La Ley

Invisible

1995 (Warner Music)
alternative rock, gothic rock, alternative dance

Alfieri del rock indipendente latinoamericano, i cileni La Ley muovono i primi passi per merito di Andrés Bobe, chitarrista appassionato di new wave europea, sia britannica, sia spagnola: il nome della band gli è infatti ispirato dal titolo dell’album “La ley del desierto, la ley del mar” dei madrileni Radio Futura. Il carismatico cantante Beto Cuevas si aggiunge nel 1989: è interessante appurare come i due musicisti si conobbero nel Cile di fine anni 80 dopo che entrambe le loro famiglie furono costrette a espatriare in seguito al colpo di stato di Pinochet. In particolare, il padre di Bobe era stato autista personale del presidente eletto Salvador Allende, mentre Cuevas aveva vissuto principalmente tra Venezuela e Canada; esperienze di vita che, come si vedrà in seguito, torneranno utili a quest’ultimo anche per l’attività artistica.
Nel 1990 la formazione, completata da Luciano Rojas al basso, Mauricio Calvería alla batteria e Rodrigo Aboitiz alle tastiere, debutta con l’album “Desiertos”, pubblicato tramite una sottoetichetta della Emi, la Fúsion, gestita dall’importante produttore locale Carlos Fonseca. Quest’ultimo, tuttavia, smette presto di seguire i La Ley, risultando più interessato ai già affermati Los Prisioneros, ma ciò non intacca la crescita della formazione, che anzi ottiene un buon successo con il secondo disco, “Doble opuesto”, marcatamente influenzato dalla new wave.

Il grande salto si verifica però con il quarto album, “Invisible”, licenziato nel luglio 1995 e divenuto un classico della musica rock in tutta l’America Latina. La genesi del disco è caratterizzata da un periodo di grandi cambiamenti, anche drammatici. Il tastierista Aboitiz torna in organico dopo essersene assentato per qualche anno, ma il gruppo perde tragicamente il suo leader fondatore: Andrés Bobe muore infatti in un incidente stradale nell’aprile 1994, a soli trentadue anni. Metabolizzato per quanto possibile lo shock, Beto Cuevas e compagni non mollano e arruolano il nuovo chitarrista Pedro Frugone, elemento decisivo nello scolpire il suono di un disco capace di vendere circa un milione di copie tra i vari paesi dell’America Latina, entrando nel novero delle leggende del continente, insieme a pezzi grossi come Soda Stereo, Caifanes, Prisioneros ecc.

“Invisible” mantiene le radici new wave della formazione cilena, ma le amplia decisamente con elementi mutuati dal gothic e dall’alternative rock. Il singolo di lancio “El duelo”, uno degli ultimi pezzi firmati anche da Bobe insieme a “Animal”, “R&R” e “1-800 Dual”, è in questo senso un ottimo biglietto da visita. La scansione ritmica della batteria a tempo raddoppiato, protagonista di innumerevoli canzoni Motown, soul, rock o indie, unita agli arpeggi di chitarra elettrica processati da effetti delay e riverbero e alla costruzione stessa del songwriting che esplode in un ritornello da cantare in un’arena, mostra affinità con “Persiana Americana”, grande successo dei Soda Stereo pubblicato nel 1988. Molte sono le similitudini, ma ancor di più sono le differenze: tanto immersa nei suoni e nell’estetica new wave è “Persiana Americana”, tanto “El duelo” è al crocevia tra svariate tendenze del rock indipendente anni 90; in poco più di tre minuti si ascoltano infatti sfumature techno (l’introduzione di sintetizzatori), flamenco, rock alternativo, rock gotico.
Il successivo singolo “Día cero” è probabilmente una delle canzoni più peculiari del decennio: il suono dell’orchestra hit iniziale più che a un brano alternative rock fa pensare a un new jack swing di fine anni 80-inizio 90. A riprova di uno spettro di influenze ampio, basso e batteria scandiscono un pattern vicino al funk, per quanto calato nei suoni e nelle atmosfere affini al rock alternativo di quel periodo. Pedro Frugone suona una ipnotica serpentina che (scala pentatonica minore esclusa) evita tutti i possibili cliché dei riff chitarristici: la frase si svolge su note alte e con un suono per nulla imponente, anzi attutito e dal tono scuro, in decisa controtendenza con l’estetica del periodo, molto incentrata su chitarre abrasive e possenti. Pad eterei non lontani dalla musica ambient arricchiscono il ritornello corale. La voce di Beto Cuevas può esprimersi al meglio, profonda e sospirata nelle strofe, melodrammatica e ‘di petto’ nel ritornello.

