Reeks And The Wrecks

Knife Hits

2005 (Tumult) | avant-blues

E' difficile salutare l'esordio discografico di un gruppo e, nel contempo, scriverne il necrologio.
Sì, perché i Reeks And The Wrecks si sono concessi una rapida apparizione sulla scena musicale, pur essendo un progetto già chiuso per cause di forza maggiore: destino ha voluto infatti che il loro chitarrista Orion Satushek, vera e propria mente del gruppo, sia passato a miglior vita come si conviene alla "dannata" rockstar media, ovvero messo sotto da un automobilista ubriaco.
Dopo alcuni mesi di stallo, passati a interrogarsi sull'opportunità di proseguire il lavoro intrapreso, i nostri hanno deciso di immortalare un paio di lustri di carriera, trascorsi suonando in giro per la natìa California, durante i quali pare abbiano inciso un Ep e qualche cassetta, reperibili più o meno come il Santo Graal.
Sfida intrigante quella di provare ad associare il suono cupo e plumbeo di "Knife Hits" a quello di qualunque altro disco, l'avvertimento è quello di cominciare fin da ora ad approntare la bandiera bianca, a meno che non siate avvezzi all'ascolto di progetti che prevedano una batteria sporca, un basso deciso, una sferzante chitarra slide, sorprendenti effetti elettronici (in dosi misurate) e un trombone che ora recita da protagonista, ora va a fondersi con la sezione ritmica.

Il disco si apre con "Blue Ballroom", i primissimi secondi dicono di un riff forse già sentito, per il quale già starete maledicendo chi scrive, ma è una parentesi brevissima: entra in scena il trombone di cui sopra, tutto si fa incredibilmente ossessivo, la batteria vi aggredisce, la chitarra si fa strada a coltellate, il pezzo cessa con trenta secondi di pura distorsione, giusto per farvi un'idea dell'affare in cui vi siete cacciati.
Si prosegue poi con "Mosquito Crash Diamond Gun", marcia costruita su ritmi sudamericani, il cui incedere pare un attimo più convenzionale e con l'inizialmente rarefatta "Maui Wow Wow", possibile colonna sonora di un western avente degli zombie come protagonisti.
Dura giusto un attimo la nervosa parentesi di "Free Smoke", che ci separa da "Nerf", pezzo nemmeno tanto velatamente noise, incentrato su una chitarra violentemente distorta (Caroliner?), e da "Dunebuggy", originalissima escursione nel surf-rock.
Se la successiva "Nutsack Cadillac" potrebbe spingere i più scettici fra voi a trovare un barlume di convenzionalità (facendo uno sforzo mica da ridere), preparatevi a rimanere spiazzati dalla vostra tipica band dell'oltretomba che si misura nell'esecuzione di un valzer ("The Waltz", appunto).
L'ennesimo cambiamento di rotta ci consegna la scarna e dilatata "Silverthaw", costruita su un reiterato arpeggio di chitarra e su percussioni appena accennate, giusto per attenuare la sorpresa in vista dell'inaspettato gioco di sampling di "Stoners On Fire", che sancisce la conclusione del disco.

Null'altro da aggiungere, se non l'invito a procurarvi qualcosa di cui non sentirete parlare mai più.
  • Tracklist
  1. Blue Ballroom
  2. Mosquito Cash Diamond Gun
  3. Maui Wow Wow
  4. Free Smoke
  5. Nerf
  6. Dunebuggy
  7. Nutsack Cadillac
  8. The Waltz
  9. Silverthaw
  10. Stoners On Fire
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