Yumi Arai

Hikouki gumo

1973 (Express)
new music, singer-songwriter

Yumi Arai nasce a Tokyo nel 1954, in un'agiata famiglia di produttori di kimono. La propensione artistica è evidente sin da quando è bambina: prende lezioni di pianoforte, canta in un coro e ascolta musica classica. Da adolescente si appassiona al rock, comprando dischi nei negozi nella base militare americana di Tachikawa e andando a ballarlo nei locali di Rappongi, ma anche al jazz, frequentano locali storici come l'Acb di Shinjuku e il Drum di Ikebukuro.
È in questi ambienti che conosce diversi musicisti, sia già affermati, come Katsumi Kahashi, chitarrista dei Tigers (fra le band di punta della corrente group sounds, versione locale della musica beat), sia ancora in erba, come Haruomi Hosono, futuro membro degli Happy End e della Yellow Magic Orchestra.
Inizia ben presto a scrivere le proprie canzoni. Nel 1971 presenta "Ai wa totsuzen ni" ("愛は突然に", "L'amore all'improvviso") a Kahashi, che è in cerca di affermazione come solista dopo aver lasciato la band. Si tratta di una ballata che ha da tempo nel cassetto e che viene subito apprezzata dall'amico. Per Arai è il momento della svolta: mentre il brano sta venendo inciso, l'editore musicale e produttore Kunihiko Murai chiede chi lo abbia scritto e poco dopo si mette in contatto con l'autrice. La canzone non ottiene successo, ma poco importa: l'anno successivo, appena diciottenne, Arai è messa sotto contratto dalla divisione locale della Emi, che l'affida alla sussidiaria Liberty. 

Il suo primo singolo, "Henji wa iranai" ("返事はいらない", "Non ho bisogno di una risposta"), viene pubblicato il 5 luglio 1972 e vende appena trecento copie. Tuttavia, la casa discografica mantiene fiducia nella giovane artista e la sposta presso un'altra sottoetichetta, la Express, dove inizia a registrare l'album di debutto.
Il percorso risulta particolarmente tortuoso, tanto che le sessioni prenderanno più di un anno di lavoro. "Hikouki gumo" ("ひこうき雲", "Scia di vapore", traslitterabile anche in "Hikō-ki gumo", come da copertina) verrà pubblicato il 20 novembre 1973.

La parte strumentale viene registrata piuttosto in fretta, ma le tracce vocali richiedono infiniti aggiustamenti, perché Arai ancora non padroneggia al meglio la propria tecnica: ricorre eccessivamente al vibrato, ha problemi di intonazione e teme di danneggiare le proprie corde vocali a causa degli sforzi eccessivi. 
La squadra che la supporta è composta da Masataka Matsutoya (tastiere), Tatsuo Hayashi (batteria), Haruomi Hosono (basso) e Shigeru Suzuki (chitarra). Si tratta di un quartetto d'eccezione: i primi due sono saliti alla ribalta suonando per Takuro Yoshida, che in quel momento è il cantautore di punta della scena locale; gli altri due, oltre a essere amici di Arai da prima che lei decidesse di diventare una musicista professionista, fanno parte degli Happy End, band folk rock che stenta ad affermarsi commercialmente, ma è guardata con un certo interesse dagli addetti ai lavori. Hosono e Hayashi hanno inoltre già suonato in "Misora" ("み空"), album di debutto di Sachiko Kanebonu, uscito nel settembre del 1972 e generalmente ritenuto il primo disco del cantautorato femminile giapponese.
Laddove il disco di Kanebonu, pubblicato dall'etichetta indipendente Urc, passerà tuttavia inosservato, tanto che l'artista tornerà all'attività discografica solo nel 1987, un destino ben diverso attende Arai. Se l'appoggio della Emi ha fatto da questo punto di vista la differenza, va ammesso che "Hikouki gumo" è un disco decisamente più originale e ambizioso di "Misora", che pagava pesanti debiti verso i primi album di Joni Mitchell.

Oltre a cantare, Arai suona il pianoforte acustico e firma tutti i brani senza alcun apporto esterno. La direzione dei lavori è affidata al già citato Murai, una delle eminenze grigie della scena locale sin dal 1967, qui assistito dai giovani produttori Tsuneo Ariga e Toshifumi Mutoh (il secondo lavorerà in seguito per artisti di successo come gli Off Course e Akira Terao). Il tecnico del suono è Norio Yoshizawa, solitamente impegnato in progetti distanti dalla musica pop (si segnala la sua presenta in "Silver World" di Hozan Yamamoto, storico album jazz fusion del 1971, e in "Satori" della Flower Travellin' Band, anche questo del '71, oggetto di culto per gli amanti dell'hard rock più psichedelico).

