Biglietto per l'inferno

Biglietto per l'inferno

1974 (Trident)
progressive-rock

Cosa dici fratello, tu hai ammazzato
Nel quinto ricorda ti è stato proibito
Non posso salvarti dal fuoco eterno
Hai solo un biglietto per l'inferno
Ascoltami frate e dimmi se questo
Lo chiami peccato o un nobile gesto
Ho preso dei soldi a un ricco signore
Per dar da mangiare a un uomo che muore
("Confessione")

Una storia bizzarra, piena di sfaccettature piuttosto singolari, quella del Biglietto per l'inferno, band originaria di Lecco e depositaria di una delle gemme oggettivamente più riuscite e influenti dell'intero panorama pop progressivo italiano, che quest'anno compie esattamente cinquant'anni e all'epoca non ricevette il meritato sostegno, anche a causa di una campagna di promozione pressoché nulla.
Solo negli anni 90, grazie all'ondata che riportò grande interesse verso il movimento prog e successivamente grazie all'espansione di Internet, il Biglietto ottenne costanti e crescenti riconoscimenti in tutto il mondo. Negli anni, figure come Steven Wilson e Mikael Åkerfeldt degli Opeth, tra i tanti, hanno espresso ufficialmente la particolare devozione per l'opera del Biglietto, addirittura ergendola a musa ispiratrice.

Nato nel 1972 dalla fusione di due band locali (Gee e Mako Sharks), il Biglietto per l'Inferno si stabilizza in una formazione corposa che comprende il frontman, flautista e flicornista Claudio Canali, il bassista Fausto Branchini, il tastierista Giuseppe Banfi, detto "Baffo", il secondo tastierista Giuseppe "Pilly" Cossa, il batterista Mauro Gnecchi e il chitarrista Marco Mainetti.
Dopo un paio d'anni misti tra peripezie e consolidamento artistico, la band giunge nel 1974 alla pubblicazione dell'omonimo album.
All'epoca, non esistevano sale prove, ci si arrangiava. Per la stesura, il sestetto lombardo era solito ritrovarsi all'oratorio di Pescarenico o in locali di risulta nei pressi di Olate. Successivamente, prese possesso di una cascina a Primaluna, in Valsassina, un edificio perso nel nulla, addirittura privo di corrente elettrica diretta.
Claudio Canali aveva già in mano un paio di testi ("Confessione" e "Il nevare"), depositati in Siae a nome Osvaldo Trimboli e Giancarlo Cappellini (il loro impresario) per problemi d'iscrizione: troppo poco per poter completare un vero e proprio progetto.

L'innesco si accese nel corso del Festival Be-In di Napoli, manifestazione organizzata in una pista di go-kart al Vomero nell'estate del 1973 dai colleghi Osanna, kermesse nella quale il Biglietto presentò un trittico formato da "Ansia", "Confessione" e "Il nevare". Un'esibizione che colpì immediatamente pubblico, critica e addetti ai lavori, che rimasero sbalorditi per l'originalità e l'espressività del gruppo, nonché per la presenza scenica e l'estensione vocale di Claudio Canali. Tra gli osservatori dell'evento era presente il manager Maurizio Salvadori, abile agente che aveva avuto il merito, in quegli anni, di portare in Italia i tour di giganti quali Van Der Graaf Generator, King Crimson, Traffic, Genesis e che aveva da poco lanciato la sua etichetta, la Trident, per la quale la band giunse alla pubblicazione dell'esordio full length nel marzo del 1974.
Registrato in circa dieci giorni su un Telefunken a otto piste presso gli studi Regson di Milano, sfruttando una licenza dal servizio militare di Claudio Canali, il disco risente della scarsa tecnologia messa a disposizione. Fortunatamente, ciò non ha minato le ricche dinamiche strumentali, che oscillano con estrema disinvoltura e sorprendente estro tra parti melodiche, classicheggianti, sperimentali e passaggi palesemente hard rock, tanto da affiancare la proposta del Biglietto per l'inferno a quella di capostipiti quali Atomic Rooster, High Tide, Rush e Uriah Heep.

