Red Hot Chili Peppers

Blood Sugar Sex Magik

1991 (Warner) | funk-rock, alt-rock

Prima del grande successo: gli anni Ottanta fra gavetta e droga

 

La storia dei Red Hot Chili Peppers è piena di "prima" e di "dopo", spartiacque più o meno evidenti di una carriera che è iniziata nel 1983 e si è sviluppata in modo poco lineare, con importanti cambi di formazione e di stile.
Ci sono gli RHCP totalmente underground, con una line-up ancora molto instabile, e poi quelli che saranno conosciuti da qualche college radio a partire dall’esordio “The Red Hot Chili Peppers” (1984). Ci sono poi i Red Hot con il produttore Andy Gill dei Gang Of Four che non sembra inquadrarne adeguatamente lo spirito e poi, dopo, quelli prodotti da George Clinton e soprattutto da Rick Rubin. Ci sono i peperoncini prima dell'eroina a dominare tutto e quelli in cui è impossibile lavorare, con il fondatore e cantante Anthony Kiedis, strafatto di una droga che uccide per overdose il primo chitarrista Hillel Slovak nel 1988. Sarà sempre l'abuso di sostanze, poi, a tormentare la vita, artistica e personale, anche del nuovo chitarrista John Frusciante. Proprio al suo nome sono collegati molti “prima” e “dopo” della storia della formazione: c’è uno spartiacque che coincide con il suo arrivo nella band, nel 1988, ma anche un altro quando, nel 1992, abbandona i Red Hot e poi ancora quando ritorna, nel 1998… e un discorso analogo vale anche per tutte le altre occasioni in cui Frusciante si è allontanato e riavvicinato agli RHCP, pur se ogni volta la notizia è apparsa meno importante.

 

Nel corso di una carriera sviluppata su cinque decenni diversi, dai rudimentali esordi negli Ottanta allo status di dinosauri del funk-rock dei Venti, i bivi imboccati sono stati innumerevoli. Fra i momenti determinanti dei primi anni c'è l’arrivo del batterista Chad Smith, poi destinato a diventare il centro ritmico della formazione insieme all’esuberante e istrionico bassista Michael Peter “Flea” Balzary: mentre Frusciante entra e esce dalla band, sono loro due e Kiedis a costituire un nucleo stabile attorno al quale si inseriscono i vari Arik Marshall, Jesse Tobias, Dave Navarro e Josh Klinghoffer alle chitarre.
All’altezza del 1989, altro anno spartiacque per la formazione, accadono poi una serie di avvenimenti importanti: i Red Hot Chili Peppers pubblicano il loro quarto album, “Mother’s Milk”, il primo con la formazione leggendaria Kiedis-Flea-Smith- Frusciante, ma anche l’ultimo con la Emi, il primo con un certo riscontro oltre il giro degli appassionati ma anche l’ultimo in cui i Red Hot non sono delle star di livello internazionale. “Mother’s Milk” è l’occasione per aumentare la melodia (si ascolti la strumentale “Pretty Little Ditty”, poi usata per un singolaccio dei Crazy Town) e anche per ricercare una hit, pur senza il vero consenso della band. All’altezza del 1990, dopo sette anni di carriera, i Red Hot Chili Peppers hanno già nel loro passato abbastanza avvenimenti da scriverne un libro, eppure quello che sta per accadere sarà l’evento più importante della loro storia.

L'album della svolta: la poesia di Kiedis e i deliri erotici

Su “Mother’s Milk” il produttore Michael Beinhorn ha insistito fin troppo per la ricerca di un singolo da classifica, così si opta per sostituirlo con Rick Rubin, che aveva già rifiutato di lavorare con la band a causa degli enormi problemi di droga di metà anni Ottanta. Questa volta non solo accetta, ma organizza uno studio nella vecchia magione dell’illusionista ed escapologo Harry Houdini, a Los Angeles: la battezza “The Mansion” e diventerà poi il luogo di registrazione per il singolo “November Rain” dei Guns N’ Roses, l’album “De-Loused In The Comatorium” dei Mars Volta e il luogo creativo di tanti altri artisti, fra cui Marilyn Manson, Jay-Z, Slipknot, Audioslave, Linkin Park, Maroon 5 e LCD Soundsystem.
Sono Kiedis e Frusciante ad abbozzare i nuovi brani, un fatto che lascia una profonda traccia anche nelle versioni finali dei pezzi del loro quinto album, che viene pubblicato dalla Warner con il titolo di “Blood Sugar Sex Magik”: un gruppo di canzoni che all’esuberante racconto di una libido travolgente e di un trionfo di good vibes unisce sia un aspetto psichedelico-onirico sia una componente più introspettiva ed emotiva, persino drammatica. Proprio il brano più toccante fra quelli in lavorazione, ispirato da un testo omonimo scritto da Kiedis e riguardante un periodo particolarmente buio della sua dipendenza dalle droghe, trasformerà i Red Hot Chili Peppers in giganti del rock, non solo per gli appassionati ma per chiunque abbia orecchie per ascoltarli.

