Los Jaivas

Alturas de Machu Picchu

1981 (Sym Producciones)
rock andino, progressive rock, progressive folk

Il 15 agosto del 1963 si esibisce per la prima volta dal vivo, presso il teatro municipale di Viña del Mar, una band chiamata High Bass. La formazione è composta dai tre fratelli Parra – Claudio al piano, Eduardo alle tastiere e Gabriel alla batteria – e da due loro compagni di scuola, Eduardo "Gato" Alquinta (voce e chitarra) e Mario Mutis (basso).
Il quintetto esegue cover di musica leggera locale alternate ai classici della cultura latinoamericana, spaziando dalla bossa nova alla canzone cubana.
Per quanto molti credano che il nome alludesse alla differenza di statura fra i fratelli Parra e gli altri due, sembra che in realtà fosse ispirato dallo spettro dei loro registri vocali. Per certo, trascinati dal clima politico e dalle proteste degli studenti sul finire degli anni Sessanta, i membri della band sentono il bisogno di valorizzare ulteriormente la propria cultura e il nome inizia a essere percepito come un elemento "gringo" [nota 1]. Dopo essersi chiamati Pan Negro per un breve periodo, decidono di riprendere l'intestazione iniziale e di trascriverne la pronuncia come se appartenesse alla lingua spagnola: High Bass diventa così Jai Vas, in seguito unito in una sola parola. 
 
Al cambio consegue una svolta stilistica, con la band che diventa sempre più ambiziosa, concedendo spazio all'improvvisazione e alla contaminazione: nella loro musica confluiscono così la musica rock proveniente dal nord dell'equatore, la musica classica occidentale (Claudio ha studiato pianoforte al Conservatorio dell'Università del Cile), il cantautorato locale – con Violeta Parra in qualità di stella polare [nota 2] – e un profondo studio delle tradizioni folcloristiche dei vari paesi dell'America Latina, voluto in particolare da Alquinta in seguito a una serie di viaggi.
 
Dopo un primo album autoprodotto e stampato in un'edizione limitata di cinquecento copie nel 1971 ("Los Jaivas", noto anche come "El volantín"), la band firma per l'Industria de Radio y Televisión, etichetta statale il cui appoggio consente un notevole balzo di qualità: il nuovo album, ancora intitolato "Los Jaivas" e di solito indicato come "La ventana", esce nel 1973 e ottiene un notevole successo, generando due classici come "Mira niñita" e "Todos juntos". Sarà il loro ultimo album pubblicato in Cile durante quel decennio: l'11 settembre 1973 Augusto Pinochet mette in atto il colpo di stato che destituisce Salvador Allende e avvia una forte persecuzione verso tutti gli attivisti di sinistra, che porta fra le altre cose all'uccisione del cantautore Víctor Jara.
I Jaivas, per timore di finire nel mirino delle autorità, emigrano in Argentina: lì pubblicheranno i successivi album fino al 1977. Nel frattempo anche in Argentina si instaura una dittatura militare e di nuovo i Jaivas si trovano in una posizione scomoda: dopo un breve arresto intimidatorio di Eduardo, decidono di spostarsi in Francia, dove incontrano il periodo di maggiore difficoltà economica, ma riescono a sostentarsi esibendosi dal vivo.
 
Nel 1980 la band viene contattata dal produttore peruviano Daniel Camino, che ha in mente un progetto ambizioso: musicare "Alturas de Macchu Picchu", poema di Pablo Neruda, realizzando un disco con ospiti importanti come Chabuca Granda e Mercedes Sosa (le più importanti voci femminili di Perù e Argentina), nonché un video di accompagnamento all'opera, da girarsi fra le rovine dell'antica cittadella Inca. La band è inizialmente reticente, ma cambia idea quando il polistrumentista argentino Alberto Ledo, parte della formazione dal 1975, realizza un breve strumentale ispirato da quegli scritti.
Il risultato è talmente suggestivo da spingere gli altri membri a tentare l'esperimento. Curiosamente, sarà anche l'ultimo contributo di Ledo al loro repertorio: il musicista deciderà di lì a breve di andarsene in California a registrare un album in proprio, per poi rientrare nella sua Argentina. Il brano viene intitolato "Del aire al aire", come le parole che aprono il poema.