Le liriche potenti, lucide, dissacranti e introspettive realizzate da Canali possedevano un forte impatto emotivo, steso su una metrica piuttosto lineare, ma ciò che le contraddistingueva in maggior misura era quel costante richiamo a riflessioni personali, a sentimenti contrastanti e dolori umani, come le frequenti menzioni della religione, spesso in netto contrasto tra la sua privata visione e quella consigliata dalla dottrina ecclesiastica. Canali (spentosi nel 2018) era un uomo insicuro, che nascondeva le proprie incertezze e le proprie inquietudini in testi di forte impatto e in esibizioni live prorompenti. Il paradosso era dietro l'angolo e si sarebbe manifestato molti anni dopo. Proprio lui che sembrava annientare quel forte influsso proveniente dalla Chiesa, finì poi per diventare frate ed eremita nel 1990, ritirandosi in un convento in Toscana. Ma questa è un'altra storia.
Tornando a fuoco sui contenuti che arricchiscono quest'album di debutto, non si può evitare una specifica menzione per l'immagine di copertina. Una figura stilizzata di Canali intento a spaccare in due l'asta del microfono, che il noto fotografo e regista piemontese Cesare Montalbetti aka Caesar Monti elaborò fino a farla diventare non solo una copertina di un disco, ma un'icona di quel periodo.

L'approccio musicale del Biglietto per l'inferno tocca tutte le tipiche sfaccettature del progressive rock anni 70. La tendenza a stringere su fasi possenti, dove la chitarra di Mainetti prende il sopravvento insieme alle doppie tastiere comandate da "Baffo" Banfi e "Pilly" Cossa, ha sempre catturato le attenzioni maggiori, sia per la trascinante verve generata, che dal vivo trovava l'habitat perfetto, sia per l'ideale armonia escogitata in queste vigorose strutture: interludi, sviluppi ritmici, assoli sono la fase propulsiva del modus operandi del Biglietto.
Non mancano, ovviamente, aggiuntivi spunti di elevato interesse, come l'utilizzo del flauto e del flicorno tenore di Canali, sempre inseriti per colorare ulteriormente i poderosi arrangiamenti, nonché la base ritmica basso/batteria, che, a differenza di quanto accaduto in numerosi casi analoghi, coadiuva con estrema personalità il resto del proscenio, talvolta ergendosi ad assoluta protagonista.
I testi scritti da Canali, come accennato, possedevano un'origine piuttosto naturale e autobiografica. Traevano spunto dalle radici cristiane della sua famiglia, dalla frequentazione di scuole in seminario, dal rapporto conflittuale con il padre. Tutte queste situazioni personali erano molto attuali all'epoca e trovavano un buon riscontro con le dinamiche di un periodo storico dove la contestazione a una società reputata piuttosto ipocrita, il consumismo, il materialismo erano tematiche all'ordine del giorno.

L'opener "Ansia" apre i battenti con un lungo strumentale guidato da tastiere, che vira e cresce gradualmente. La parte cantata da Canali arriva dopo tre minuti dall'inizio, e sono subito chiari i legami ai problemi esistenziali e all'immancabile riferimento religioso:

E la mia vita triste e infame
Passata a uccidere e rubare
Ritorna ogni notte col terrore
Di non trovare chi mi possa salvare

La palla passa subito al brano clou in scaletta. "Confessione" è un manifesto programmatico su come possa essere strutturato un pezzo da collocare nel filone pop-progressivo. Un testo geniale, un dialogo in prima persona tra un frate e un peccatore, che durante lo svolgimento del sacramento riconosce i propri peccati e cerca di ottenere l'assoluzione. Ciò non avviene. Il frate avvisa che per lui non è prevista salvezza e il fuoco eterno sarà la sua punizione definitiva. In realtà, il senso intrinseco che scaturisce da quelle frasi è quasi un invito, ironico, polemico, a visitare gli "inferni" di questo mondo, luoghi dove il sole non splende, luoghi che al tempo (e non solo) potevano essere rappresentati dalle miniere, dalle carceri, ovvero dalle esistenze degli emarginati.
Le musiche, costruite su un'idea ritmica di Marco Mainetti, sono tensive, corrosive, e lungo i sei minuti e mezzo del brano vivono un exploit davvero sontuoso. Ogni componente gioca un ruolo fondamentale per mantenere alto il livello qualitativo. Il flauto di Canali veleggia sovrano sulle chitarre di Mainetti, che si muovono dal canale destro a quello sinistro e sono sempre tallonate dai cangianti suoni di tastiere. Uno degli episodi più avvincenti dell'intero panorama progressivo italiano.

