Spitz

Hachimitsu

1995 (Polydor)
jangle pop, j-rock

Quali sono i gruppi jangle pop che hanno venduto più dischi? In Occidente, qualunque appassionato di musica risponderebbe in automatico Rem e Smiths, ma c'è un terzo nome meno noto alle nostre longitudini che va considerato parte della squadra, ossia i giapponesi Spitz. 
La band viene fondata a Tokyo nel 1987, per mano di quattro studenti: Masamune Kusano (voce e chitarra ritmica), Tetsuya Miwa (chitarra solista), Akihiro Tamura (bass) e Tatsuo Sakiyama (batteria), formazione che è resistita intatta fino a oggi.
Inizialmente il loro stile è identico a quello dei Blue Hearts, forse la più celebre e influente punk band giapponese, ma cambia presto in una formula più sfumata e variegata, in cui trovano spazio chitarre arpeggiate, intrecci elettroacustici e un modo di cantare più delicato.

Durante una serie di esibizioni in un locale di Shinjuku vengono notati da Osamu Takeuchi, membro della Polydor. Grazie alla mediazione della Road & Sky, agenzia di Shogo Hamada [nota 1], la band ottiene un contratto che le permette di mantenere la propria indipendenza artistica, oltrepassando così i timori di dover adattare il proprio sound alle eventuali richieste della casa discografica. 
Dopo un Ep indipendente in tiratura limitata, intitolato "ヒバリのこころ" ("Hibari no kokoro") e uscito nel marzo del 1990, arriva così il debutto su major. La scalata verso il successo si rivela tuttavia estremamente difficoltosa: i loro primi tre album falliscono tutti l'ingresso nella top 100 di Oricon.
La Polydor non li scarica, ma tenta di affidarli a un nuovo produttore: Nobuhiko Takahashi, dipendente della sopraccitata Road & Sky, viene così sostituito da Masanori Sasaji, polistrumentista e arrangiatore di lungo corso, sulla scena dalla metà degli anni Settanta. Pur con qualche tastiera e qualche orchestrazione in più, il suono della band non risulta snaturato dal cambio, ma ne guadagna in attrattiva commerciale.

Nell'ottobre del 1993 il singolo "君が思い出になる前に" ("Kimi ga Omoide ni Naru Mae ni") frutta loro le prime apparizioni in palinsesti televisivi importanti, diventando la sigla del programma d'informazione "もっと素敵に!" ("Motto suteki ni!") e facendoli apparire a "ミュージックステーション" ("Music Station"), appena in tempo per salvare la carriera: Kusano si era ormai convinto di non avere speranze e anzi di essere egli stesso la causa dei continui insuccessi, data la particolarità della propria voce.
I primi due album con Sasaji, "クリスピー!" ("Crispy!") del 1993 e "空の飛び方" ("Sora no tobikata") del 1994, ottengono entrambi riscontri discreti, in particolare il secondo, che raggiunge il numero 41 di Oricon. Nulla lascia però presagire cosa succederà di lì a breve.

"ハチミツ" ("Hachimitsu", trad. "Miele"), sesto album della band in appena cinque anni, viene registrato durante i primi sette mesi del 1995, ma il relativo brano di lancio viene pubblicato già a maggio, nel pieno delle sessioni: si intitola "ロビンソン" ("Robinson") e si tratta della canzone che cambia prima la storia della band e poi il corso dell'intero pop rock giapponese.
Nonostante lo stesso Kusano non sia convinto del potenziale della canzone e lo sforzo promozionale dell'etichetta non sia superiore a quello profuso per le altre loro pubblicazioni, "Robinson" esplode inaspettatamente, venendo trasmessa in continuazione da radio e televisione: in breve, il singolo raggiunge il numero 4 di Oricon e rimane in classifica per più di otto mesi, diventando uno dei successi dell'anno e vendendo un milione e 624mila copie. Il secondo singolo, "涙がキラリ☆" ("Namida ga kirari"), esce in luglio e raggiunge il numero 2, vendendo 981mila copie: gli Spitz sono una delle band del momento. 
L'attesa per l'album diventa spasmodica e così, quando "Hachimitsu" raggiunge i negozi il 20 settembre, il numero 1 è inevitabile. Le vendite, al termine dei suoi tredici mesi di permanenza nella top 100 di Oricon, ammonteranno a un milione e 690mila copie.