Il primo rebus da risolvere riguarda la forma di adattamento: per motivi di spazio, risulta impossibile trasformare in un'opera cantata l'intero poema. La band è indecisa fra un commento strumentale che accompagni la lettura dell'opera e il comporre vere e proprie canzoni. Si opta per una via di mezzo, ossia cantare soltanto una selezione dei versi e lasciare posto a divagazioni strumentali che descrivano le sensazioni evocate da Neruda.
Il disco viene inciso quasi per intero negli studi Pathé-Marconi a Parigi, eccetto "Del aire al aire", registrata da Ledo nei giardini della casa presso cui viveva la band all'epoca, a Châtenay-Malabry, e "Sube a nacer conmigo hermano", registrata in Germania, presso gli studi Emi-Electrola di Colonia.

Come a seguire i canoni di un poema sinfonico, "Del aire al aire" apre l'album con una melodia di zampoña (flauto di Pan) che simula l'aria incontaminata del paesaggio andino, con un suono etereo denso di eco. A seguire, "La poderosa muerte", tratta dai canti II, III, VI e VII del poema di Neruda:
Cos'era l'uomo?
In che parte della tua conversazione aperta fra i magazzini e i sibili,
in quale dei suoi movimenti metallici
viveva l'indistruttibile, l'imperituro,
la vita?
Tutti svennero
attendendo la loro morte,
la loro breve morte quotidiana.
E la loro fatidica rovina di ogni giorno
era come una tazza nera da cui bevevano tremuli.
Così sulla scala di pietra sono salito
tra gli atroci grovigli delle giungle perdute
fino a te, Machu Picchu,
città alta di pietre scalari,
dimora, finalmente, di ciò che di terrestre
non si nascondeva tra le assopite vesti.
In te, come due linee parallele,
la culla del fulmine e l'uomo
dondolavano nel vento delle spine.
Madre di pietra, schiuma dei condor,
alta scogliera corallina dell'aurora umana.
Quando la mano tinta di argilla
si trasformò in argilla
e quando le piccole palpebre
si chiusero
piene di grezzi muri
popolati da castelli,
e quando l'uomo completo
si aggrovigliò nel suo buco,
l’esattezza fu consacrata,
l’alto sito dell'aurora umana,
la brocca più alta che conteneva il silenzio,
una vita di pietra dopo tante vite
Il brano dura undici minuti e consiste in un affresco prog diviso in più sezioni, contaminato dai suoni della cultura quechua, come la tarka (flauto a becco di forma squadrata) e la quena (flauto di canna), e di quella mapuche, come il trutruca (corno dal suono simile al didgeridoo australiano).
L'arrangiamento è estremamente intricato: guidati dalle note cristalline del pianoforte di Claudio, si susseguono passi marziali, accelerazioni e mutamenti di struttura, con sincopati riff hard rock, ritmi regionali come la cueca (ballo diffuso in tutta l'America meridionale ispanofona), ma anche stacchi futuristici, come il tema di Minimoog suonato da Eduardo, che caratterizza la parte finale. Vanno segnalate, poco dopo il sesto minuto, alcune intense rullate che attraversano tutti e dodici i tom della batteria (il kit originale della Ludwig comprendeva nove tom, ma Gabriel lo personalizzò aggiungendone tre).
 
"Amor americano" contiene una selezione di versi dal canto VIII:
Sali con me, amore americano,
bacia con me le pietre segrete.
L'argento torrenziale dell'Urubamba, [nota 3]
fa volare il polline dalla sua coppa gialla.
Vola nel vuoto del rampicante,
dell'argento pietroso, della dura ghirlanda
sul silenzio del canalone montanaro.
Amore, amore, perfino la brusca notte,
perfino la sonora selce andina,
verso l'alba dalle ginocchia rosse,
contempla il figlio cieco della neve.
Oh, Willkamayu dai fili sonori, [nota 3]
quando spezzi i tuoi tuoni lineari
in schiuma bianca, come neve ferita,
quando il tuo burrascoso precipizio
canta e punisce il cielo al risveglio,
che lingua porti a malapena nell’udito
sradicato dalla tua schiuma andina?
Amore, amore, non toccare il confine
e non adorare la testa sommersa.
Lascia che il tempo compia la sua corporatura
nel suo salone di sorgenti rotte,
e tra l'acqua veloce e le muraglie
raccolga l'aria del burrone,
le parallele lamiere del vento,
il canale cieco dei crinali,
il saluto aspro della rugiada,
e si innalzi, fiore su fiore, attraverso la boscaglia,
calpestando il precipitato serpente.
Vieni al mio essere, alla mia alba,
fino alle solitudini incoronate.
Il regno morto vive ancora
Mutis e Alquinta si scambiano basso e chitarra esclusivamente per questo brano, dimostrando entrambi doti virtuosistiche. Il ritmo è un trote nortino, ballo tipico del nord del Cile, parente stretto del carnavalito argentino e dello huayno peruviano.
Spicca la voce squillante di Alquinta, il cui stile canoro – comune fra i gruppi sudamericani dell'epoca e in particolare fra i cileni, si pensi a Inti Illimani e Quilapayún – dispiega un misto di solennità cerimoniale, spirito combattivo militante, condivisione popolare trovadorica e reminiscenze ancestrali discendenti dai popoli nativi.
 
