FR Luzzi

Happiness Is An Overstimated Value

2005 (Arabsheep) | alt-pop

Distante dai più importanti centri di diffusione per la musica indipendente in Italia (che già non si distingue come un paese guida per questo tipo di artisti) il Friuli Venezia Giulia sta da un po' di tempo riemergendo da un lungo isolamento per sbarcare sulla scena nazionale e farsi conoscere ai più. A dimostrazione di tutto ciò, il recente successo di Scuola Furano e della label Riotmaker, ma anche la nascita della Arab Sheep, che produce proprio il disco di Francesca Luzzi. Va premesso, comunque, che non ci troviamo davanti ad alcuna rivoluzione e che il lavoro della Luzzi rientra tranquillamente nei canoni di un indie-pop prettamente acustico e intimista che però rilassa e fa passare una piacevole mezz'ora all'ascoltatore.

Il primo pezzo, "Human Race", poggia delicatamente su ritmo e arpeggio chitarristico che fanno ricordare gli scozzesi Belle & Sebastian dalla cui lingua Francesca prende anche il cantato rigorosamente nell'idioma di Albione: voce delicata che si incastona piacevolmente nelle melodie intessute dalle chitarre. Dal ritmo leggermente più sostenuto del primo brano passiamo a "Pearls Before Swine", che ci porta subito in un clima più intimista e dilatato, sul quale la voce stende il suo manto di delicatezza lasciando però ampi spazi al solo suono della chitarra acustica. "Genius Guy", terza traccia del disco, è una canzone che oserei definire pomeridiana, di quelle da ascoltare seduti accanto alla finestra mentre il sole diminuisce di intensità e va a congiungersi con la notte, lo schema è semplice e canonico, questa volta impreziosito da qualche spunto di chitarra elettrica, ma riesce a trasportare ugualmente in un'atmosfera tiepida e piacevole. "After Dark", invece, è un brano malinconico, lento e quasi lamentoso, in cui la voce di Francesca fa da padrona, riuscendo a dilatare ancora di più le già eteree sonorità di fondo.

Nella pastorale "Your Sister" la voce e l'armonica disegnano paesaggi che richiamano quelli della "Fat Old Sun" di David Gilmour: il pensiero vola verso il verde e la campagna, verso l'infanzia più spensierata e gioiosa. L'atomosfera si fa più flebile e sommessa nel pezzo seguente, in cui Francesca quasi sussurra le parole su un bel tappeto di chitarre e sonorità quasi psichedeliche. "Sugar Family", invece, è quasi un ritorno all'inizio del disco, un ritmo più acceso e un cantato più allegro, che ci conducono verso i due brani finali: "The Ferry Sea", intimista e profondo, e "The Thor Im My Side Is Gone" (cover degli American Music Club), in cui il suono delle campane fa da sfondo alla delicata voce della Luzzi.

Un disco non rivoluzionario, canonico, che però si fa ascoltare con piacevolezza e senza troppi patemi.
  • Tracklist
  1. Human race
  2. Pearls before swine
  3. Genius guy
  4. After dark
  5. Your sister
  6. I might talk to you
  7. Sugar family
  8. The ferry sea
  9. The thorn in my side is gone
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