La scaletta si apre con la title track, spedito jangle pop con riff e strofa in 5/4, che mette subito in luce la predisposizione per soluzioni peculiari (i tempi dispari non sono affatto usuali all'interno del genere).
"Namida ga kirari" mostra un'altra loro caratteristica: introdotta da un riff distorto con tanto di sustain, sfocia subito in una delicata strofa per arpeggi, con una transizione che appare perfettamente naturale. All'interno della loro corposa produzione, il jangle pop ha attraversato un'infinità di commistioni, coprendo un range stilistico impressionante e ibridandosi talvolta con generi in apparente antitesi, ma in realtà parte della dieta musicale di Kusano, appassionato tanto delle forme più aspre del rock (dall'hard rock di Cheap Trick e Uriah Heep al garage rock dei giapponesi Elephant Kashimashi), quanto alla ricercatezza di folk e cantautori (da Donovan a Kuranosuke Hamaguchi).
"ルナルナ " ("Luna Luna") è uno dei momenti in cui la mano di Sasaji appare più evidente: chitarre sincopate, percussioni, ricami di sintetizzatore analogico, sezioni d'archi e ottoni che si alternano, risultando in un ibrido fra jangle pop, funk e pop barocco.
Anche i momenti in apparenza più canonici nascondono raffinatezze, come il midtempo di "愛のことば" ("Ai no kotoba"), che alterna il modo ionico (strofa e ritornello) al misolidio (pre-chorus e bridge).
Il basso di Tamura, che in più di un brano si inerpica in scale non lineari, è particolarmente in risalto in "あじさい通り" ("Ajisai doori"), posto in primo piano dal mixaggio, fra chitarre intermittenti, tremolii di vibrafono e riff di sintetizzatore.

"Robinson", come già detto, è il brano più importante del repertorio della band, l'inno del jangle pop e più in generale della musica indie giapponese degli anni Novanta (dove per indie si fa riferimento alle sonorità, visto che di fatto la band non ha mai operato per etichette alternative).
Si apre con due arpeggi cristallini che si intersecano a volumi leggermente sfasati, rendendolo immediatamente riconoscibile, ma il motivo del suo successo è forse un altro: se la strofa è cantata con un tono pacato, la voce sale continuamente di tono nelle sezioni successive, fino all'acuto al termine del ritornello, apparentemente senza ricorrere a sforzi esagerati. La dote di Kusano nell'impennare con garbo, arrivando a toccare note alte con una notevole potenza e senza mai dare l'impressione di gridare, genera un trasporto emotivo al contempo energico e confidenziale, evitando l'esibizionismo a buon mercato. Nonostante non venga considerato un cantante virtuoso, i suoi brani sono notoriamente difficili da cantare. Questa caratteristica costruzione melodica e interpretativa era tipica degli Spitz già prima di "Robinson", ma è qui che evidentemente raggiunge quell'acme generazionale che lo rende tanto affascinante.
Ballata principalmente acustica, "Y" è il pezzo più lento del disco, ma anche uno dei più complessi: doppia strofa in minore e doppio ritornello sul relativo maggiore, mentre le armonie ricorrono a settime, seste e settime maggiori come se piovesse.
"君と暮らせたら" ("Kimi to kuresetara") conclude l'album con un ritmo cavalcante scandito da un groove di chitarra acustica, per poi sorprendere in un finale a un passo dal rock progressivo, attraversato da tappeti di tastiere, glissando di basso e batteria frastagliata dal sapore jazz. 

