Modey Lemon

The Curious City

2005 (Birdman) | hard-rock, proto-punk

Operazione revival: potrebbe essere questo un giusto sottotitolo alla carriera dei Modey Lemon (un trio di Pittsburgh giunto al terzo album). Soltanto che stavolta lo sguardo non va a posarsi sugli anni '80, come è ormai abitudine recente, ma sugli anni '70, rifacendosi all'hard-rock dei Led Zeppelin e al proto-punk degli Stooges. Originariamente uno duo (Phil Boyd alle chitarre e, udite udite, al moog e Paul Quattrone alla batteria), i Modey Lemon hanno, dal secondo disco, deciso di infarcire il loro suono con basso e tastiere (Jason Kirker): ne è venuto fuori un minimo di svecchiamento, dato che Kirker utilizza le tastiere più che altro come effetti elettronici di disturbo.

Queste le coordinate. "Bucket of Butterflies", brano d'apertura, mantiene alta la soglia di attenzione: il canto impostato si staglia su rincorse di chitarre e cambi di tempi "saltellanti", il revival è puro in quanto la band si limita a ricopiare senza mostrare gran personalità, ma è portato con mestiere e senso rock. Il pezzo alla fine è godibile. Il problema del disco, che causerà la totale perdita di interesse degli ascoltatori, emerge però subito. Con la seconda traccia, "Sleep Walkers", un numero base ben eseguito, ma scontato e privo di un qualsiasi spunto: la materia non è il massimo, anzi, e la professionalità e la conoscenza del genere non riescono a vincere da sole.

"In Another Land", con un passo sobbalzante e frenesia di tastiere, e la lunga declamazione di moog di "Finger, Drains" provano a sorprendere variando il tema e puntando sull'arma dell'atmosfera profonda/cupa. Altri brani, come "Mr.Mercedes" e "Red Lights" mostrano influenze più recenti, con la prima a piazzarsi sulle coordinate melodiche degli Oasis da inno (quelli di "Definitely Maybe") e la seconda ad indugiare in sfacciate pulsioni stoner alla Queens Of The Stone Age. Il peregrinare è del tutto inutile, il disco resta avvolto da una spessa patina di povertà intima.

Una dimensione finalmente riuscita ritorna quando ormai è troppo tardi, con "Mountain Mist", breve sparata pop-rock con rivestimento hard, un numero minore ma efficace; sorprendono altresì i delicati arpeggi noir di "Countries", figli di Lanegan. Chiude "Trapped Rabbits", jam hard-rock con qualche buon momento, semplicemente dilungata all'eccesso (i suoi 16 minuti sono eccessivi e annacquatori). Nonostante qualche colpo di coda e un generale senso di "padronanza della materia", "The Curious City" non strappa la benchè minima convinzione: alle potenzialità non ha fatto seguito un numero decente di buoni brani.

(29/12/2009)

  • Tracklist
  1. Bucket of Butterflies
  2. Sleep Walkers
  3. In Another Land
  4. Mr. Mercedes
  5. Fingers, Drains
  6. Red Lights
  7. In the Cemetery
  8. Mountain Mist (The Universe Comes Undone)
  9. Countries
  10. Trapped Rabbits
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