“Animal” testimonia come la mutata impostazione artistica del disco fosse già chiara anche prima della scomparsa di Bobe: si tratta di una canzone dilatata, secondo un’usanza piuttosto in voga sia in territori grunge che nel rock indipendente britannico/europeo dell’epoca. Tutta la strofa si regge su un ostinato di chitarra elettrica che arpeggia sulle note Mi, Sol diesis e La, mentre la batteria e il basso sostengono per tutta la canzone un groove piuttosto lento. Nel ritornello una chitarra pesantemente distorta si produce in un riff hard blues su scala pentatonica di Mi minore, cambiando quindi l’atmosfera rispetto all’armonia di Mi maggiore della strofa. Dopo il secondo ritornello viene introdotto un altro tema, che evolve dalla pentatonica di mi minore verso una progressione armonica con primo grado nel La minore. Il ritorno al mi maggiore nella strofa è gestito con classe e testimonia la caratura autoriale della band.
Il terzo singolo estratto, “Hombre”, è un’ulteriore prova di raffinatezza e ispirazione in sede di scrittura. Particolarmente pregevole dal punto di vista armonico è infatti il ritornello: dopo una strofa scandita da un riff in La minore, si resta in tonalità passando in Fa maggiore per poi proseguire verso gli accordi maggiori di Do e Sol, ma armonia e melodia rimangono sospese dallo strategico utilizzo del Si minore come accordo finale della progressione. Questo stratagemma su cui la linea vocale non ha che da appoggiarsi con la discesa per semitono tra gli ultimi due accordi è la chiave per la riuscita di un ritornello che potrebbe potenzialmente essere ripetuto all’infinito.

Non mancano canzoni dal suono più aspro e potente: “R&R” (con testo in inglese), ad esempio, è un rock’n’roll aggiornato al tempo del rock alternativo più duro e caratterizzato da una reminiscenza glam che fa pensare a un Marc Bolan trasportato nel Cile degli anni 90. “El Rey” in altre mani potrebbe persino essere un pezzo crossover alla Rage Against the Machine: ascoltare il riff di chitarra particolarmente saturo e il tiro funk-rock delle strofe per credere. Il risultato finale non suona come uno scarto stilistico rispetto al resto del disco grazie alle scelte timbriche, di mixing, all’intenzione interpretativa di Cuevas, nonché agli interventi di tastiere dal suono fiatistico nel ritornello, di stampo disco music.
Il contributo del tastierista Aboitiz è cruciale per la costruzione del suono di “Invisible”, unico non soltanto nel panorama rock sudamericano: si prendano ad esempio gli interventi nella title track, al minuto 0:50, il cui suono a lungo rilascio e dal delay trattato maniacalmente ben si incastra con l’effettistica usata sulle chitarre elettriche, oppure il dispiegamento di timbri diversi adoperati in “Fausto”, canzone già di suo singolare, in cui si alternano umori da lounge music con un battito alternative dance.

L’album regala anche un paio di ballad dallo spleen decadente, dove Cuevas è mattatore e può dar sfoggio del suo talento come interprete e delle sue conoscenze linguistiche da poliglotta. La sua esperienza in Québec gli permette infatti di cantare sia in francese che in inglese, oltre ovviamente allo spagnolo madrelingua, con risultati a dir poco sorprendenti per naturalezza. In “Deuxieme fois”, ad esempio, sfoggia un canto in falsetto così preciso e pieno nell’emissione da creare per un momento l’impressione di trovarsi di fronte a una collaborazione con una cantante francese. Effettivamente la base notturna echeggia certe ballad della Francoise Hardy matura o di Mylène Farmer (inconsapevolmente?). Pregevole, inoltre, l’assolo dove gli esperimenti sul suono della chitarra elettrica la fanno sembrare quasi un sintetizzatore.
“The corridor”, cantata invece in inglese, è uno spettrale lento pianistico con pregevoli interventi di archi (sintetizzati e non) e sparuti tocchi di chitarra classica. È una canzone che si prende i suoi tempi, lasciando respiro alle sezioni strumentali e permettendo la graduale costruzione di un climax nella scrittura. Si può parlare di una sorta di torch song da rock alternativo, che non teme alcun paragone con i più blasonati modelli anglofoni dell’epoca.

