiegato. “Allora avevo ventisette anni, i Beatles stavano per finire e mi sentivo come annegato in un mare di litigi, di stress legali e personali. In molti modi, una parte di me era davvero morta. Avevo bisogno di rinascere, di trovare una nuova vita e un nuovo modo di essere. Mi chiedevo se sarei mai riuscito a superare quel decennio straordinario e le crisi che sembravano esplodere ogni giorno”.
Nel 1993, con l’album dal vivo “Paul Is Live”, Macca avrebbe infine scelto l’ironia per chiudere, una volta per tutte, la più strampalata leggenda della sua carriera.

Intanto, mentre Sam Mendes porta avanti la lavorazione dei quattro biopic dedicati ai Beatles – uno per ciascun membro del gruppo – arriva il primo assaggio di "Man On The Run", il documentario che racconta la carriera solista di Paul McCartney dopo lo scioglimento della band di Liverpool.
Diretto da Morgan Neville, già autore di "20 Feet From Stardom", il film intreccia materiale d’archivio, interviste mai viste prima e riprese dal vivo, e sarà disponibile su Prime Video a partire da febbraio. Prodotto da Amazon Mgm Studios e Tremolo in collaborazione con MPL e Polygram Entertainment, vede tra i produttori esecutivi Caitrin Rogers e lo stesso McCartney. Il progetto si inserisce in una più ampia collaborazione tra McCartney, Universal Music Group e Amazon, destinata a includere anche musica inedita, merchandising e altri contenuti esclusivi. Guarda qui sotto il trailer di "Man On The Run".



Man On The Run” si propone come un viaggio intimo attraverso gli anni Settanta di Paul McCartney, dallo shock della fine dei Beatles alla formazione dei Wings nel 1971 insieme alla moglie Linda. Un percorso segnato da cambi di formazione e tensioni interne, ma anche da successi clamorosi, come l’album “Band On The Run” del 1973, che consacrò la band con brani divenuti classici come la title track e “Jet”.
Il documentario - come riferisce The Hollywood Reporter - rappresenta il fulcro di una nuova partnership tra McCartney, Universal Music Group e Amazon, che si svilupperà nel corso del prossimo anno. Oltre al film, l’accordo prevede contenuti esclusivi su Amazon Music, nuove uscite di merchandising, e interventi diretti dello stesso McCartney. L’iniziativa sarà accompagnata anche dalla pubblicazione del libro “Wings: The Story of a Band on the Run”, disponibile dal 4 novembre su Amazon e Audible, e dal tour “Got Back” che porterà McCartney in Nord America questo autunno.
Tra i produttori figurano, oltre a Neville, Chloe Simmons e Meghan Walsh per Tremolo, Scott Rodger e Ben Chappell per MPL, Michele Anthony e David Blackman per Polygram Entertainment, con Caitrin Rogers e lo stesso McCartney come produttori esecutivi.
Con “Man On The Run”, Neville intende restituire il ritratto di un artista che, pur reduce dall’esperienza irripetibile dei Beatles, seppe reinventarsi, affrontare nuove sfide e costruire un altro capitolo fondamentale della propria carriera musicale.

Nel frattempo, l’attenzione torna anche sugli Wings, la band che Paul fondò insieme a Linda McCartney, Denny Seiwell e Denny Laine. Il 7 novembre uscirà infatti la loro raccolta definitiva, un cofanetto curato da McCartney e disponibile in due formati – 3Lp e 2cd – corredato da un booklet di 32 pagine con fotografie, dipinti, curiosità e un’introduzione scritta dallo stesso Paul.
A raccontare l'era dei Wings era stato l'anno scorso anche il docu-film “One Hand Clapping”. Il lungometraggio riporta all'anno 1974, quando la band guidata dall'ex-bassista dei Beatles stava lavorando all’omonimo album live in studio “One Hand Clapping”. L'album risale all'agosto del 1974, quando la band si stava godendo la settima settimana consecutiva in cima alle classifiche degli album del Regno Unito con "Band On The Run". È stato inciso durante le sessioni che videro McCartney e gli Wings impegnati agli Abbey Road Studios con l'intento di realizzare un documentario e un potenziale disco dal vivo. Realizzato in soli quattro giorni con la supervisione di David Litchfield, l'album non era mai stato pubblicato ufficialmente fino ad ora, nonostante l'enorme richiesta, sebbene nel corso degli anni siano emerse varie versioni bootleg.
Il documentario, diretto da David Litchfield, rivela il look e le sensazioni dell’epoca, esplorando la storica sessione di registrazione della band agli Abbey Road Studios. Il film include anche l’inedito “Backyard Sessions” – che mostra Paul McCartney alla chitarra acustica mentre esegue brani molto amati della sua discografia – così come il brano inedito “Blackpool” e pezzi personali come “Twenty Flight Rock”, la canzone che suonò per il compagno di band dei Beatles John Lennon durante il loro primo incontro.
"È così bello guardare indietro a quel periodo e vedere il piccolo spettacolo dal vivo che abbiamo fatto. In realtà abbiamo fatto un bel po’ di rumore. È stato un grande momento per la band, abbiamo iniziato ad avere successo con i Wings, cosa che si prospettava da tempo", ha commentato McCartney.