“Under The Bridge”, undicesima traccia in scaletta su ben 17 in totale, si apre con una dolcezza che sembra miracolosa per una formazione che, fino a quel momento, ha fatto dell’irruenza e dell’esuberanza il suo biglietto da visita. L’introduzione melodica per sola chitarra di Frusciante si accoppia con un Kiedis che accoratamente confessa, più che cantare, la sua solitudine sconfinata:

Sometimes I feel like I don't have a partner
Sometimes I feel like my only friend
Is the city I live in, The City of Angels
Lonely as I am, together we cry

Questa emotività travolgente, quella di un uomo che tocca il fondo e resta solo con il suo mostro interiore, permane anche quando un po’ dello spirito funk riemerge, pur sullo scheletro di una ballata accorata. Neanche l’irrobustirsi nel finale, con coro e un crescendo drammatico (“Under the bridge downtown/ I could not get enough/ Under the bridge downtown/ Forgot about my love/ Under the bridge downtown/ I gave my life away”) tolgono grazia a questo gioiello. Rimasta la hit più iconica dell’intera carriera della band, “Under The Bridge” è pubblicata come secondo singolo estratto dall’album e rimane 26 settimane nella Billboard Hot 100, ottenendo la certificazione del disco di platino.

“Blood Sugar Sex Magik” non è però solo “Under The Bridge”, anzi ad ascoltarlo trent’anni dopo ci si stupisce del fatto che quel singolo epocale arrivi solo così tardi nella scaletta e che, soprattutto, sia preceduto da brani tanto diversi e, per altri motivi, notevoli.
Per esempio il primo singolo estratto dall’album è una certa “Give It Away”, primo grande successo della formazione e brano che ben riassume in meno di cinque minuti l’estetica funk-rap-rock dei quattro californiani: al ritmo impartito da Smith si uniscono una linea di basso tarantolata di Flea, un
riff acido di Frusciante e un rap indiavolato di Kiedis, con l’ossessiva ripetizione del titolo a fungere da ulteriore elemento ritmico. Un assolo di chitarra rovesciato aggiunge anche una componente psichedelica a quest’orgia funk-rock, ma sono da segnalare anche l’uso dello scacciapensieri e una coda ipnotica che esplode in un riff funk-metal.
“Give It Away” diventerà il brano più riproposto dal vivo di tutta la discografia, forse proprio per la sua capacità di riassumere le varie anime della band, per il suo essere un irresistibile momento di divertimento musicale nonché un messaggio positivo di condivisione e generosità.

Il terzo singolo, che per stile non si discosta troppo da “Give It Away”, è “Suck My Kiss”: più quadrata e meno psichedelica, è diversa soprattutto per i suoi evidenti riferimenti sessuali, con un Kiedis travolto dai propri desideri carnali. Un’altra ballata, pur relativamente movimentata, è il quarto singolo, “Breaking The Girl”, da ricordare soprattutto per la sua elaborata costruzione ritmica e per alcune ricercatezze nell’arrangiamento, nonché per essere uno dei pochi brani della formazione composto in 6/8. Non ha però la forza dei precedenti, un obiettivo mancato anche dal quinto e ultimo singolo, “If You Have To Ask”, un brano che richiama alla mente lo stile più semplice dei primi album, pur con dei divertenti cori.
Nell’affollata scaletta, aperta dalla potente miscela funk-rock-metal di “The Power Of Equality”, alcuni brani sembrano più notevoli di questi ultimi singoli. Subito dopo “Under The Bridge” troviamo, per esempio, un episodio che per impatto non ha molto da invidiare a “Give It Away” come “Naked In The Rain”, animata dallo slap terremotante di Flea, peraltro anche protagonista di un assolo da antologia, e dal testo fuori di testa rappato da Kiedis, una specie di dichiarazione d’amore per gli animali con versi stravaganti come “Naked in the rain with a killer whale/ I can taste the salt when I lick his tail”. Il brano era già stato proposto dal vivo nel 1989, nel tour di "Mother's Milk".