In retrospettiva, è possibile individuare in "Hikouki gumo" il disco che completa l'evoluzione del movimento new music, una sorta di equivalente locale di ciò che in Italia indichiamo come "canzone d'autore": iniziato all'alba degli anni Settanta con l'affermazione di Takuro Yoshida, nel segno del folk rock, poi espanso da Yosui Inoue, che mantiene la radice folk ma aggiunge arrangiamenti orchestrali e un approccio contaminatore che ammicca alla coeva musica britannica (in particolare, il glam e il rock progressivo), infine portato da Arai in ambito apertamente pop.
Questo non significa che le innovazioni della cantautrice siano inferiori a quelle dei due colleghi, bensì che si muovono in territori differenti: se la metrica delle sue linee vocali risulta decisamente più lineare, dal punto di vista armonico invece le melodie sono più complesse, con richiami a jazz e musica classica occidentale. Fra le influenze dichiarate dall'artista spiccano i Procol Harum e l'istrionico cantautore francese Michel Polnareff, che all'epoca stava ottenendo un notevole quanto inaspettato riscontro commerciale in Giappone.

L'apertura della scaletta è affidata alla title track, introdotta da pianforte e organo Hammond intenti in una progressione bachiana, su cui la voce di Arai plana limpidamente, per poi impennare nel ritornello finale, colorata dall'atipica scelta di un accordo minore sulla quinta. 
L'atmosfera delicata e malinconica non è casuale: la canzone è dedicata a un suo compagno di classe delle elementari, affetto da una grave forma di distrofia muscolare. Il ragazzo morì quando Arai frequentava il primo anno delle scuole superiori: anni dopo racconterà di essere andata al suo funerale e che la malattia l'aveva talmente segnato da averne distorto i lineamenti del viso.
Il bianco sentiero di collina andava verso il cielo,
una foschia ondeggiante lo avvolgeva,
nessuno lo notò, era da solo,
È asceso,
senza paura, è volato verso il cielo.
Ammirando il cielo,
lo ha attraversato correndo,
la vita di quell ragazzo era una scia di vapore.
Da quella finestra in altro, prima di morire,
guardava il cielo. Ora non capisco, 
nessuno può capire,
penso che fosse troppo giovane,
ma era felice
"Kumori zora" è un brano di stampo jazzistico, con accordi estesi, piano Wurlitzer, ricami di flauto (lo suona l'ospite Akira Miyazawa, fra i nomi più importanti del jazz locale) e un andamento bossa nova scandito da triangolo e percussioni, mentre il soul uptempo di "Koi no Super Parachuter" è segnato dalla presenza delle Singers Three, trio vocale presente in decine di produzioni giapponesi dell'epoca. 
"Kitto ieru" è un altro ibrido fra pop e jazz, con Hosono impegnato alla chitarra classica e un assolo di sax suonato da Konosuke Saijo, veterano della scena locale attivo sin dagli anni Cinquanta. È forse il brano più sghembo del lotto dal punto di vista armonico, con continui spostamenti di tonalità. 
Il pianoforte di Arai risplende nel midtempo di "Velvet Easter", sospinto da terzine sui piatti nel ritornello e da hand-clapping sul finale. L'approccio rilassato al canto è spiegato anche in questo caso dal testo, che dipinge l'atmosfera statica e sospesa di una mattina di festa segnata dalla pioggia.
Pasqua di velluto,
mattina piovigginosa,
la finestra è piena di gocce lucenti,
vieni a prendermi,
ho ancora sonno, ma bussa alla mia porta.
Il cielo sembra così basso,
come se un angelo stesse scendendo,
è la mia stagione preferita,
una domenica diversa dal solito.
Decoro con i fiori un cappello bianco
che ho comprato ieri,
indosserò gli stivali 
che un tempo piacevano a mia madre
L'ultimo invitato di lusso per ordine di apparizione è Hiroki Komazawa, che con la sua pedal steel guitar infonde tonalità country rock alla ballata "Kami hikouki". Verso la fine della scaletta riappare "Henji wa iranai", il singolo di debutto, ma se la versione su 45 giri era una ballata per soli voce e piano, questa volta l'arrangiamento è stratificato e pimpante, in particolare a partire da 1' 26'', grazie a uno stacco strumentale con influenze caraibiche, scandito dal suono del campanaccio. 
Si tratta di una canzone d'amore, ma anche in questo caso approcciata con delicatezza, evitando atmosfere svenevoli, a cui viene preferita una decisa dose di nostalgia.
Quando ti arriverà questa lettera
forse non sarò qui,
se rimango ferma nello stesso posto
mi preoccupo per cose non importanti e finisco col volerti vedere.
Dal libro che mi hai prestato
ho trascritto la mie parole preferite
alla fine della lettera,
così che anche tu possa apprezzarle.
In questa città lontana
voglio sapere di te,
ma quando ti ricordo, le lacrime scorrono,
[quindi] non ho bisogno di una risposta.
Quando ti arriverà questa lettera
forse non sarò qui,
se rimango da sola
posso vedere chiaramente cosa è successo ieri
Il tono spesso confidenziale e diaristico tenuto dai brani di Arai si rivelerà uno dei punti vincenti della new music: pur senza un evidente impegno sociale, sono canzoni che si pongono in contrasto con i sentimenti gridati e l'enfasi strappalacrime dell'enka e delle altre forme di musica popolare giapponese amate fino agli anni Sessanta.
 
