Aquarium

Radio Africa

1983 (Autodistribuito)
art rock, folk rock, new wave, jazz-rock, sound collage

Gli Aquarium (in russo Аквариум, letteralmente Akvarium) sono una delle band cardine del rock russo. Fondati nel 1972 a Leningrado dallo studente di matematica Boris Grebenshikov, cantante e chitarrista, consistono in un progetto aperto ruotante intorno alla sua figura, mentre il resto della formazione ha visto transitare al suo interno decine di membri nel corso dei successivi decenni.

Negli anni Settanta la band si espresse sostanzialmente a livello carbonaro: quel decennio rappresentò il più duro dal punto di vista della repressione della musica rock in Unione Sovietica, che poteva essere suonata solo sotto il diretto controllo dello stato, con commissioni che ispezionavano testi e vestiario, oltre ad assicurarsi che le sonorità non risultassero troppo violente. Chiunque non volesse sottostare a questa trafila era di fatto costretto alla clandestinità, con pene che arrivavano a prevedere detenzione e forme di rieducazione.
In quel periodo gli Aquarium suonarono solo concerti in forma acustica in appartamenti privati e club alternativi. La scelta di non ricorrere a strumenti elettrici fu pragmatica: sarebbero stati individuati più facilmente da eventuali delatori. I primi concerti pubblici in veste ufficiale arrivarono nel 1976, sempre con strumenti acustici: di nuovo, un escamotage per ottenere inviti presso i vari festival di musica tradizionale organizzati all'epoca in Unione Sovietica.
Nel frattempo Grebenshikov registrò una notevole mole di musica su nastro magnetico, con studi di registrazione improvvisati e senza alcun budget: materiale che tuttavia non ebbe modo di essere diffuso in diretta ed emerse soltanto nella seconda metà degli anni Novanta.

La storia della band e più in generale della musica popolare sovietica cambiò nel marzo del 1980, quando nel tentativo di accattivarsi la benevolenza di giovani e studenti, dopo le proteste che scossero la Georgia nel 1978-79, il Partito Comunista locale decise di organizzare un festival di musica rock: "Vesennie ritmy. Tbilisi-80!" (in russo "Весенние ритмы. Тбилиси-80", trad. "Ritmi primaverili. Tbilisi '80").
Gli Aquarium si iscrissero, per poi venire squalificati dopo la prima esibizione, durante la quale Grebenshikov si sdraiò in terra posizionando la chitarra in mezzo alle gambe: un gesto ritenuto scandaloso, che fruttò alla band l'accusa di promuovere comportamenti sessuali deviati.
A ogni modo, da quel momento la musica rock non avrebbe più fatto marcia indietro: nonostante continuasse a venir negata la possibilità di pubblicare album all'infuori dell'egida statale, l'attività concertistica iniziò a venir tollerata dagli organi governativi anche quando non autorizzata e questo portò alla diffusione degli album dei vari artisti, che venivano distribuiti durante gli eventi pubblici o nelle università in forma di bobine magnetiche, per poi diffondersi a macchia d'olio venendo copiati di mano in mano. Non fu ovviamente un percorso senza ostacoli: non mancarono intimidazioni, rappresaglie e nei casi più estremi anche arresti, ma tendenzialmente si andò verso una normalizzazione di quella fascia di artisti.
Nel 1981 anche gli Aquarium iniziarono a pubblicare magnitizdat (in russo "магнитиздат", trad. "pubblicazioni magnetiche"), diventando presto la band più popolare all'infuori del circuito con approvazione statale (testimone che pochi anni più tardi sarebbe passato ai Kino, peraltro scoperti dallo stesso Grebenshikov).

Diffuso a partire dal settembre del 1983, "Radio Africa" (in russo "Радио Африка", letteralmente "Radio Afrika") fu il sesto album magnetico degli Aquarium, nonché quello che segnò una svolta nella loro carriera: venne infatti registrato con l'equipaggiamento migliore che la band avesse avuto a disposizione fino a quel momento. Grebenshikov si appoggiò all'amico e produttore Andrei Tropillo, che fino a quel momento li aveva ospitati presso uno studio che aveva allestito con strumenti di seconda mano presso una delle Case dei Pionieri di San Pietroburgo, ma che per l'occasione riuscì a sfruttare uno studio mobile della casa discografica statale, la Melodiya, che era stato inviato da Mosca a Leningrado per l'incisione di alcune opere di musica classica. Tropillo riuscì a corrompere il custode e così la band poté sfruttare lo studio nottetempo.
Lo scatto in copertina venne realizzato dal fotografo Andrey "Willy" Usov, che aveva immortalato il violinista Vsevolod Gakkel mentre camminava lungo la riva del Golfo di Finlandia, immerso in un paesaggio che ricorda vagamente la "Zona" di "Stalker", il celebre film di Andrei Tarkovsky. Sulla destra compare invece il titolo in sinogrammi: il critico Lev Gankin ne ha paragonato la disposizione alle rune del quarto album dei Led Zeppelin, ma verosimilmente si tratta di una scelta dovuta alla passione di Grebenshikov per la poesia e la filosofia cinesi.

