Bo°wy

Just A Hero

1986 (Eastworld)
new wave

I Boøwy sono stati una delle due rock band più iconiche degli anni Ottanta giapponesi, pareggiati soltanto dagli Anzen Chitai per successo di pubblico, considerazione critica e influenza sugli altri musicisti. 
Durante la gavetta, il gruppo, all’epoca un sestetto, era noto come 暴威 (traslitterazione: Boui), ossia “Tirannia”, intestazione che venne però modificata durante le sessioni di registrazione del primo album, in modo da esplicitare il riferimento a David Bowie sfruttando la somiglianza fonetica dei due nomi.
Bowie era la loro pietra di paragone, ammirato per le sue ben note caratteristiche: esplorazione e innovazione di più generi musicali, sperimentazioni con la componente visiva, atteggiamento dissacrante nel relazionarsi ai media e capacità di mantenere l’interesse del pubblico nonostante i drastici cambi stilistici del materiale proposto.
Il punto di riferimento a livello locale furono invece gli Rc Succession, band guidata da Kiyoshiro Imawano e attiva durante gli anni Settanta/Ottanta, che attraversò folk rock, blues e punk, con un atteggiamento iconoclasta che affascinò una buona fetta del sottobosco culturale nipponico di quell’epoca.

Dopo la pubblicazione di “Moral” (Invitation, 1982), l’album di debutto, i Boøwy si ridussero a quartetto, rinunciando a sassofono e seconda chitarra, stabilizzandosi in quella che sarebbe rimasta la loro formazione storica: Kyosuke Himuro (voce), Tomoyasu Hotei (chitarra e cori), Tsunematsu Matsui (basso) e Makoto Takahashi (batteria). L’ascesa non fu semplice: agli inizi la band si sostentava grazie ai lavori part-time dei vari membri come venditori e camerieri, con Himuro e Hotei che venivano spesso licenziati a causa delle continue intemperanze. I due provenivano entrambi da Takasaki, città di media grandezza nel cuore del Giappone, dove avevano la reputazione di giovani delinquenti, fra risse, espulsioni da scuola e via dicendo. Lo spostamento a Tokyo per tentare la carriera musicale non servì a smussarne le asperità. Fortunatamente Matsui e Takahashi si rivelarono più responsabili, sorreggendo la situazione nei momenti più ardui dal punto di vista finanziario.
Perfino una volta avviata l’attività discografica le cose non decollarono immediatamente, anche perché la band tentò di slacciarsi dalle agenzie di promozione collegate alle case discografiche, cosa che non venne vista di buon occhio. I primi due album vendettero poche migliaia di copie e i quattro furono costretti a suonare dal vivo di continuo per rientrare nei costi. La frenetica attività concertistica riuscì tuttavia a ingrandire il loro culto, fruttando loro un contratto per la Eastworld, parte del gruppo Emi: il terzo album, intitolato semplicemente “Boøwy” (1985), raggiunse così il numero 48 della classifica di Oricon e fu il loro primo a superare le 50mila copie vendute. Cifre da band di culto, che non lasciavano certo intravedere il fenomeno mainstream che sarebbe esploso di lì a breve, ma che comportarono finalmente un ritorno economico adeguato.

“Just A Hero”, registrato nell’autunno del 1985 e pubblicato il 1° marzo 1986, è il loro album della maturità, grazie anche al budget di un’etichetta che finalmente li supporta in pieno, consentendo loro così la realizzazione del prodotto complesso e stratificato da sempre nelle loro ambizioni: in particolar modo in quelle di Hotei, centro creativo della band nelle molteplici vesti di compositore, produttore e arrangiatore, laddove Himuro si occupa principalmente dei testi.
La loro proposta è sempre rientrata nell’alveo di new wave e post-punk, ma se il suono degli esordi era scheletrico, quello di “Just A Hero” è rigoglioso e denso di particolari.
La scaletta è inaugurata da “Dancing In The Pleasure Land”, la cui orecchiabilità rischia di oscurare una struttura del tutto inusuale. La strofa compare una sola volta, all’inizio del brano, guidata da un galoppo di chitarra hard rock, mentre il ritornello smorza decisamente la tensione, puntando verso il new romantic: gli fa seguito una parte in cui un coro ripete a oltranza il titolo della canzone e il cui ruolo è un ibrido fra la strofa (di cui riprende la chitarra e il tono aggressivo) e il ritornello, a cui sembra fare da coda come una sorta di eco. Un intermezzo con un breve assolo di chitarra porta di nuovo al ritornello e alla sua coda, che si ripete fino alla dissolvenza finale.