Le restanti “Cielo Market” e “1-800” Dual”, entrambe scelte come singoli, mostrano ulteriori motivi di interesse. La prima è il momento jangle-pop del disco: un arpeggio di chitarra acustica cristallino scandisce l’introduzione, salvo essere interrotto da una chitarra elettrica distorta (sebbene non troppo carica di fuzz o saturazione) che mette subito in chiaro come il tono della canzone non sia monodirezionale e l’atmosfera sappia districarsi tra toni più eterei e altri più energici, specie nei ritornelli. Si apprezza un basso sincopato e disco, praticamente da band new romantic, nelle strofe. Nella seconda canzone, i suoni di batteria e basso catapultano direttamente verso umori ambient-house. L’atmosfera generale è onirica e oscura al tempo stesso e anche la struttura è peculiare, mancando un vero e proprio ritornello. Sono notevoli gli arrangiamenti minimalisti di chitarra, che in un primo momento si limita per lo più a scandire accordi con una semplice plettrata verso il basso o con armonici, per poi crescere in dinamismo e giungere ai delicati arpeggi sulle note alte che conducono verso il primo finale della canzone. La coda vera e propria vede fare il suo ingresso, dolce ma piuttosto inaspettato, un pad ambientale, che chiude l’album con un tocco enigmatico.

I testi di Cuevas sono in linea con il clima plumbeo e decadente della maggior parte del disco. Si spazia da una descrizione di un amore tormentato e sofferto in “El duelo” (“Con una lacrima di fede sopra la tua pelle/ Ho dimenticato la crepa che mi lasciò il tuo amore/ Però quell’istinto taurino del tuo essere/ mi obbligò a frustarti teneramente/ Senza dolore non si è felici/ Senza amore”), a dubbi esistenziali sullo stare al mondo e sul rapporto con gli altri in “Día cero” (“Gli sconosciuti parlano di chi ero/ Fanno finta di darmi coraggio senza sapere niente/ Non c’è bisogno e non vorrei piangere per essere così/ La mia amnesia non mi dice niente più/ Di quella sensazione di ansietà/ Su quel lungo cammino/ Che un giorno mi ha visto camminare/ Nacque quella ferita cieca/ Che oggi ha cancellato il mio ieri”). Lo stile poetico e immaginifico, attento a esprimere concetti di diversa natura attraverso una rigorosa attenzione alla ricerca letteraria, trova numerosi esempi nel corso della scaletta: si possono annoverare, tra i tanti, la tensione amorosa di “Animal” (“L’occhio del tuo amore si sta per chiudere/ E non so se per caso torno a svegliarmi/ Mi farò prendere dalla smania del vecchio sole/ Sotto il mantello di un po’ di autocompassione per credere/ Che le grida che annegano questa alba mi faranno germogliare”), il ritratto satirico di un’umanità assetata di potere di “Hombre” (“Scopristi il fuoco/ Per renderti la vita più semplice/ E ora lo usi per guidare/ Marce di guerra/ Abuso di potere demente/ La tua sciocca maniera di giocare/ Dove va?/ Verso un mondo senza controllo/ Per il tuo male”) o l'elegia alla libertà d’espressione sessuale di “1-800 Dual” (“Uomini femminili in un bar/ Cercano donne mascoline/ Che siano disposte a giocare/ Eseguono un rituale e vedono venir fuori/ False personalità/ travestite dalla loro identità”).

Nonostante il mercato spagnolo rimanga sostanzialmente impermeabile ai La Ley (fatto in realtà piuttosto comune tra molte rock band latinoamericane), negli anni il successo continuerà ad arridere tanto alla formazione cilena (il loro “Mtv Unplugged” ottiene un riscontro commerciale strepitoso ed è un altro classico locale) quanto a Beto Cuevas, che a partire dal 2000 si dedicherà a una fortunata carriera solista.

03/03/2024

Tracklist

  1. Animal
  2. Día cero
  3. El duelo
  4. Deuxieme fois
  5. Hombre
  6. R & R
  7. Invisible
  8. Fausto
  9. Cielo Market
  10. El Rey
  11. The Corridor
  12. 1-800 Dual