Clan of Xymox

Medusa

1986 (4AD)
darkwave, gothic-rock, synth-pop

I Clan of Xymox sono una delle più importanti formazioni dark europee. In particolare, essi attingono da due dei generi più caratterizzanti degli anni 80, il goth-rock e il synth-pop, sviluppandoli in una personale forma musicale che coniuga drammaticità e accessibilità, malinconia e persino ritmo danzabile.
Tutto ciò ha il suo culmine nel loro album della maturità, l'intrigante "Medusa" del 1986, che è anche il loro lavoro più influente e di successo, in virtù delle sue canzoni emozionanti e dell'equilibrio tra le sue componenti. Il suo approccio ha fatto scuola per le atmosfere, tristi e decadenti, ma con velature oniriche che lasciano uno spiraglio di luce nell'oscurità. Il disco ha influenzato molto l'evoluzione della frangia più elettronica del settore, in particolare quei generi che certa stampa e critica avrebbero chiamato "coldwave" ed "electro-goth". 

L'importanza dei Clan of Xymox per la scena dark è anche geografica, trattandosi di una delle principali formazioni esterne al fondamentale polo britannico, in grado quindi di ricordarci l'esistenza di un nutrito mondo musicale non sempre noto al pubblico generale. Il periodo tra gli anni 70 e 80 fu infatti molto fertile per il movimento: l'enorme e variegata corrente del post-punk diede vita a numerosi filoni, tra cui in particolare la darkwave e il goth-rock, a loro volta ramificatisi con le loro sfaccettature e contaminazioni. Generi che vengono comunemente associati da pubblico e stampa soprattutto al Regno Unito e in particolare all'Inghilterra, con capisaldi storici come Cure, Joy Division, Siouxsie and the Banshees, Sisters of Mercy e tanti altri, ciascuno con le proprie peculiarità stilistiche e tematiche.
Sarebbe però un errore considerare solo il ruolo avuto dal Regno Unito nella crescita di questa scena tralasciando gli sviluppi avvenuti al di quà della Manica (o al di là dell'Atlantico). Sono anche qui tanti i nomi che nel corso del decennio 80 hanno contribuito in Europa e non solo a tenere alta la bandiera di questo universo sonoro. Per citare i più noti, spaziando su proposte anche diverse tra loro ma unite da radici comuni, possiamo citare i francesi Clair Obscur e Asylum Party, i polacchi Siekiera e Closterkeller, i tedeschi Xmal Deutschland e Deine Lakaien, gli jugoslavi Mizar e Padot Na Vizantija, gli italiani Diaframma e Neon, gli spagnoli Héroes del Silencio, gli ispano-svedesi Dècima Victima, o per l'appunto gli olandesi Clan of Xymox. E da loro si sarebbero dipanati ulteriori epigoni negli anni successivi.

La stampa di settore avrebbe poi impiegato l'etichetta coldwave per circoscrivere la scena continentale, soprattutto in Francia, Belgio e Paesi Bassi, con le loro peculiarità stilistiche e talvolta anche linguistiche. Forse è per questo che certi gruppi non vengono citati più spesso quando si parla di post-punk, goth-rock e darkwave. Per chi scrive, la coldwave è del tutto sovrapponibile a questi generi e ne è sostanzialmente un sinonimo, soprattutto dell'ultimo termine che è già di per sé ampio e in grado di comprendere gruppi dalle svariate sfaccettature.
In questo contesto si inserisce la formazione dei Paesi Bassi, che nasce a Nijmegen nel 1981, quando due studenti di sociologia, Ronny Moorings e Anka Wolbert, stringono amicizia attirati dagli interessi musicali comuni e dall'essere polistrumentisti autodidatti, spaziando tra tastiere, basso, chitarra e canto. Sono personalità eclettiche che si rinforzano l'un l'altra.
I due, tra numerose difficoltà, suonano in concerto da soli per alcuni anni, alternando l'uso degli strumenti sul palco, finché nel 1984 non incidono un primo Ep, "Subsequent Pleasures". In maniera fortuita riescono a consegnarlo di persona a Brendan Perry dei Dead Can Dance, che ne rimane colpito e li invita a supportarli nel loro tour, per poi farsi scritturare dalla celebre 4AD che pubblica l'anno successivo il loro esordio omonimo. Nel frattempo al duo si erano aggiunti anche Pieter Nooten e Frank Weyzig. Il gruppo olandese ormai ha rotto il ghiaccio e viene invitato nientemeno che da John Peel a esibirsi nelle sue celebri sessioni radiofoniche per la Bbc. Per l'occasione, il celebre conduttore sfodera il termine "darkwave" per descrivere la loro musica, e talvolta l'occasione viene descritta anche come il primo utilizzo del termine, che in realtà circolava già da qualche anno. Si tratta comunque di un momento significativo, che porta gli olandesi all'attenzione di un pubblico più vasto.