“Rouge Of Gray” è un funk rock tecnologico che, dopo un’introduzione aggressiva guidata da un campionamento elettronico, si addolcisce in un suono d’atmosfera caratterizzato dalla separazione delle chitarre fra i due canali audio (da una parte una secca scansione ritmica, dall’altra delicate armonie e arpeggi dal sapore jazz), nonché dagli spigolosi giochi della batteria (degna di nota la pausa con ripartenza claudicante posta fra 1’04’’ e 1’07’’).
“Wagamama Juliet” è uno dei pochi brani del disco composti da Himuro, benché arrangiato e prodotto sempre da Hotei, e fu scelto come singolo di lancio, provocando lo scetticismo di alcuni addetti della Emi: trattandosi di una canzone d’amore dalle tonalità soffuse, non era infatti ritenuta rappresentativa dell’immagine espressa dai Boøwy fino a quel momento. Ciò non toglie che la costruzione musicale sia estremamente raffinata, con Hotei che apporta tutti gli accorgimenti necessari per evitare qualsivoglia eccesso di zuccheri: il ritmo che si mantiene costantemente sostenuto e si fa addirittura marziale a partire da 2’06’’ e poi di nuovo da 3’48’’ (avviene durante una sezione anche in questo caso difficile da definire: un secondo ritornello o un bridge?), il suono di una marimba che insiste sulle note di Fa e Do naturali, creando un effetto dissonante che gioca sul tritono (da 0’17’’), la tastiera che arpeggia sulle note che compongono l’accordo di Mi maggiore settima, creando ricercati giochi armonici con gli accordi sottostanti (da 3’04’’).  

I toni tornano arrembanti in “Justy”, con una strofa power pop che sfocia in un ritornello in cui la chitarra di Hotei produce tonalità acute che rimandano ad alcuni dei suoi colleghi preferiti, quali Steve Howe degli Yes e Bill Nelson dei Be-Bop Deluxe. A 2’06’’ trova addirittura spazio un assolo di chitarra flamenco. Un mese dopo l’uscita dell’album la canzone divenne la sigla del noto programma televisivo di varietà “Ikinari! Friday Night”. 
La title track è forse il brano più complesso del lotto: inizia come un lento d’atmosfera, guidato da un ostinato di tastiere, mentre la strofa mostra una chitarra elettrica dalla timbrica tanto pulita da sembrare un’acustica e il pre-chorus è lambito da fischi elettronici che infittiscono la trama. Il vero ritornello entra solo a 2’38’’, quando la batteria scatta in un’imprevista cavalcata, per poi rallentare di nuovo nel finale, segnato dai glissando del basso.
“1994 (Label Of Complex)” è il brano che meglio mette in mostra l’ossessione di Hotei per Bowie, con un’intro chitarristica nello stile di “Fashion”, mentre i cori che fra 0’46’’ e 0’54’’ discendono dal falsetto ai toni più bassi riprendono un espediente di “Fame”. Curiosamente, il tratto funky dell’incastro di chitarre che guida il brano, somiglia al riff portante di “Need You Tonight” degli Inxs, uscita un anno dopo.
Posta in chiusura, “Welcome To The Twilight” è un’ariosa cavalcata heartland rock guidata da arpeggi elettrici e planate di tastiere: gli orecchi abituati al rock americano potrebbero collegarla a Bruce Springsteen e Tom Petty, ma in Giappone il riferimento più diretto è probabilmente quello a Motoharu Sano, gigante della musica rock locale.