Ormai arrivati verso la fine è “My Lovely Man” a riproporre la miscela funk-rock piena di
good vibes, fungendo da introduzione per il brano più oltraggioso di un album disseminato di riferimenti sessuali, la sensuale e smisurata “Sir Psycho Sexy”. Gli otto minuti e 16 secondi di questo lungo, elaborato, psichedelico delirio erotico segnano la distanza fra il lato mainstream della formazione e quello ancora legato all’esuberanza e alla stravaganza del proprio periodo formativo, lontano dallo splendore ma anche dalle limitazioni a cui deve sottostare una band famosa in tutto il mondo, come i Red Hot Chili Peppers diventeranno in seguito proprio alla pubblicazione di “Blood Sugar Sex Magik” nel 1991. Se questo quinto album è, in una carriera di “prima” e di “dopo”, il confine più facile da individuare, allora “Sir Psycho Sexy” è l’ultimo elemento a provenire chiaramente da quel “prima” di gavetta, inservibile per il “dopo” dei passaggi in radio. Non a caso, anche questa canzone risale al 1989, insieme alla già citata “Naked In The Rain” e a “The Greeting Song”, e sarà una delle più criticate, per i suoi eccessi.
Basato su un personaggio di fantasia che esagera i tratti dello stesso Kiedis, “Sir Psycho Sexy” è la storia di un
freak of nature che racconta le sue avventure sessuali: prima il suo “serpente” dato a Eva nell’Eden è il motivo della cacciata divina dal biblico giardino; poi, un controllo stradale di una poliziotta deraglia velocemente in un rapporto sessuale più esplicito che mai; infine, il desiderio è quello per l'amore di una “punk rock mama” (“Hold me naked if you will/ In your arms, in your legs, in your pussy”).
La forma scelta è un funk-rock con chiari riferimenti all’esperienza Parliament-Funkadelic, a passo medio e tono rilassato, pur con importanti impennate d’intensità e qualche accelerazione nel rap di Kiedis. Il ritornello, ancora una volta un coretto, ha il compito di tenere insieme uno svolgimento quantomeno avventuroso della narrazione accoppiato alle divagazioni strumentali, preponderanti nella seconda metà. Prima l’energia sessuale si scioglie in una psichedelia sonnolenta per un primo interludio e poi arriva una lunga coda strumentale, a testo concluso, dove, con andamento ciclico, alle tessiture melodiche si contrappone il solido schema ritmico impartito da Smith.

Al centro della storia: il legame con la rinascita del rock alternativo

“Blood Sugar Sex Magik” è quindi un album di singoli diventati dei classici, di perle nascoste e di alcune composizioni ancora legate agli anni Ottanta. Nella sua lunga e articolata scaletta, i Red Hot Chili Peppers attraversano il confine più importante della loro carriera: da un lato troviamo una band sfrontata e gioiosamente chiassosa, dall’altro degli uomini che sono pronti a guardare al proprio vissuto e ai propri errori con introspezione; da un lato abbiamo un gruppo di funk-rocker indiavolati, attraversati da una foga irrefrenabile, dall’altra una più ricercata formazione che usa sapientemente la melodia e gli arrangiamenti per arricchire i propri brani; da un lato ci sono dei piccantissimi peperoncini con un proprio seguito di appassionati, dall’altro una band che con quest’album totalizzerà 13 milioni di copie vendute nel mondo e ne raggiungerà oltre 100 milioni nel corso dell'intera carriera.

Prima di questo quinto album i Red Hot Chili Peppers erano una promessa del rock alternativo, ma con “Blood Sugar Sex Magik” diventano un’istituzione. Il successo sarà tale da mandare fuori giri Frusciante, che, come abbiamo già accennato, abbandonerà gli altri tre e cadrà nell’incubo della droga.
Nel tour promozionale che segue, ad aprire i concerti troviamo dei certi Pearl Jam, all’epoca praticamente esordienti, ma in quello stesso periodo i nostri si esibiscono anche con i Nirvana: “Nevermind” è stato infatti pubblicato il 24 settembre 1991, proprio come “Blood Sugar Sex Magik” (e come “Badmotorfinger” dei Soundgarden). Questo quinto album è una pietra miliare non solo per i quattro californiani ma anche per tutto il rock alternativo, che nel 1991 trova un punto d’incontro importante con il pubblico internazionale anche grazie a questo crossover multiforme.

Coda: i Red Hot dopo il grande successo

Quello che accade in seguito alla band è tutta un’altra lunga storia di bivi e cambiamenti, stravolgimenti e ritorni. Questa stessa formazione si ritroverà insieme solo per il settimo album, “Californication” (1999), un
bestseller da 15 milioni di copie che contiene una serie di singoli spettacolari, decisamente più melodici ma confezionati con un certo gusto per un sound d’impatto: è la chiusura di un cerchio lungo quasi un decennio, in quanto la formazione di fine millennio è ormai abituata al proprio successo, saggiamente equilibrata nel fondere le sue diverse anime in brani adatti al grande pubblico.
Sarà la fine del periodo maggiore, ma non la conclusione del successo e dell’affezione dei fan, innamorati di una band che ha saputo combattere a lungo, anche contro la droga e la morte, prima di trovare un meritato e duraturo successo.
Oggi i peperoncini sono un’istituzione del rock, ormai dimentichi del loro accidentato percorso ottantiano e conosciuti nel mondo intero per una serie di successi internazionali. Chissà se tutto questo sarebbe successo se Rick Rubin, ancora il produttore di fiducia della formazione sul dodicesimo album “Unlimited Love” (2022), non avesse insistito tanto per musicare quella piccola, malinconica poesia di Kiedis intitolata “Under The Bridge”.

(05/06/2022)

  • Tracklist
  1. The Power of Equality
  2. If You Have to Ask 
  3. Breaking the Girl 
  4. Funky Monks 
  5. Suck My Kiss 
  6. I Could Have Lied 
  7. Mellowship Slinky in B Major 
  8. The Righteous & the Wicked
  9. Give It Away
  10. Blood Sugar Sex Magik 
  11. Under the Bridge
  12. Naked in the Rain
  13. Apache Rose Peacock 
  14. The Greeting Song 
  15. My Lovely Man 
  16. Sir Psycho Sexy 
  17. They're Red Hot 








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