"Hikouki gumo" non ottiene lì per lì il riscontro sperato, così come del resto i successivi "Musslim" (1974) e "Cobalt Hour" (1975).
Nella seconda metà del '75 però le cose cambiano: in autunno il duo folk BanBan ottiene grande successo con la sua ballata "Ichigo hakusho wo mou ichido" ("いちご白書 をもう一度", "Di nuovo The Strawberry Statement"), che prende titolo dal film "Fragole e sangue" (1969, regia di Stuart Hagmann), mentre poco dopo tocca a lei in persona, con la suadente "Ano hi ni kaeritai" ("あの日にかえりたい", "Voglio tornare a quei giorni"), usata come tema nella fortunata serie televisiva "Katei no himitsu" ("家庭の秘密", "Segreti di famiglia").
Entrambi i brani raggiungono il numero 1 nella classifica dei singoli di Oricon e da quel momento Arai diventa una star, tanto che i tre album pubblicati fino a quel momento entrano in classifica in contemporanea: "Cobalt Hour" si spinge fino al numero 2 (462mila copie vendute durante la sua permanenza in top 100), "Musslim" al numero 8 (275mila copie) e "Hikouki gumo" al numero 9 (279mila copie). 
Non sarà che l'inizio di un'ascesa trionfale, che la porterà a ottenere una popolarità senza precedenti, in particolare all'inizio degli anni Novanta. A oggi Arai viene generalmente ritenuta la regina della musica giapponese, sia per la qualità costante della sua proposta (che ovviamente evolverà nel tempo, abbracciando l'elettronica a partire dagli anni Ottanta), sia per le vendite imponenti, che ammontano a oggi a circa 33 milioni di album e 10 milioni di singoli, senza contare il mercato digitale.
 
Tuttavia, anche considerando la qualità di molte delle opere successive (si segnala in particolare il capolavoro della maturità, "Delight Slight Light Kiss", che nel 1988 darà inizio alla fase più fortunata della sua carriera), rimane difficile superare l'influenza esercitata da "Hikouki gumo" sulla scena giapponese, che da lì in avanti esprimerà numerose cantautrici di altissimo livello (su tutte, Miyuki Nakajima e Mariya Takeuchi, solo per dirne due che nell'immaginario locale compongono insieme ad Arai un immaginario podio femminile dell'era Showa).

Curiosità

- A partire dal 1976, la cantante è nota come Yumi Matsutoya, avendo sposato il tastierista che ha suonato in questo suo album di debutto e che, da lì in poi, ha prodotto tutti i suoi lavori.
- Nel 2013 la title track di "Hikouki gumo" è stata usata da Hayao Miyazaki come tema per il film "Si alza il vento".

Ringrazio J-Canuck per la traduzione del testo di "Henji wa iranai" e rimando al seguente articolo di Motoaki Sasaki per un approfondimento biografico sull'artista.

26/11/2023

Tracklist

  1. ひこうき雲 (Hikouki gumo / Vapor Trail)
  2. 曇り空 (Kumori zora / Cloudy Weather)
  3. 恋のスーパー・パラシューター (Koi no Super Parachuter / Super Parachuter of Love)
  4. 空と海の輝きに向けて (Sora to umi no kagayaki ni mukete / Toward the Sky and Gleaming Sea)
  5. きっと言える (Kitto ieru / I Know I Can Tell You)
  6. ベルベット・イースター (Velvet Easter)
  7. 紙ヒコーキ (Kami hikouki / Paper Plane)
  8. 雨の街を (Ame no machi o / In the Rainy Town)
  9. 返事はいらない (Henji wa iranai / No Need to Reply)
  10. そのまま (Sono mama / Don't Change)
  11. ひこうき雲 (Hikouki gumo / Vapor Trail)


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