David Gilmour, Nick Mason e
Roger Waters ricordano con passione e affetto il personaggio di
Syd Barrett, membro fondatore del gruppo, presto costretto all'isolamento da gravi problemi psichici, in “
Pink Floyd: The Story Of
Wish You Were Here", in onda venerdì 28 novembre alle 22,50 su Rai5 (in streaming su
RaiPlay). La sua genialità e il suo talento innovativo sono il motivo scatenante di questo album, in cui i vecchi compagni desiderano, come recita il titolo, che Syd fosse ancora a loro fianco per condividere la storia dei Pink Floyd.
Il 12 settembre "
Wish You Were Here" ha compiuto 50 anni. Il film, diretto da John Edginton, racconta come
Syd Barrett fu davvero l'ipsiratore occulto dell'album. Il "Crazy diamond", come viene definito nel disco, era il primo leader dei Pink Floyd, il compagno perduto che la band inglese avrebbe poi continuato a rievocare anche nei dischi successivi.
Tutto parla di lui, nel disco del 1975, ma lui non c’è. Nemmeno quando compare senza annunciarsi negli studi di Abbey Road il 5 giugno 1975, scioccando i suoi ex-compagni che sono al lavoro su “Shine On You Crazy Diamond”, la canzone dedicata a lui. È irriconoscibile: corpulento, sopracciglia e capelli rasati, ma soprattutto sguardo spento. Syd Barrett, nell’album “
Wish You Were Here”, che uscirà a settembre dello stesso anno, è presente con la sua assenza. Il membro fondatore e primo leader della band viene ricordato da
David Gilmour, Nick Mason e Roger Waters nel doc “Pink Floyd: The Story of Wish You Were Here".
I disturbi psichici legati all’abuso di droghe costringono Barrett ad abbandonare il gruppo nel 1968. Ma sono le sue visioni psichedeliche a rendere i Pink Floyd un fenomeno cult: “Appena sono entrato in studio mi sono accorto che era Syd il motore creativo”, ricorda il primo produttore della band Joe Boyd.
Nel 1973, cinque anni dopo la dipartita di Barrett, “
The Dark Side Of The Moon” diventa il top album di tutti i tempi. Il successo planetario disorienta i quattro artisti, soffocati dall’industria musicale: “Dovevamo capire per che motivo eravamo nel settore – se eravamo effettivamente artisti oppure uomini d’affari”, racconta il chitarrista David Gilmour e continua: “Non ci saremmo più separati perché avevamo paura del dopo Pink Floyd, di perdere quel marchio così forte e protettivo”.
Quando a gennaio 1975 si mettono in studio per un nuovo album, l’inerzia creativa li congela. L’ombra di Syd grava sul gruppo: costruiranno un album basato sull’assenza che parte dalla mancanza del loro primo
frontman. Recuperano “Shine On You” dell’anno precedente. “È il mio omaggio a Syd. L’esperienza sincera della mia tristezza, l’ammirazione del suo talento e il dolore per aver perso un amico”, racconta Waters, che vede “Wish You Were Here”, nata dalla collaborazione con Gilmour, come un'idea più ampia: “Posso dirvi che cosa significa per me, ma qualsiasi interpretazione è legittima”.
La delusione per l’industria musicale è l’altro grande tema, espresso in “Have A Cigar”, registrata dal cantante Roy Harper, che si trova lì per caso, perché nessuno della band riesce a cantarla.
Come spesso è accaduto nella storia discografica della band, anche quella di "Wish You Were Here" è una vicenda di tensioni, difficoltà, intuizioni futuribili, crisi profonde ed esplosioni creative, il caso che si dimostra benigno verso chi sembra aver scritto nel destino le regole del futuro. L'album è un atto d'amore nei confronti di Syd Barrett, il cappellaio matto del rock che aveva fondato la band e che ne era uscito travolto dai disturbi mentali. Da questo punto di vista la maestosa "Shine On You Crazy Diamond" è giustamente considerata una delle più grandi canzoni mai scritte sulla follia.
"Wish You Were Here" è un
concept-album sulla purezza e l'innocenza ormai perdute, con riferimenti neanche troppo velati a Syd Barrett. Venderà 19 milioni di copie in tutto il mondo, passando alla storia insieme alla copertina dell’artista Storm Thorgerson, con i due uomini d’affari che si stringono la mano mentre uno dei due prende fuoco, non un fotomontaggio ma uno scatto del socio di Thorgerson, Aubrey "Po" Powell. “È un album di dolore, rabbia e amore. Ma soprattutto amore”, dirà Waters, che nel 1985 lascerà la band. Gilmour, Waters, Wright e Mason suoneranno di nuovo insieme solo 25 anni dopo, nel 2005. L’anno successivo, a 60 anni, Syd Barrett morirà.
I
Pink Floyd sono fermi, di fatto, dal 1994, eccezion fatta per l'operazione di recupero di "
The Endless River" (2014). Eppure nell'ultimo anno l'attenzione è rimasta altissima sulla band britannica, grazie soprattutto al recupero dell'album live "
Pink Floyd At Pompeii - MCMLXXII", che in Italia è stato al numero 1 nella classifica degli album più venduti della settimana, nonché in quella dei vinili, secondo le rilevazioni Fimi/Gfk. L'album è uscito in concomitanza con il film, girato nell'ottobre del 1971.