Babalot

Un Segno di Vita

2005 (Aiuola) | alt-pop

"...Io la filosofia non la capisco, per questo mi confido con l'astratto. Per nulla disturbato dall'evento di rimanere sempre stupefatto, perché ho chiuso gli occhi dentro un faro...".
La criptica sentenza è la provocazione a doppio taglio con cui Sebastiano Pupillo, ufficialmente Babalot, finge iniziale e candida semplicità, che, subito dopo, supera se stessa nella dichiarazione d'amore al surreale di "Malattia di Luglio", terza traccia del secondo album "Un Segno di Vita", riflessione stralunata sul folle/quotidiano, dopo i primi indizi lasciati, nel 2003, da "Che Succede Quando Uno Muore".

Che il pop del nuovo millennio risuoni, a volte, vacuo e narcisisticamente roteante su di sé, spesso incapace di attraversare anche il più superficiale degli strati epidermici, diventa una sensazione vicina al dato di fatto; quale può essere, allora, la strategia per uscire incolumi dal pericolo-inutilità? Potrebbero esserci diverse strade: dall'ambiziosa presunzione del feticcio/auto da fè che si guarda allo specchio recitando la formula magica dell'auto-convincimento, a una consapevole sconfitta in partenza che lascia irretiti nel circuito dell'auto-produzione e dell'assenza di velleità; nel mezzo (forse) la scelta più intelligente: una sincerità di fondo, che a casa Babalot parla così "influenze? tutte, a noi i vaccini fanno schifo", accompagnata da un'(auto)ironia che, rispetto al reale in cui, proprio malgrado, ci si trova a vivere, a volte può divenire soluzione salvifica, senza intaccare lo sguardo acuto e lucido sulle cose.

In "Un Segno di Vita", questo approccio perviene a una lirica umorale, ma mai triste, magari amareggiata e tendente alla sdrammatizzazione, piuttosto che all'auto-pietismo.
Le osservazioni apparentemente non sense di "Malattia di Luglio" divengono piccole malinconie raccontate in maniera teneramente naif "...Non ho più un compleanno per fare una festa, ho bisogno di perdere una testa…vuota è un regalo di Natale che ho trovato sulle scale per salire di morale…" ("Vuoto").
Non manca certa polemica politico-sociale, che, sfogliando il breviario delle influenze, cita le tonalità del Battisti più indignato e misantropo, rinverdito da fiorellini elettronici ("Diavolo" e "Sigarette"). Gravi dualismi basso/batteria, vicini al modus Joy Division, fedelmente alla dichiarazione d'eterogeneità di spunti, introducono un nichilismo secco e paradossale "...ho visto la luce e ho chiuso le tende..." ("Ho Visto la Luce"), stemperandosi sempre più in un (disin)canto abituato allo stupore, che, come se nulla fosse, chiede: "...mi sono perso in una birreria, perché non posso perdermi a casa, e questa birra non è mia, ma non mi cambia di molto la cosa..." ("La Cosa").

La versione ufficiale del disco si chiude con un'illuminazione: "Ho capito tutto ed è per questo che offro da bere" ("Ho capito"), mentre la versione integrale ospita alcune demo registrate insieme agli amici sparsi già dalle tracce precedenti. Frammenti di conversazione femminile in lingua riempiono l'assenza di testo di "Dissociato", morfologia già sperimentata da Fiumani nell'habitus rock di "Teenage Perversion".
Non mancano divertissement electro-pop in lingua: "The Fool And The Muse" è un primaverile sprazzo di provocazione al vocoder. Che Babalot si diverta a manipolare e smanettare, pervenendo a una camaleontica capacità di produrre suoni antitetici, contenuti in uno stesso album, lo si evince dall'impianto filo-techno di tracce quali "1.33.333" , con il suo biascicato narrare futuristico, seguito dalle illusioni ottiche evocate dai suoni di "Pulizie di Primavera", dal battito quasi techno.

"Suonano le corde della mia racchetta… suonano alla porta ma non trovo la maglietta", è il ritornello ansiogeno dell'incalzare alla Aphex Twin di "Prima Dopo".
Sul finire, versioni live di "Sigarette" e "La Lavatrice e il Muro", con "Antifurto" remixata da dj Pancetta.
E la tradizione del cantautorato apparentemente stralunato, ma acuto di lama lucidissima, degna della tradizione di gaetaniana memoria, accoglie un nuovo ingegno, capace di far uscire dal lo-fi a disposizione nitide istantanee, piuttosto che estemporanee sfocate.

(19/04/2012)

  • Tracklist
  1. Spillatrice
  2. Tutte le ragioni
  3. Malattia di Luglio
  4. Vuoto
  5. Antifurto
  6. Diavolo
  7. Sigarette
  8. Immaginario
  9. Biscotti
  10. Ho visto la luce
  11. Smontavo tutto
  12. Risorse
  13. La cosa
  14. Bamboo
  15. Ho capito
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