A. R. Rahman

Rangeela

1995 (Time Audio)
filmi, downtempo, dance-pop, musica classica indiana

Allah Rakha Rahman, in arte A. R. Rahman, è probabilmente il più celebre musicista nella storia della musica popolare indiana. Al momento in cui questo articolo viene pubblicato, vanta 46 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, ben sopra nomi internazionali come Madonna, Abba o Beatles. E il mercato indiano è ancora piuttosto limitato su quella piattaforma: se ci si sposta su YouTube, i suoi ascoltatori mensili salgono a 338 milioni, lasciandosi dietro anche stelle del presente come The Weeknd, Ed Sheeran e Coldplay.

La sua enorme popolarità è dovuta, come per quasi tutti i più amati musicisti indiani, al suo legame con l'industria cinematografica: Rahman è infatti un cantante, polistrumentista e produttore che lavora quasi esclusivamente come autore di colonne sonore (in India indicate col termine filmi). Dal 1992 a oggi ha composto le canzoni di circa 180 film, molti dei quali entrati nell'immaginario collettivo indiano anche grazie al suo lavoro.
In Occidente è noto soprattutto per le sue collaborazioni con Danny Boyle, che gli hanno fruttato le vittorie di Oscar, Grammy, Bafta e Golden Globe, ma i riconoscimenti più importanti che ha ricevuto sono quelli sul mercato indiano, che in quanto non sporadiche, restituiscono la vera statura della sua considerazione: è infatti il detentore dei record di vittorie sia ai National Film Awards, sia ai Filmfare Awards, le due premiazioni annuali più importanti della nazione. 

Rahman è figlio d'arte: suo padre, R. K. Shekhar, è stato un importante compositore per il cinema in malayalam. Nonostante la lingua sia parlata quasi solo nello stato del Kerala (Sud-Ovest dell'India), sin dalla prima metà del Novecento molti musicisti legati alla sua industria cinematografica si spostarono a Chennai, nel vicino stato di Tamil Nadu, dove trovavano accesso a mezzi e studi di registrazione di migliore qualità. Fu così che Rahman nacque nella suddetta città nel 1967, da subito immerso nel mondo della musica: iniziò a suonare il pianoforte da bambino e presto si rivelò abile anche con armonium e tastiere elettroniche.
Quando Shekhar morì nel 1976, la sua famiglia per sostenersi finanziariamente iniziò ad affittare i suoi strumenti e il suo equipaggiamento tecnico, entrando così in contatto con Ilaiyaraajaa, che si stava imponendo come il più importante compositore del Sud dell'India. Impressionato dal talento del giovanissimo Rahman, lo volle fra i suoi accompagnatori come tastierista e lo tenne al suo fianco durante tutti gli anni Ottanta

Ilaiyaraaja è un gigante della musica indiana e vanta un catalogo sterminato. Nessuno ha davvero idea di quante canzoni abbia registrato, le stime oscillano vistosamente a seconda delle fonti, rimanendo però sempre nell'ordine delle migliaia. È a tutt'oggi noto per la sua visionarietà, la capacità di affrontare e mescolare stili diversi, l'approccio curioso alla tecnologia e la severità accademica: tutte qualità che Rahman, 23 anni più giovane, ha saputo ereditare e infondere nella sensibilità della sua generazione, aggiungendovi un'apprezzata dose di umanità (Rahman è considerato da tutti i suoi colleghi una persona umile e gentile, laddove Ilaiyaraaja incute timore in molti a causa del suo carattere problematico).
Durante quel periodo di formazione Rahman diventa richiestissimo: accompagna anche altri grandi nomi delle varie industrie del cinema indiano, suonando poi anche con esponenti dell'ambiente accademico, dalla musica classica indostana a quella carnatica, passando per il qawwali, la musica sacra dei sufi Cishtiyya.

Rahman inizia la carriera in proprio nel 1992, quando il regista Mani Ratnam gli chiede di lavorare per "Roja", che diverrà un classico del cinema in lingua tamil: la colonna sonora, uscita su musicassetta, venderà tre milioni di copie, cifra record per un compositore debuttante nell'industria di Chennai. 
Da lì in avanti la strada che porterà Rahman in vetta è spianata. Il passo più importante lo compie però nel 1995, quando incide per la prima volta la colonna sonora per un film in hindi, la lingua più parlata della nazione. Questo passaggio all'industria più grande del subcontinente indiano segnerà un distacco fra la sua traiettoria e quella del suo maestro: Ilaiyaraaja ha infatti preferito rimanere fedele alle lingue del Sud dell'India, lavorando solo sporadicamente per Bollywood nel corso della sua carriera, mentre al contrario Rahman ci si butterà a capofitto. Il primo tassello di questo nuovo percorso è appunto la colonna sonora di "Rangeela".

Diretto da Ram Gopal Varma, considerato uno dei migliori registi locali degli anni Novanta, il film è una brillante commedia romantica e viene esaltato dalle musiche di Rahman, il cui respiro si abbina perfettamente al dispiego di forze della produzione, fra scelte registiche virtuose, scenografie appariscenti, fotografia sgargiante, coreografie complesse e frenetici momenti da videoclip. Rahman registra per l'occasione otto canzoni, che vengono tutte impiegate per la pellicola. 
Non è facile decidere quale sia la scaletta ufficiale di "Rangeela": la musicassetta e il cd usciti all'epoca vantano un ordine diverso da quello dell'apparizione dei brani nel film, la versione sui servizi di streaming ha ancora un'altra disposizione e così quella del video ufficiale dell'album su YouTube.