Non è da meno la successiva "Una strana regina", un passaggio che prende oscura quota tra pianoforte, mellotron e tastiere, all'interno del quale la voce di Canali sembra intonare una preghiera laica, invitando a volare, amare, sognare, liberandosi dall'ipocrisia che attanaglia la società:

Sulla terra regna una regina strana
Abita in castelli formati d'ogni via
Cambia abito ogni sera
E si chiama ipocrisia

Anche in questo caso il coacervo sonoro, dopo il cupo e intrigante avvio, vive la sua massima espansione sul rapporto flauto/chitarra che guida all'inusuale finale, piuttosto baldanzoso e solare, quasi folk, sicuramente inaspettato, ma che aggiunge un altro ingrediente alla pantagruelica portata.
"Il nevare", insieme alla già citata "Confessione", rappresenta uno dei picchi assoluti del lavoro prodotto dal Biglietto per l'inferno. Un continuo saliscendi armonico, che nelle fasi più lievi crea sagace attesa, drammaticamente spezzata da fulminee svisate elettriche, che sembrano prevedere, invano, qualche effimera tregua. Canali sbroglia questa situazione da par suo, attraverso una sorta di contemplazione estatica della natura e dei suoi misteri:

Bianche nuvole nel cielo azzurro opaco
Dall’alto guardano i campi con l’aratro
Non è un dispetto, no, il non bagnar la terra
Ma forse anche in cielo c’è una piccola guerra

La chiusura dell'album è con il chiavistello e cesella come meglio non si potrebbe un lavoro mirabile, complesso e attraente allo stesso tempo.
"L'amico suicida" è l'ennesima fotografia personale, che Canali scatta traendo spunto da un episodio realmente accadutogli durante il servizio militare (per lui esperienza dolorosa), quando un commilitone altoatesino si impiccò nel bagno degli ufficiali con del filo elettrico. Il testo, però, fa anche riferimento alla storia di una ragazza che frequentava al tempo, il cui marito tossicodipendente si era tragicamente suicidato. Lei scrisse una poesia in merito e le sue parole diedero a Claudio qualche incentivo d'ispirazione. Una specie di parabola sul Bene e il Male, una lezione di teologia ardita, ma spontanea:

Attorno al tuo corpo c’è un alone di morte
Ti guardo il viso scarno, tu sorridi, sei forte
Il tuo viso cereo e gli impulsi lenti
Le tue labbra scure mi fanno stridere i denti

Questo brano rappresenta un unicum nel panorama musicale italiano dell'epoca, per la crudezza e la vivida immagine raffigurata da un testo a dir poco glaciale. Le musiche, dapprima funeree, poi sempre più incisive, come da protocollo, ondeggiano per il quarto d'ora scarso di durata producendo continuamente vicendevoli momenti di affanno, sobrietà, interrogazione, angoscia, riflessione e aitante impetuosità.

"Biglietto per l'inferno" rientra a pieno titolo tra i capolavori del prog-rock italiano, forse (l'avverbio è quantomai doveroso) appena inferiore ad alcuni lavori sfornati da Pfm, Area, Banco del Mutuo Soccorso, Orme e Osanna, ma questo è un discorso che meriterebbe un dibattito approfondito e specifico. Un'emozione che dura ancora oggi all'ascolto di questi cinque brani creati da sei amici (e poi artisti d'invidiabile caratura) uniti da una viscerale passione per la musica, che è sempre passata oltre ogni difficoltà. La felicità che li pervadeva alla ricezione di un ingaggio, che gli potesse permettere di partire e andare a suonare da qualche parte con il loro furgone traballante, è una peculiarità che sgorga ancora oggi tra i solchi di questa vera e propria pietra miliare della musica nostrana.

12/05/2024

Tracklist

  1. Ansia
  2. Confessione
  3. Una Strana Regina
  4. Il Nevare
  5. L'Amico Suicida

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