Alejandro Escovedo

The Boxing Mirror

2006 (Back Porch) | songwriter

Il ritorno di Alejandro Escovedo è di quelli che fanno bene al cuore, perchè il rock, nel suo mettersi a nudo e nel suo essere semplicemente musica per il corpo e per l'anima, senza strafare, riesce, quando vuole, a farci sorridere, e, perchè no?, anche versare qualche lacrimuccia tonificante.
E' un gioco altalenante, ma vale la candela.
Dopotutto, chi ricorda i leggendari punkers dei Nuns e la loro "Decadent Jew" (ditemi di si, vi prego!) conoscerà bene il valore e l'onestà artistica del musicista texano.

"The Boxing Mirror" è un disco autobiografico, prodotto dall'amico John Cale.
Un disco in cui differenti umori trovano sempre una sintesi invidiabile e in cui la mano dell'ex Velvet Underground tiene costantemente sotto controllo il lirismo nostalgico ma possente (quando occorre) di Escovedo.
Canzoni come "Arizona" sono lo specchio di una vita che conosce tormenti e dolori (tre anni fa il Nostro si ammalava di una grave forma di epatite C).
Una vita che non dimentica (e come potrebbe!) che, alla fine del tunnel, prima o poi, ritornerà la luce. Ed è per questo, allora, che l'esuberanza è sempre dietro l'angolo; quell'esuberanza che, se "Dear Head On The Wall" mostra di possedere mediata da un respiro quasi Ridgway-iano, in "Break This Time" si veste di punk ma con Springsteen nello specchietto retrovisore.

Ma se anche in "Sacramento & Polk" (già apparsa in "Bourbonitis Blues" del 1999) domina un senso di ferocia incombente, in fin dei conti questo è un disco che fa i conti in primo luogo con ferite che non sono ancora del tutto rimarginate.
Lo si avverte, certo, in quelle ballate dolorose e attraversate da un senso di fragilità irrimediabile.
Ma anche l'elettricità di "Notes On Air", con quel suo indeciso destreggiarsi tra Dream Syndicate e Toiling Midgets, finisce per sottolinearne la forza catalizzante.

Per il resto, godersi il musicista nella sua continua ricerca emozionale non può far altro che confermare il senso di magia che aleggia su tutta l'opera.
E, dopo una "Looking For Love" che scivola via sinuosa e toccante ed una "Tha Ladder" che ha il sapore acre della frontiera (un omaggio alle sue radici messicane), tocchiamo una vetta di assoluta poesia nel rovistare pacato e romantico della splendida "Evita's Lullaby".

Canzoni che potrebbero accompagnarci dappertutto, su questa terra; eppure, piace immaginarle colonne sonore di viandanti al limite della notte, quando il silenzio è benedetto, sacro.
L'elegia dolente di "I Died A Little Today", lo scalpitante ballabile di "Take Your Place" e la sua versione più disimpegnata in "One True Love" finiscono per completare un quadro invidiabile, anche se è con la tenera ninna-nanna della title-track (al passo marziale della batteria e cullata da un'esile figura di piano) che vogliamo congedarci da un disco senza alcun prestesa rivoluzionaria - ammesso e non concesso che le voci del cuore e dell'anima non abbiano una forza rivoluzionaria...

(02/10/2006)

  • Tracklist
  1. Arizona
  2. Dear Head On The Wall
  3. Notes On Air
  4. Looking For Love
  5. Ladder, The
  6. Break This Time
  7. Evita's Lullaby
  8. Sacramento & Polk
  9. Died A Little Today
  10. Take Your Place
  11. The Boxing Mirror 
  12. One True Love
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