"Rangeela" è considerato uno dei migliori lavori di Rahman, per le sue ardite sperimentazioni in fase di composizione, arrangiamento e mescolanza stilistica. 
Solo concentrandosi sulla sezione ritmica, si individuano battiti di drum machine intrecciati a linee di basso slappato ("Rangeela Re"), percussioni indiane ("Hai Rama", "Kya Kare Kya Na Kare" e "Yaaron Sun Lo Zara"), percussioni da orchestra classica occidentale ("Pyaar Ye Jaane Kaisa"), programmazioni tipiche dell'elettronica downtempo dell'epoca ("Tanha Tanha Yahan Pe Jeena"), nonché mescolanze di stili apparentemente inconciliabili come le fratture ritmiche della jungle e i battiti rigidi del new jack swing ("Mangta Hai Kya").
Gli arrangiamenti dominati dall'elettronica rendono molto difficile capire quali strumenti siano reali e quali sintetizzati o campionati, e la mancanza di qualsiasi tipo di documentazione al riguardo, elemento tipico di tutta l'industria musicale indiana, non aiuta certo a districarsi al riguardo.
Alcuni brani hanno strutture lineari, mentre altri sono ambiziosi e si permettono divagazioni orchestrali ("Hai Rama", "Yaaron Sun Lo Zara") e progressioni libere in cui succede di tutto ("Mangta Hai Kya", con i suoi paesaggi elettronici che fluiscono uno nell'altro, traversati da tastiere a tappeto, sbalzi di volume, virtuosismi vocali e cori campionati).

L'equilibrio fra Occidente e India pervade ogni momento: all'orecchiabilità radiofonica delle melodie è contrapposto un utilizzo libero e istintivo della musica locale, talvolta mirato a sovvertirne le regole. Lo stesso Rahman anni dopo avrebbe fatto notare la presenza del raga bhairavi all'inizio di "Tanha Tanha Yahan Pe Jeena", solitamente utilizzato verso il termine delle composizioni, secondo una consuetudine che l'autore all'epoca ignorava.
I testi, firmati da Mehboob Kotwal, non sono altrettanto spericolati, ma sono perfettamente funzionali al film, la cui trama – a dispetto dell'ambiziosa realizzazione tecnica – è piuttosto semplice. Mehboob era ancora giovane all'epoca, ma in seguito è divenuto un autore molto richiesto.

La ciliegina sulla torta è infine data dagli interpreti: Asha Bhosle canta in due brani, così come Udit Narayan, K. S. Chithra compare in "Yaaron Sun Lo Zara", mentre Hariharan e Swarnalatha duettano in "Hai Rama", il più grande successo in scaletta. Appartengono tutti alla categoria dei cantanti doppiatori (in India noti col termine inglese playback singers), quelli che prestano la propria voce agli attori dei film senza mai comparire nelle pellicole, ma che poi diventano noti a loro volta grazie alle apparizioni televisive, ai concerti e ai passaggi radiofonici, dove viene restituita loro la piena paternità delle interpretazioni. Quelli appena nominati sono fra le più grandi stelle della musica indiana e ognuno di loro vanta carriere lunghissime e di costante successo: impossibile presentarli in questo contesto perché richiederebbero un articolo a testa.
In un parterre tanto impressionante, il giovane Rahman si ritaglia un piccolo spazio, cantando "Mangta Hai Kya": in seguito avrebbe acquisito più confidenza nei propri mezzi di interprete, arrivando a interpretare alcune colonne sonore quasi per intero.

"Rangeela" risulterà il quinto film dell'anno per incassi sul mercato locale, mentre la colonna sonora venderà 3 milioni e 200mila copie, piazzandosi al terzo posto. Rahman riuscirà a ottenere risultati ancora più imponenti in seguito, ma ciò nulla toglie alla centralità di quest'opera nel suo percorso. 
Non c'è unanimità su quale sia il suo lavoro migliore, perché con 180 titoli a suo nome, sarebbe impossibile concentrare tutti i consensi su uno solo, ma per certo "Rangeela" compare in ogni articolo che pretenda di spiegare come addentrarsi nella sua mastodontica carriera. Inoltre, il suo approccio spericolato ha influenzato molti fra i successivi musicisti più importanti del cinema indiano, basti ascoltare l'operato di Amit Trivedi, Pritam, Shankar–Ehsaan–Loy o Vishal–Shekhar per constatarlo.

07/12/2025

Tracklist

Scaletta del cd originale (non corrisponde con l'ordine d'apparizione nel film e con l'ordine dei brani nei servizi di streaming):
  1. Rangeela Re (voci: Asha Bhosle & Aditya Narayan)
  2. Hai Rama (voci: Hariharan & Swarnalatha)
  3. Kya Kare Kya Na Kare (voce: Udit Narayan)
  4. Pyaar Ye Jaane Kaisa (voci: Kavita Krishnamurthy & Suresh Wadkar)
  5. Tanha Tanha Yahan Pe Jeena (voce: Asha Bhosle)
  6. Yaaro Sun Lo Zara (voci: Udit Narayan & K. S. Chitra)
  7. Mangta Hai Kya (voci: A. R. Rahman & Shwetha Shetty)
  8. Spirit Of Rangeela (strumentale)


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