"Radio Africa" inizia in modo apparentemente spensierato sulle note di "Muzyka serebryanykh spits" ("Музыка серебряных спиц"), ibrido folk-boogie nello stile di Marc Bolan. Il brano sfuma sul rumore di una radio alla ricerca di una frequenza: si tratta di un espediente molto importante, che verrà spiegato dallo stesso Grebenshikov con la necessità di rappresentare la musica rock che veniva trasmessa dalle radio occidentali e che i giovani dall'altra parte della cortina di ferro cercavano di captare clandestinamente (l'espediente di rendere l'album una sorta di trasmissione pirata fu ripreso da "The Who Sell Out" degli Who).
Da quel rumore sorge "Kapitan Africa" ("Капитан Африка"), con cui a tutti gli effetti parte il viaggio eccentrico organizzato da Grebenshikov e compagni. Una melodia suggestiva e misteriosa condita da sapori esotici, che trasporta l'ascoltatore verso paesaggi distanti nello spazio e nel tempo, grazie a un tappeto sonoro jazzato, con il sax suonato dall'ospite di lusso Igor Butman (secondo Grebenshikov, "l'arma segreta dell'album").
Il leader degli Aquarium descriverà "Kapitan Africa" come una canzone che "tende verso l'incorporeo e l'ignoto; c'è una sorta di sete sconfinata per l'immensità dei mari". L'intero album, del resto, può essere interpretato come un tentativo di riscoprire la natura nella sua forma più incantevole e ammaliante, per questo motivo simbolicamente rappresentata dall'Africa, il continente misterioso per antonomasia:

Un giorno fantastico,
la mia natura non mi lascia dormire,
i pompieri stanno tornando a casa,
non hanno niente da fare qui.
Soldati d'amore,
ci muoviamo come fantasmi fatati
sui binari del tram,
conosciamo l'elettricità così com'è,
non è questo un motivo?
Slegami le mani,
sto chiamando Kapitan Africa.
Quante migliaia di parole sono state sprecate,
rubando il fuoco agli dei ciechi,
possiamo bruciare come l'alcol.
Con le mani aperte
prenderò ciò che è mio
là dove vedrò ciò che è mio.
Un rastafariano bianco,
uno zingaro trasparente,
una bestia d'argento
alla ricerca di calore
La sensazione di trovarsi dinanzi a una musica proveniente da un'altra epoca viene confermata in pieno dal successivo brano, "Pesni vycherpyvayushchikh lyudey" ("Песни вычерпывающих людей"), e più avanti nella scaletta da "Mal'chik Evgraf" ("Мальчик Евграф"), entrambe caratterizzate da melodie jazz, marcette bandistiche e pianoforte trattato.
Le imprevedibili sperimentazioni che caratterizzano il disco – e che gli avrebbero valso l'appellativo di "White Album" del rock russo (paragone ipotizzato dal critico Vasily Soloviev-Spassky, anche in virtù della grande varietà di soluzioni sonore presenti) – culminano in "Zmeya" ("Змея"): suoni strambi che sembrano provenire da un B-movie di fantascienza degli anni Cinquanta, elettronica rudimentale e vocine buffe, con un clima retro-futurista capace di affascinare e stranire.
"Vana Khoya" ("Вана Хойа") è un folk rock pastorale con il decisivo contributo del flautista Dyusha Romanov, che rende l'atmosfera ancora più eterea grazie a un soave assolo e a interventi corali mixati a diversi volumi nel corso del brano. È il preambolo che porta alla power ballad "Rok-n-roll mertv" ("Рок-н-ролл мертв"), che si avvale di un trascinante ritornello da stadio, seguito da tre assoli suonati dal chitarrista Alexander Lyapin in modo sempre più incisivo e passionale, fino all'esplosione finale.
Il testo sfrutta l'eterna metafora del rock'n'roll morente per parlare in codice del regime comunista:
Quante facce nervose, problemi in arrivo,
ricordo che c'era un cielo,
ma non ricordo dove,
ci rincontreremo, diremo "salve",
c'è qualcosa che non va.
Il rock'n'roll è morto, ma io no,
quelli che ci amano si prendono cura di noi.
D'ora in poi il tempo scorrerà in linea retta,
un passo avanti, un passo di lato, il loro mondo è alle spalle,
ho bruciato la loro vita come una pila di giornali,
tutto ciò che resta è asfalto sporco.
Gomito a gomito, un mattone nel muro,
siamo stati troppo orgogliosi, ora paghiamo il triplo,
per chi camminava con noi, per chi ci aspettava,
per chi non ci perdonerà.
Nonostante il riscontro ottenuto da "Rok-n-roll mertv", una delle canzoni simbolo della controcultura di quel decennio in Russia, Grebenshikov la considerava come un corpo estraneo all'interno del disco, una mano tesa verso il loro pubblico più oltranzista, che avrebbe altrimenti giudicato l'album troppo strano. E così in effetti andò: "Radio Africa" non venne inizialmente accolto bene nei locali in cui gli Aquarium suonavano abitualmente, perché si discostava troppo dal rock tradizionale. Un parere condiviso anche da "Roxy", la prima rivista rock fondata in Unione Sovietica, che stroncò l'opera senza mezzi termini ("La musica è una totale assurdità"). "Rok-n-roll mertv", oltre a tenere buoni i puristi, funzionò anche come lasciapassare per arrivare a un pubblico più ampio, consentendo agli Aquarium di apparire in televisione nel programma "Muzykal'nyy ring" ("Музыкальный ринг", "L'anello musicale"), dove avrebbero realizzato delle parodie delle proprie canzoni. Nelle parole di Grebenshikov: "Non si trattava di un tradimento dei nostri ideali, ma, al contrario, di un'incursione coraggiosa dietro le linee nemiche".