Il secondo lato del vinile è aperto da "Águila sideral", su una selezione di versi dal canto IX:
Aquila siderale, vigna nebbiosa,
bastione perduto, scimitarra cieca.
Cintura stellata, pane solenne,
serpente minerale, rosa di pietra.
Cordigliera essenziale, tetto marino,
cupola del silenzio, patria pura.
Ramo di sale, ciliegio dalle ali nere,
onda d'argento, direzione del tempo. 
Aquila siderale, serpente andino,
aquila siderale, luna di quarzo,
aquila siderale, sposa del mare
L'arpeggio di chitarra elettrica che apre il brano è stato effettato collegando il cavo dello strumento a un Minimoog e donandogli una sonorità cupa vicina alla musica post-punk coeva. Il ritmo in 6/8 è guidato dalla batteria, effettata con un delay sul sesto battito, e dalle armonizzazioni del basso, sopra cui scorrono malinconici trilli di pianoforte e un tema ricorrente eseguito dalle quena. La voce di Alquinta appare distorta da un effetto flanger, ma non è escluso che sia stata anch'essa filtrata dal Minimoog.
 
"Sube a nacer conmigo hermano" si basa sul canto XII:
Sali fino a nascere con me, fratello,
dammi la mano dalla profonda zona
del tuo dolore disseminato.
Non tornerai dallo sfondo delle rocce.
Non tornerai dal tempo sotterraneo.
Non tornerà la tua voce indurita.
Non torneranno i tuoi occhi forati.
Guardami dal profondo della terra,
contadino, tessitore, pastore silente,
domatore di guanachi guardiani,
muratore di sfidanti impalcature.
Innaffiatore di lacrime andine,
orafo dalle dita schiacciate,
agricoltore tremando nel seme,
stovigliaio rovesciato sulla sua creta.
Porta alla coppa di questa nuova vita
i vostri vecchi dolori sepolti.
Mostrami il vostro sangue e il vostro solco,
dimmi: qui fui punito!
Perché né il gioiello né la terra poterono brillare,
perché non potesti consegnare in tempo, la pietra o il grano.
Indicami la pietra sulla quale sei caduto
e il legno sul quale ti crocifissero.
Accendi per me le vecchie selci,
le vecchie lampade, le fruste incastrate
attraverso i secoli nelle piaghe
e le asce di sanguinosa lucentezza.
Sono venuto a parlare in nome della tua bocca morta.
Dimmi tutto, catena per catena,
anello per anello, passo dopo passo.
Affila i coltelli che hai conservato,
mettimeli sul petto e nella mano.
Come un fiume di raggi gialli,
come un fiume di tigri sepolte,
e lasciami piangere,
per ore, giorni, anni,
età cieche, secoli stellari
La descrizione dello sgomento e l'oppressione sofferta dall'uomo ancestrale viene sublimata, esorcizzata in un canto di orgoglio e riscossa imbastito sul ritmo accelerato di un joropo (danza tradizionale di Venezuela e Colombia), approfittando della musicalità dei versi endecasillabi con rima assonante alternata della poesia originale. 
 