"Medusa" arriva non molto tempo dopo: è ormai il 1986 e i Clan of Xymox hanno ormai un'identità ben precisa e definita. Prodotto sotto l'egida di John Fryer, già responsabile del suono di numerosi gruppi affini e membro del progetto This Mortal Coil, l'album gioca sui contrasti e suona gelido e avvolgente allo stesso tempo. Il talento del gruppo sta nell'amalgamare queste due componenti sonore con coerenza e spontaneità.
Se si dovessero citare i principali riferimenti degli olandesi, i primi titoli che verrebbero in mente sono "Black Celebration" dei Depeche Mode, "Power, Corruption & Lies" dei New Order, "Low" di David Bowie, "First, Last & Always" dei Sisters of Mercy per il lato più elettronico (tastiera e drum machine) e "Seventeen Seconds" dei Cure e "Closer" dei Joy Division per quello più rock/gotico. Ma anche "Spleen and Ideal" dei Dead Can Dance (principalmente per le sequenze più atmosferiche) e "Night Time" dei Killing Joke (per gli aspetti più meccanici), usciti l'anno prima. Il gruppo olandese riesce ad amalgamare e superare tutte queste influenze, realizzando un ideale crocevia di fraseggi tetri e arrangiamenti spiccatamente fruibili, quasi ballabili - per lo meno nel contesto dark.

L'iniziale "Theme I" è un prologo strumentale, costruito sull'arpeggio spettrale di chitarra e sui riverberi da notte al chiaro di Luna. L'assenza di voce genera una sensazione di solitudine, riempita solo dai fraseggi di chitarra. L'uso del delay è a sorpresa ispirato anche dagli U2: Moorings, infatti, ha dichiarato di adorare la chitarra di The Edge in "Boy".
La voce arriva nella successiva title track. Il canto angosciato è appannaggio in quest'album principalmente di Moorings, che ha una voce monotona e baritona a metà strada tra Ian Curtis e David Bowie per timbro. La parte da leone la fanno le atmosfere costruite dal connubio di chitarre lisergiche e tastiere eteree, scandite dal battito della drum machine. Si tratta di una canzone dolceamara, in cui la malinconia cresce senza oppressione. Il testo sembra alludere a un amore non corrisposto, allegoricamente identificato con la gorgone della mitologia che incanta e pietrifica chi la osserva. Moorings la invoca, chiedendole di "mesmerizzarlo" con i suoi occhi, ma si rende conto che la sua è una tragica illusione e sta rincorrendo qualcosa che lo tormenta.

I found the lies in your words
And now
I'm glorifying my tragic destiny
Dreams can be hard and mean
I still wonder if you're aware of this
Dreams can be hard and mean
Life is a tormented dream now

Nonostante sia poliglotta e abbia la possibilità di cantare anche in francese, lingua che apprezza molto a livello culturale e artistico, Moorings decide di usare solo l'inglese. Una scelta tutto sommato ovvia, per risultare accessibili a un pubblico più ampio possibile, ma dovuta anche alla sua particolare predilezione per la sottocultura goth britannica, intuibile anche dal suo look alla Robert Smith

"Michelle" punta di più sul ritmo, con i suoi bassi intermittenti accompagnati dalla chitarra acustica. Gli effetti elettronici sono stranianti e spaziano tra toni esotici e altri più industriali; splendide le parti di chitarra che si avvicinano a quanto stavano già facendo in quel periodo gli scozzesi Cocteau Twins con i loro effetti eterei. Il testo nuovamente fa accenno a un amore impossibile con Moorings che biasima la Michelle del titolo, interessata solo alla fama e destinata pertanto a causare le sofferenze del protagonista.
La seconda strumentale è "Theme II", tutta incentrata su poche note ripetute di tastiera che risultano sorprendentemente orecchiabili, mentre gli effetti campionati di sottofondo generano un contrasto orrorifico. C'è un certo retrogusto di abbandono, come se ci si allungasse per osservare il cielo, o un soffitto, travolti dalla solitudine. La musica dei Clan of Xymox è dinamica ma offre risvolti contemplativi.
"Louise" sembra persino speranzosa e quasi solare, con i suoi bassi pulsanti e i suoi strati di tastiera, ma rapidamente la malinconia riemerge in un'altra canzone d'amore malsano e non corrisposto. Moorings interpreta lo sconforto più totale di chi anela solo a dimenticare una persona che l'ossessiona:

Now I do the strangest things
I think such lonely thoughts
Forgetting all
Just forgetting you
Louise
Anything at all
Not to think of you
Anything at all
Don't deny it is not true
Louise

"Lorretine" è la terza strumentale e ricorda Vangelis, con i suoi tocchi riverberati di tastiera elettronica stagliati sui soundscape e sulle pennellate di strings, con un pizzico di Joy Division nel basso. In effetti, a un certo punto il duetto tastiera/basso sembra ricordare "The Eternal", ma senza il sentimento funereo di desolazione, sostituito invece da un'evocatività nostalgica.
"Agonised By Love" è invece un tributo sommesso ai Cure, che anticipa qualche suono di "Disintegration" (1989) nei momenti più melodiosi e dolci. Il tema della sofferenza per amore ricorre ancora, e spinge qui Moorings a interrogarsi sulla vacuità della vita: quando le sonorità più accese lasciano spazio ai momenti più tetri, la transizione assume i connotati di un ineluttabile declino.