Se le basi strumentali sono interamente curate da Hotei, l’apporto di Himuro è nondimeno fondamentale: la sua voce capace di adattarsi ai toni baritonali e ai vezzi artistoidi della new wave, così come di giocare coi falsetti e sfociare nel rock più aggressivo, rimane il punto di traino mediatico della band. Importanti anche i suoi testi, che sanno creare immagini suggestive ed evocazioni mistiche trattando i temi più disparati. 
Lo struggimento sentimentale è al centro di “Wagamama Juliet”: 
Sul tuo volto macchiato di lacrime si consuma un sorriso mentre danzi nella pioggia,
non hai colto il punto, Giulietta egoista.
Se un amore in cui nascondi il tuo sorriso diventa per te un ostacolo,
finirai col venire ferita dai tuoi sogni infranti, giusto?
In pezzi come un vetro addolorato.
“1994 (Label Of Complex)” è invece un quadro fantascientifico che tratta temi sociali tramite la lente della distopia (il titolo è non a caso spostato in avanti di dieci anni rispetto al classico di George Orwell):
La mia vita è una metropoli negativa,
esausta e nostalgica,
la coda sussurra,
adolescenti ballano al ritmo del giornalismo.
Un sogno che vale 4 punti,
una democrazia risibile,
il mormorio del fixer è una notte blues,
capitali fatti solo di materia,
una vera democrazia,
il sorriso del proletariato,
un angelus in una battuta. Oh, 1994…
“Welcome To The Twilight” è invece un’ode alla fuga, da sé stessi o da situazioni passate che si sono rivelate tossiche:
Stasera il promemoria sul tavolo oscilla debolmente nella luce soffusa [che viene] dall'esterno,
l’ho lasciato nell’angolo di una stanza che sembra piccola,
non ho intenzione di dare la colpa alle menzogne accumulate una sull'altra,
da tanto tempo sognavo una città come questa, tinta di grigio.
Benvenuti nel crepuscolo, la folla ci passa accanto,
un crepuscolo agghiacciante, un momento in cui mi sento annegare in solitudine.
“Just A Hero” è l’album che rivela i Boøwy al grande pubblico: raggiunge il numero 5 di Oricon e vende 178mila copie durante la sua permanenza in classifica. Non sarà che l’inizio di una scalata trionfale, che a partire dall’anno successivo li vedrà raggiungere ripetutamente il numero 1, con dischi di inediti, live e raccolte costantemente sopra al mezzo milione di copie.
Lo scioglimento arriverà all’apice del successo, nella primavera del 1988, lasciando i fan sotto shock, ma sia Himuro, sia Hotei avvieranno all’istante le rispettive carriere in proprio (il secondo farà parte anche di un’altra band di grande rilievo, i Complex, fra il 1988 e il 1991), ottenendo entrambi una lunga serie di successi e tenendo vivo il mito dei Boøwy nei decenni a venire. 

Il gruppo è oggi generalmente ritenuto responsabile del proliferare di rock band che ha interessato il Giappone in seguito alla sua esplosione mediatica, nonché dell’interesse delle major discografiche nei loro confronti. Nonostante non ci sia una prova reale di questo rapporto di causa-effetto, il fatto che fra gli appassionati di musica locale si sia affermata questa convinzione è già di per sé sintomo di quanto i Boøwy abbiano segnato la propria epoca.
Lo stesso movimento visual kei, uno dei più tipici che hanno interessato la musica rock giapponese fra il termine degli anni Ottanta e l’alba del nuovo millennio, può essere ritenuto una loro filiazione: nonostante in diretta la band non vi venne ricollegata, in retrospettiva il loro sposalizio di new wave e rock muscolare, abbinato a un look con vestiti eleganti e capigliature appariscenti, può essere considerato un’anticipazione delle proposte di X Japan e Buck-Tick.
Nel 2011 Hotei è stavo votato dagli utenti del motore di ricerca Goo come il secondo miglior chitarrista giapponese di sempre, superato soltanto da Matsumoto Takahiro dei B’z. Nel 2012 un sondaggio tenuto su Recochoku.jp, uno dei più importanti portali dedicati alla musica locale, ha indicato i Boøwy come la band che più di ogni altra i giapponesi vorrebbero vedere riunita.

07/04/2024

Tracklist

  1. Dancing In The Pleasure Land
  2. Rouge Of Gray
  3. わがままジュリエット / Wagamama Juliet
  4. Plastic Ocean
  5. Justy
  6. Just A Hero
  7. 1994 (Label Of Complex)
  8. ミス・ミステリー・レディ (ヴィジュアル・ヴィジョン) / Miss Mystery Lady (Visual Vision)
  9. Blue Vacation
  10. Like A Child
  11. Welcome To The Twilight




Bo°wy sul web