Domotic

Ask For Tiger

2005 (Chronowax) | indietronica

Morr Music, la Warp o la Domino a cominciare dal 1998 circa. Negli anni, l'indietronica si è allontanata molto dai suoi padri putativi (album come "Kid A" e "Homogenic") e dal rock per assorbire le ricerche di generi isolazionisti come la minimal techno o l'Idm, e soprattutto per spolverare moog e acidule tastierine analogiche, recuperando melodie pop da psichedelia anni 60 e chi più ne ha più ne metta. In questa operazione, l'indietronica è riuscita a rivisitare il tutto con una fantasia che ha affrancato definivamente il genere dal calderone indie e lo ha reso estremamente popolare (tra le recenti label specializzate vanno menzionate almeno Leaf, Type e Tomlab).

Gli artisti che per un motivo o per l'altro vengono accomunati sotto questa etichetta vantano stili diversificati, spesso personalissimi, ma man mano che si giunge al successo mondiale e all'attesa maturazione, alla fine del 2005 si è forse in grado di fare il punto della situazione, anche grazie a dischi propositivi e totalizzanti come quello di Domotic, al secolo Stéphane Laporte. "Ask For Tiger", oltre a essere emblematico esempio di un'indietronica in stato di grazia, è un album estremamente seduttivo per la sua ecletticità, forte di melodie fulminanti e di intermezzi fatti di interferenze quasi musicali che riportano alla memoria geni del calibro di Matmos e Fennesz.

Sono creazioni come la cantilena sintetica e agrodolce di "I Hate You Forever" e perle pop come "Tonsil", vero singolone dell'album, che dimostrano quanto sia ampia ormai la presa di pubblico dell'indietronica. Anche uno sconosciuto come questo ragazzo marsigliese può conquistare la playlist del cuore di un ascoltatore (la cui età varia dai 17 ai 40 anni) con quella riga di tastiera come ritornello e quella strofa da accordi in libertà registrati sul due piste di casa. Alla fine, la parola "indie" evoca proprio quest'aura fai-da-te, da malinconico genio di provincia, e il miglior produttore è solo il più bravo a trovare questi piccoli miracoli senza scalfire la scontata patina lo-fi (anzi, se non c'è, perché non metterla).

Ma l'indietronica non è solo roba per giovani depressi, e non deve stupire una canzone fresca e giocosa come "Captain Forest's Word Of Advice", dove la voce effetto-cartoon sdrammatizza un arrangiamento molto corale e coinvolgente. Davvero lodevole, poi, saper ripetere l'impresa anche in chiave seriosa, quando da violoncello e metallofono Domotic costruisce uno splendido brano in crescendo ("Not The Movie You Expected"). Questa la bella anima pop di un genere che si è saputo creare uno spirito, un'atmosfera sua propria, nonché un pubblico in perenne trepidazione da disco-della-mia-vita. "They May Be A Tiger" racchiude in un caldo guscio di tastiere proprio questo immaginario "indie": l'insicurezza di una giovinezza eterna nel criptico XXI secolo, il gusto del naturalistico e del bizzarro che si esprime in accostamenti buffi e teneramente poetici, l'amore protettivo, non confessato e incostante, la paura dell'abbandono ("There are students with crazy hair/ and they have shoes I haven't seen before/ and they may be a tiger/ that hurt you").

L'indietronica è in fondo una musica per persone sole: la solitudine è complice e fantasiosa, la compagnia delle persone alienante e grottesca, il rapporto di coppia è la grande utopia di una vita pensata più che vissuta. Tristissimo? Forse; ma si può sempre contare sull'autoalimentante impulso propulsivo delle macchine, la curiosità, la voglia di sfogarsi sui suoni. Soprattutto Domotic, che in "Hugs And Kisses" non ha paura di utilizzare destabilizzanti intermezzi glitch su una romantica quanto spontanea e scanzonata idea acustica, a cui si uniscono infine le tastiere per un finale saturo, melodioso e solenne. Ma il punto di non ritorno del contagioso sperimentalismo indietronico è il patchwork di "Turquoise Trozdem": introduzione lenta e organistica, seguita da delirio noise-elettronico improvviso; poi derive cyberspaziali, un travolgente ritmo rock e infine il caos glitchato di strumentazioni di volo in tilt, per un pezzo che cambia faccia ogni minuto senza sembrare slegato (e ne dura ben 8).

Augurando mille di queste canzoni a Domotic, per il resto si può dire che l'indietronica, oggi, è fatta da queste geniali melodie tra il serio e il faceto, a tratti struggenti e raffinatamente pop come i suoni di "Another Green World", a tratti violente e cerebrali come la razionalità del quotidiano che confina dolorosamente con l'emozione. Chiude un disco praticamente perfetto "Animals Are Ugly And So Am I", lungo lamento di un satellite rotto in orbita sopra la terra, che poi entra in contatto con l'atmosfera, sembra si disintegri e invece, improvvisamente, funziona. Il satellite trova la strada perduta. L'ascoltatore trova un disco imperdibile.

(10/05/2012)

  • Tracklist
1. Meanwhile, In The Woods
2. I Hate You Forever
3. Tonsil
4. Hugs & Kisses
5. Turquoise/Trotzdem
6. Self-Service And Robots
7. Not The Movie You Expected
8. Captain Forest's Word Of Advice
9. Nyeps Club
10. There May Be A Tiger
11. Animals Are Ugly And So Am I
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