"Masquerade" è la prima canzone scritta da Anka Wolbert da sola, e anche l'unica in cui c'è spazio per la sua voce, bassa e delicata. Anka programma ogni nota con l'ausilio del suo computer Atari ST (per l'epoca uno degli ultimi ritrovati della tecnologia). Il risultato è magnifico: un pezzo malinconico e onirico al tempo stesso, che rappresenta con eleganza il tema del distacco tra le persone e delle immagini che comunichiamo di noi, spesso mendaci e vuote.

These narrowed eyes I don't know
Nothing is there behind
The mask you wear
Now it feels so unreal
Cold as ice
This face I see

Wolbert rappresenta la componente più eclettica del gruppo, con il suo background musicale vasto, che spazia dai Beatles a Bruce Springsteen passando per Patti Smith, i Camel, David Bowie, Fletwood Mac, Nina Hagen, Siouxsie Sioux, Arvo Part e i Talk Talk. L'identità "goth" le sta stretta e mira a espandere il suono dei Clan of Xymox, sperimentando il più possibile, anche attraverso l'uso della tecnologia. Tuttavia, risulta un po' messa in disparte dalla personalità dominante di Moorings, così come Nooten.
Nelle interviste Wolbert racconta che il gruppo è sempre stato uno sforzo collettivo e come tale firmava ogni canzone, che tutti componevano i loro pezzi personali e poi davano il loro contributo a quello che proponevano gli altri, ma che questo accadeva più spesso con loro rispetto al materiale di Moorings che non il contrario. Nei suoi ricordi l'artista olandese, geloso delle sue idee e timoroso di essere scavalcato, ha sempre manifestato un approccio egemone, trattando i suoi soci artistici più come collaboratori. Wolbert, negli anni successivi, si sarebbe tolta qualche sassolino dalle scarpe parlando di come per lei Moorings addirittura sabotasse i suoi sforzi pur di controllare i Clan of Xymox e renderli di fatto una sua creatura personale. Pieter Nooten si rivelerà più insofferente dei rapporti interni al gruppo, che si deterioreranno nei successivi tour, per lui troppo pesanti. Moorings, dal canto suo, affermerà che invece è sempre stato l'autore principale della musica del gruppo, arrivando a sostenere che era l'unico a credere nel materiale composto per "Medusa" e che del successivo terzo album se ne è occupato in modo indipendente perché gli altri erano "in vacanza", o concentrati sui loro progetti paralleli. 

Ma nonostante le prime avvisaglie di qualche attrito interno, tra i solchi di "Medusa" tutto fila liscio, senza punti deboli. Nooten sale alla ribalta alla voce in "After The Call", brano dai tratti epici e sublimi, che tenta una sorta di connubio ambizioso tra Dead Can Dance e David Bowie. Il testo racconta di una frattura che si allarga nel rapporto tra due persone, in cui l'altra si chiude nella sua immaginazione. Nooten invita il suo interlocutore o interlocutrice a continuare a chiamarlo, forse inutilmente. 
L'ultimo brano dell'album è infine "Back Door", molto depechemodiana nelle melodie portanti, sempre orecchiabile anche nei momenti più intensi ed evocativi, per poi ricongiungersi alla decadenza e alla tristezza dei Cure. Il testo è molto suggestivo: quello di una persona che si sente schiacciata e repressa, incapace di comunicare le sue emozioni e i suoi sentimenti a chi ama, stanca del mondo che la circonda, delle frustrazioni, del tempo che scorre, stanca di tutto. L'unica cosa che sembra dare speranza a Moorings, seppur il pensiero lo faccia soffrire, è il desiderio di riunirsi con lei.

Nelle successive ristampe, Moorings aggiungerà altri tre brani: "Blind Hearts", spedita e incalzante comunione tra goth-rock e pop-rock, "A Million Things", più variegata e bombastica, e un remix dance di "Scum", più vicino ai Primal Scream in realtà, frutto del periodo anni 90 del gruppo, in cui il controllo di tutto è ad opera del solo Moorings.
Così, nonostante le tensioni interne al gruppo che di lì a qualche anno sarebbero venute a galla portando alla separazione dei suoi membri da Moorings, "Medusa" riesce a fissare uno standard del dark anni 80, pietra miliare tra due album anch'essi ottimi di una delle formazioni di punta della scena goth europea. La sua influenza si mostrerà decisiva per artisti dalle sonorità disparate, dai tedeschi Diary of Dreams alla francese Hante passando per i canadesi Birthday Massacre e gli statunitensi Lycia e Drab Majesty.

Tomorrow, I will be here again
A silent mute of a black desire

08/10/2023

Tracklist

  1. Theme I
  2. Medusa
  3. Michelle
  4. Theme II
  5. Louise
  6. Lorretine
  7. Agonised by Love
  8. Masquerade
  9. After the Call
  10. Back Door

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