I testi di Kusano, senza essere mai svenevoli, sono sostanzialmente tutti basati sull'amore o sulla percezione dei propri sentimenti, con ampio uso di metafore: quello di "Robinson" [nota 2rappresenta perfettamente lo stile dell'autore.
Per qualche motivo, le giornate della nuova stagione sono tristi,
pedalando lungo la riva di un fiume, ti ho inseguito/a mentre correvi,
un record di ricordi, un episodio esagerato,
sono appesi alle mie spalle stanche,
ho fatto una smorfia per la bellezza abbagliante.
Le stesse frasi nello stesso momento,
pronunciate involontariamente,
con questa semplice magia, l'abbiamo creata:
una terra solo per noi due, dove nessuno può toccarci,
non lascerò la tua mano,
se avessimo il grande potere di fluttuare nel cielo,
cavalcheremmo il vento del cosmo.
Un gatto abbandonato all'angolo della strada
non smette di ansimare,
in qualche modo ci assomigliamo,
lo raccolgo e lo premo contro le mie guance.
Al solito incrocio, 
ho guardato in alto verso la finestra rotonda, era un po' sporca,
la luna crescente, appena visibile, mi stava osservando,
ho aspettato a lungo sul bordo di un sogno,
il tuo sguardo era sorpreso,
rinasceremo qui e adesso.
Dopo l'exploit di "Hachimitsu", la carriera degli Spitz continua con grande successo, accumulando dodici milioni di album e undici milioni di singoli venduti, a cui va aggiunto il mercato digitale (le certificazioni ufficiali parlano di quattro milioni e 100mila download pagati, oltre a 700 milioni di streaming premium: entrambe le cifre sono però al ribasso, perché la Riaj le aggiorna solo periodicamente e su richiesta). A oggi "Robinson" è il brano giapponese degli anni Novanta con più visite su YouTube (173 milioni alla pubblicazione di questo articolo).
L'influenza degli Spitz sulla musica giapponese a loro successiva è sterminata: praticamente tutte le band indie pop con voce maschile (ma anche alcune con voce femminile) devono loro qualcosa, dai Sunny Day Service ai Kirinji, dagli Advantage Lucy ai Mitsume, passando per gli Indigo La End: il nome di quest'ultimi è non per niente derivato da un album degli Spitz, "インディゴ地平線" ("Indigo chiheisen"), pubblicato nel 1996. 

È indicativo, al riguardo, notare quante sigle di anime suonino come se fossero cover delle loro canzoni. Solo per citarne qualcuna: "Tomorrow" di Mikuni Shimokawa (da "Full Metal Panic!", 2002), "Waltz" e "Split" di Suneohair (da "Hachimitsu To Clover", 2005), "青い幸福" ("Aoi koufuku") di Nobuko (da "Hanbun no tsuki ga noboru sora", 2006), "燃えるような恋じゃないけど" ("Moeru you na koi janai kedo") degli Tsuru (da "Cross Game", 2009), "きみにとどけ" ("Kimi ni todoke") di Tomofumi Tanizawa (dall'anime omonimo, 2009), "青い栞" ("Aoi Shiori") dei Galileo Galiei (da "Ano hana", 2011), "Youthful", "Star" e "Colorful" dei 99RadioService (da "Chihayafuru", 2011-2020), "徒然モノクローム" ("Tsurezure Monochrome") dei Fujifabric (da "Tsuritama", 2012), "キラメキ" ("Kirameki") dei Wacci (da "Shigatsu wa kimi no uso", 2014), "名前を呼ぶよ" ("Namae wo yobu yo") dei Luck Life (da "Bungo Stray Dogs", 2016), "籠の中の僕らは" ("Kago no naka bokura wa") di Aiki (da "Hoshiai no sora", 2019), "虹" ("Niji") dei Color Bottle (da "Kyashan Sins", 2019).


[nota 1] Scelta non casuale. Shogo Hamada, nome di punta del cantautorato giapponese, è uno dei pochi che abbia raggiunto il successo di massa con testi fortemente impegnati dal punto di vista sociale ed è noto per aver sempre salvaguardato la propria integrità artistica, senza mai cedere alle pressioni dei discografici.

[nota 2] Curiosamente, la parola "Robinson" è del tutto scollegata dal testo: viene infatti dal nome di un grande magazzino thailandese presso cui Kusano si trovava quando ebbe l'ispirazione che lo portò a creare il brano.

28/04/2024

Tracklist

  1. ハチミツ (Hachimitsu)
  2. 涙がキラリ☆ (Namida ga kikari)
  3. 歩き出せ、クローバー (Aruki dase, Clover)
  4. ルナルナ (Luna Luna)
  5. 愛のことば (Ai no kotoba)
  6. トンガリ '95 (Tongari '95)
  7. あじさい通り (Ajisai doori)
  8. ロビンソン (Robinson)
  9. Y
  10. グラスホッパー (Grasshopper)
  11. 君と暮らせたら (Kimi to kuresetara)








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