"Final" chiude l'album con una forsennata fuga pianistica, sugli ultimi versi del canto XII:
Datemi il silenzio, l'acqua, la speranza.
Datemi la guerra, il ferro, i vulcani.
Aggrappatevi al mio corpo come magneti.
Recatevi nelle mie vene e nella mia bocca.
Parlate attraverso le mie parole e il mio sangue
Nell'album non compaiono, come inizialmente previsto, Chabuca Granda e Mercedes Sosa, forse anche a causa delle difficoltà logistiche nel riunire gli artisti.
Appena terminate le sessioni, i Jaivas tornano finalmente in Cile: il 21 e il 22 agosto 1981 tengono due concerti al Teatro Caupolicán di Santiago, ancora oggi ricordati come un evento messianico (al riguardo, si consiglia la lettura di questo articolo di Cristofer Rodríguez per NacionRock).
Fra il 9 e il 12 settembre volano quindi in Perù, finanziati dal cileno Canal 13 e dalla televisione di stato peruviana, e, recatisi fra le rovine di Machu Picchu, realizzano video per tutti e sette i brani. La regia è del cileno Reynaldo Sepúlveda, mentre la presentazione delle tematiche affrontate dai vari canti è affidata allo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa. Lo speciale va in onda un mese più tardi, in concomitanza con la pubblicazione dell'album.
"Alturas de Machu Picchu" è il primo disco della band a uscire anche in patria dopo otto anni. La pubblicazione fu resa possibile dal mutare degli eventi: con l'economia pronta a collassare (il Cile entrerà in recessione nel 1982) e la necessità di legittimarsi agli occhi delle democrazie occidentali, grazie all'assenso delle quali era salito al potere, Pinochet cominciò ad allentare la morsa (ciò rese possibile di lì a pochi anni l'avvento dei Prisioneros, band estremamente critica nei confronti del regime). Il ritorno dei Jaivas sui media nazionali, per giunta con un'opera dedicata a un poeta che era stato bandito dal suo governo, fu un segnale strategico di apertura che servì a migliorare la sua reputazione anche sul piano interno, dando la possibilità ai giovani di poter finalmente conoscere la più importante rock band della nazione. 
 
"Alturas de Machu Picchu" è oggi considerato uno dei più grandi dischi ispanofoni di tutti i tempi (l'edizione cilena di Rolling Stone lo elesse secondo miglior album nazionale, appena dopo "Las últimas composiciones" di Violeta Parra).
È anche l'album che pone fine alla stagione d'oro del rock andino: nato all'alba degli anni Settanta, anche grazie alle commistioni dei Jaivas fra tradizione locale e musica rock, in particolare quella di stampo progressivo [nota 4], lo stile trova in "Alturas de Machu Picchu" il punto di non ritorno, l'apice di complessità strutturale, qualità della produzione e profondità del simbolismo, nel momento in cui la musica sta però andando in tutt'altra direzione. 
Il disco ottiene grande successo, in particolare grazie a "Sube a nacer conmigo hermano", senza però generare, almeno nell'immediato, band volenterose di riprenderne i sentieri, forse anche per l'elevata difficoltà tecnica della proposta.

Curiosità: nella prima edizione cilena dell'album, la città Inca è riportata come "Machu Picchu" in copertina, come "Macchu Picchu" sull'etichetta del vinile e come "Machu Pichu" nelle facciate interne che contengono i testi. Attualmente, i servizi di streaming ufficiali la riportano come "Macchu Picchiu", ma per l'articolo in questione è stata preferita la dicitura che campeggiava sulla copertina originale, disegnata come molte loro altre dal pittore cileno René Olivares.

 
[nota 1] Letteralmente, "straniero", ma nel caso specifico è ironicamente riferito allo stile di vita e alla visione del mondo tipiche dei nordamericani, in particolare per via degli aspetti considerati più "colonialisti" a livello di penetrazione culturale o subordinazione politico-economica (particolarmente negli anni della guerra fredda). In questo senso occorre tenere presente che nelle opere dei Jaivas, così come in tutta la nuova canzone latinoamericana e più in generale nella cultura latinoamericana del periodo, il concetto di "americano" rivendica l'idea di una fratellanza idiomatica, storica e culturale che accomuna tutte le nazioni iberoamericane, compreso il lusofono Brasile, in una ideale e celebrata "patria grande" continentale.
 
[nota 2] Nonostante l'omonimia, i tre fratelli Parra non sono legati in alcun modo alla famiglia Parra di San Carlos, che oltre a Violeta espresse il poeta Nicanor e numerosi altri artisti e musicisti.
 
[nota 3] Il fiume Urubamba, che tocca la cittadella di Machu Picchu, durante il
periodo degli Inca era conosciuto come Willkamayu (in quechua, "Fiume sacro") e, a livello mitologico, rappresentava un fiume stellare, una sorta di Via Lattea che trainava sulle cime andine le acque dell'Amazzonia e dell'Oceano Pacifico.
 
[nota 4] Fra le altre band fondatrici del movimento si possono indicare i cileni Congreso, gli argentini Arco Iris e i peruviani El Polen.

14/06/2024

Tracklist

  1. Del aire al aire
  2. La poderosa muerte
  3. Amor americano
  4. Águila sideral
  5. Antigua América
  6. Sube a nacer conmigo hermano
  7. Final




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