Dozhens

Cose Malvagie

2005 (Homegrown) | electro, hip-hop

Dal '96 esiste, in quel di Padova, un combo hip-hop che risponde al nome di Dozhens. In quartetto (SileK, Radio, Nevo, Mote sono i moniker da loro scelti) la band scende in campo a supporto dei tour di personalità ultrapopolari come Frankie Hi-NRG, Ice-One, Piotta e 99 Posse), indi registrano una cassetta autoprodotta ("DHS", '98) a raccogliere le performance più rilevanti fin qui prodotte. Nel 2001 i quattro decidono di ampliare le proprie possibilità espressive, fino a rinnegare la produzione precedente, modificare la strumentazione allo scopo di ridurre la parte campionata, e inglobare un quinto elemento (Fungo, a percussioni e basso).

Approntate nuove mosse preparatorie (la raccolta "Hi-Tech", del 2003, e l'introduzione di un chitarrista, Boa), i Dozhens compiono il grande balzo della lunga distanza, "Cose Malvagie", primo saggio di un cambio di rotta votato alla contaminazione etno-elettronica, sia vocale che strumentale, non dimentica in ogni caso delle loro radici hip-hop. Il primo ascolto dell'opera non delude le aspettative.

Dopo un "Prologo" di paludi electro e campionamenti sommessi, emergono i vocalismi zombie di "Li Elam", arricchiti dell'attacco della base e dei contorni cLOUDDEAD al ralenti, soundscape e canti tribali all'unisono. Vengono poi il funk-jazz caleidoscopico di "Metropolis", la ritmica dance-hall di "Reverie Jaune", impreziosita da suggestive folate nel sottofondo, grumi di chitarre, sampler e percussioni (vagamente Minimal Compact), "Body Flow", con chitarre lounge-ambient e laghi di distorsioni, e i mormorii voodoo dal rap spiritato di "Daemon". Ancora originali sono i numeri d'ibridazione tra Negresses Verts, basi cangianti, chorus dialettale, taranta e pizzica salentina e piglio da "Ballo di San Vito" caposseliano ("Mare Nostrum") e quelli strumentali di flanger aerostatico, applicato a una chitarra noir con intro strumentale ("Trip To Emptiness").

Il tutto, però, regge scarsamente la prova del tempo. E' un album, ma ancor di più una carta di possibilità creative, che si adopera in tortuose strade parallele, percorse con poca prudenza e spregiudicatezza commoventi. Carico di buone intenzioni stilistiche, sviato da centri nevralgici che possano metterne seriamente in discussione l'accentuata staticità, il passo dei Dozhens, relativamente ampio, è ancora al di fuori della loro portata. Dal punto di vista dell'ascolto accorda sperimentazione a divertimento, ma sono entrambi sottotono.

(04/08/2019)

  • Tracklist
  1. Prologo
  2. Li Elam
  3. Metropolis
  4. The Shadow
  5. Reverie Jaune
  6. Trip To Emptiness
  7. Smoog
  8. Daemon
  9. Mare Nostrum
  10. Body Flow
  11. Epilogo
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