7th Floor

Slaves Of the System

2006 (autoprodotto) | alt-rock

E’ il febbraio del 2005 quando Joe Crivelli (chitarra), Alessandro Farina (basso), Emanuele Amatruda (batteria) e Brian C. Cowan (chitarra) danno vita, tra gli splendidi panorami della costiera amalfitana, al progetto 7th Floor, luogo musicale in cui hard-rock, blues e tracce labilissime di funk vengono riletti alla luce di un'attitudine "indie" che nel loro primo disco, interamente autoprodotto, dimostra di sapere il fatto suo, nonostante siano ancora di là da venire risultati tali da far gridare al miracolo. A ogni modo, le sette tracce che compongono questo "Slaves Of The System" hanno il pregio di risultare mediamente intriganti, ben arrangiati e suonati con quella giusta dose di passione che davvero risulta difficile non lasciarsi trasportare.

Certo, preferiremmo che l’ underground nostrano avesse il coraggio di osare di più, sempre di più, avvicinando sonorità meno "scontate", eppure, non potendo farci niente, sappiamo benissimo che quando il cuore rock batte con la dovuta regolarità è giocoforza (se non un dovere!) stare al gioco. Difficile, ad esempio, non ammettere che il ritornello di "Heaven’s Falling Down To Earth" ha tutte le carte in regola per monopolizzare l’etere, facendomi pensare, tra le altre cose, a certi primissimi Journey. Dal canto suo, "Change My Life" presenta una buonissima mistura di psichedelia e fragranze metal di chiara matrice Aor e, se la title track lancia un galoppo tutte scintille e fiammate, il delicato acquerello che ne scardina la progressione dimostra che la band sa anche giocare con i chiaroscuri e le sfumature emozionali. Un discorso, quest’ultimo, che trova sbocco nella ballata di "Forgive Me", che, in fin dei conti, rappresenta il momento meno interessante dell’intero lotto.

Con le dovute precauzioni e tutte le prescrizioni del caso, "Take Off Your Disguise" svolge il suo compitino hard-elico , tutto wah-wah febbricitanti, voce biascicante ma decisa e sfarfallanti solo d’ordinanza. Nel complesso, comunque, un brano piacevole, anche se è solo con "Someone Here My Call" che ritroviamo, finalmente, quella verve e quell’urgenza espressiva di cui l’iniziale "Heaven’s Falling Down To Earth" è, senza ombra di dubbio, esempio lampante e sicuramente da seguire per ulteriori, auspicabilissimi sviluppi. Senza dimenticare, comunque, che lo stesso congedo di "There’s a Battle In My Mind" ci ha fatto muovere il culo come non sempre ci capita di fare. Ed è sempre una bella sensazione: come quando, in macchina, è tutto un sorpasso spericolato di lente, inutili accozzaglie di gente morta dentro.

(09/05/2006)

  • Tracklist

1. Heaven’s Falling Down To Earth
2. Change My Life
3. Slaves Of The System
4. Forgive Me
5. Take Off Your Disguise
6. Someone Here My Call
7. There’s a Battle In My Mind

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