Il sogno a occhi aperti degli Aquarium si tinge di note orientali nella successiva "Radio Shao-Lin'" ("Радио Шао-Линь"), dove l'imbarcazione guidata dallo sfuggente Kapitan Africa arriva alle porte dell'impero cinese, come sottolineato da un coro di monaci buddisti Shaolin. Le suggestioni orientali verranno poi riprese con "Tibetskoe tango" ("Тибетское танго"), bizzarra composizione firmata da Sergey Kuryokhin (tastierista, nonché titolare di una carriera in proprio come compositore di musica sperimentale e colonne sonore), in cui tuttavia non appare traccia del tango tibetano indicato nel titolo, trattandosi di una marcia inquietante per cori astratti, basso funk, pianoforte scordato e sax stridente.
"Vremya Luny" ("Время Луны") è il brano più orecchiabile del disco, un synth-pop nostalgico sorretto dall'organo elettrico di Kuryokhin, con un ritornello che riesce a essere al contempo disperato e gioioso. Scritta da Grebenshikov mentre faceva il guardiano di alcuni stabilimenti balneari, in un periodo in cui tornava a casa solo per dormire la notte, è una canzone pop che avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare una hit internazionale al pari di "Enola Gay" degli OMD o "Walk Of Life" dei Dire Straits. Commovente l'ottimismo che traspare dal verso simbolo della canzone ("Noi abbiamo speranza"), ripetuto più volte: forse arriveranno tempi migliori per il popolo russo, la perestrojka appare all'orizzonte.

Il Capitano (così era soprannominato Kuryokhin: che fosse lui il misterioso Kapitan Africa?) lascia un'impronta personale praticamente in ogni traccia, apportando sempre qualcosa di insolito: nella più distesa "Iskusstvo byt' smirnym" ("Искусство быть смирным"), per esempio, inserisce un pianoforte honky-tonk da saloon, in contrasto con il groove funk suonato da Vladimir Grischenko, all'epoca bassista dei Gulfstream. Nel testo del brano viene tradotto in russo il verso "Portami al fiume", ossia "Take Me To The River", dall'omonimo brano di Al Green che Grebenshikov conobbe tramite la cover dei Talking Heads.
Il viaggio volge al termine e a cambiare è anche lo scenario, infatti, dopo aver parlato a lungo nei testi di acqua, fiumi e sabbia, la protagonista di "S utra shel sneg" ("С утра шел снег") diventa la neve:
Spegni la luce,
lascia [in] una nota che non siamo in casa,
in punta dei piedi oltrepassa le porte aperte,
verso [il posto] dove tutto è luce, dove tutto tace.
E puoi essere
arrogante come l'acciaio,
e puoi dire
che le cose non sono come dovrebbero essere,
e puoi fingere
di interpretare un film
sulle persone che vivono sotto grandi pressioni,
ma è nevicato di mattina,
puoi fare qualcos'altro,
se vuoi, se vuoi.
Ti ricordi che conoscevo me stesso?
Le mie impronte giacciono come catene,
vivevo fiducioso di avere ragione,
ma poi è caduta la neve e di nuovo non so chi sono.
E qualcuno è rotto e non vuole essere intero,
e qualcuno è impegnato con i propri affari,
e possiamo stare vicini, ma non più vicini della pelle,
ma c'è qualcosa di meglio ed è così semplice,
è nevicato di mattina,
puoi essere qualcun altro,
se vuoi, se vuoi.
Il rimpianto che emerge dai versi è ambiguo e può intendersi sia nei confronti di una persona amata, sia nei confronti di un ideale (di nuovo emerge il percepito tramonto di un'epoca), sottolineando tuttavia le alternative offerte dal futuro, senza lasciare spazio al pessimismo. La struttura del brano è ancora una volta insolita: un mix di reggae ed elettronica in cui coesistono una drum machine e i bonghi suonati dal percussionista Alexander Kondrashkin.
Chiude la scaletta "Esche odin upavshiy vniz" ("Еще один упавший вниз"), un felpato midtempo post-punk che getta un'ombra cupa su un disco, fino a quel momento, prevalentemente sereno e positivo:
Luci artificiali sui fiori di carta,
è così divertente,
sono di nuovo solo, come un vero neoromantico,
forse sono un sentimentale,
questo è il mio capriccio.
Una fine ridicola per uno
che ha percorso una strada alternativa per così tanto tempo,
geometria di rottami in spazi di cristallo,
canterò come un sintetizzatore,
questo è il mio capriccio.
Un altro che è caduto a metà strada,
il cavaliere di Arcangelo mi protegge,
perdonami per aver cantato così a lungo.
L'inquietante cavaliere che viene menzionato sul finale allude a un discusso concerto elettrico che gli Aquarium tennero nella città di Arcangelo nel 1982. Un mese e mezzo dopo quell'evento, i membri del gruppo ricevettero un certificato dal Dipartimento della Cultura locale, con l'accusa di "influenza negativa sui giovani". Dì lì a poco, anche il Comitato per la Sicurezza dello Stato iniziò a monitorare da vicino ogni loro mossa, proibendo al gruppo di esibirsi dal vivo per sei mesi.
Le difficoltà andranno pian piano diradandosi negli anni successivi, tanto che nel 1987 la Melodiya pubblicherà "Aquarium", antologia di brani provenienti da magnitizdat degli anni immediatamente precedenti, mentre nel 1988, su interessamento nientemeno che di Mikhail Gorbachev, la band poté pubblicare per l'etichetta di stato il suo primo album di inediti, "Ravnodenstvie" (in russo "Равноденствие", trad. "Equinozio"). Quello stesso anno anche "Radio Africa" venne distribuito ufficialmente per la prima volta: venderà 590mila copie entro la dissoluzione dell'Unione Sovietica.

Da quel momento la carriera di Boris Grebenshikov, sia con gli Aquarium, sia a proprio nome, non si sarebbe più fermata, segnando in maniera indelebile la musica e il panorama artistico della Russia. Attualmente l'artista vive a Londra e difficilmente potrà rientrare in patria a breve: nel maggio del 2023 è stato infatti denunciato per "discredito dell'esercito" e un mese più tardi il Ministero della Giustizia l'ha dichiarato "agente straniero", a causa delle sue posizioni contrarie all'aggressione russa dell'Ucraina, che erano già state esaminate in un articolo di OndaRock nel 2022, poco dopo lo scoppio della guerra.

19/05/2024

Tracklist

  1. Музыка серебряных спиц (Muzyka serebryanykh spits)
  2. Капитан Африка (Kapitan Africa)
  3. Песни вычерпывающих людей (Pesni vycherpyvayushchikh lyudey)
  4. Змея (Zmeya)
  5. Вана Хойа (Vana Khoya)
  6. Рок-н-ролл мертв (Rock-n-roll mertv)
  7. Радио Шао-Линь (Radio Shao-Lin')
  8. Искусство быть смирным (Iskusstvo byt' smirnym)
  9. Тибетское танго (Tibetskoe tango)
  10. Время Луны (Vremya Luny)
  11. Мальчик Евграф (Mal'chik Evgraf)
  12. Твоей звезде (Tvoey zvezde)
  13. С утра шел снег (S utra shel sneg)
  14. Еще один упавший вниз (Eshche odin upavshiy vniz)




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