Callisto

Noir

2006 (Fullsteam) | post-rock, post-hardcore

A poco più di un anno dalla rocambolesca pubblicazione dell’album d’esordio, l’ottimo "True Nature Unfold" (Fullsteam/ Earache), prodotto dallo scomparso Mieszko Talarczyk (Nasum), i finlandesi Callisto, promettente realtà post-core , alla seconda prova sulla breve distanza, si trovano già davanti a un difficile crocevia: immobilizzarsi volontariamente, come gran parte delle band in circolazione, presso paludosi territori mogwaiani oppure tentare l’allungo verso la riva più lontana del post-rock emozionale (anche se il growl dei cinque ragazzi di Turku porta a pensare a un post-metal moderato). Dopo gli ottimi spunti dell’album di debutto, i Callisto di "Noir" scelgono la prima soluzione a scapito di quella originalità monolitica, a tratti Mastodon-tica, che aveva caratterizzato l’esordio. Per carità, il disco è piacevolissimo, e riesce pure a intrattenere, ma sono troppi i momenti di stallo, troppe le ridondanze, e i loop costruiti laboriosamente finiscono presto nel dimenticatoio, senza lasciare traccia.

Eppure la stoffa è innegabile. "Wormwood" e "Latterdays Saints" si snodano fra atmosfere torbide, crepuscolari, quasi free-jazz, ma al contempo inutili (la lunghezza dei brani nuoce forse alla loro efficienza), contraddittori (dalla mistica foschia emerge un night-club degli anni 30) e ad alto rischio obnubilamento. Sembra di ascoltare un album di b-side dei Mogwai cantato in growl , e il paragone non giova alla causa, anzi. I suoni appaiono vecchi, già sentiti, come appartenenti a una scuola morta e sepolta. La spregiudicatezza e l’incredibile freschezza di brani come "Black Hole" o "Like Abel’s Blood Cried For Revenge" sembra irrimediabilmente smarrita.

Il senso di dejà-vu imperante si stempera di rado (qualche passaggio di "The Fuggitive", le impennate di "Folkslave"), mentre la direzione dell’album non subisce grandi variazioni (con l’eccezione, invero mediocre, di "Pathos"). I boschi occulti immaginati dalla band non trasudano di quel terrore viscerale e immanente delle foreste esplorate dai Sunn O))) o dai Guapo: gli arpeggi scontati e il volersi ostinare sulla stessa nota per sette minuti appesantiscono enormemente le tracce, già segnate da una struttura di fondo a dir poco convenzionale (introduzione sommessa, spesso elaborata con una chitarra solista; parte centrale con due o tre picchi "emotivi"; spolverate di sax; banalissima conclusione).

Ciò che delude, quindi, e che spinge a pensare malignamente che "True Nature Unfold" sia stato un felice caso isolato, oltre all’assoluta mancanza di creatività, è il permanente ristagnarsi del sound, delle tematiche, degli intrecci, con continui nonché sterili rimandi alla scena nordica (Cult Of Luna, Sigur Rós). L’esempio più eloquente è "A Close Encounter": un pasticcio tra Explosions In The Sky e proprio la band di "Takk…", dove il senso di smarrimento del gruppo raggiunge il suo confusionario apice.

La parte conclusiva dell’album mostra però incoraggianti segnali di ripresa, con "Folkslave" e soprattutto "Woven Hands", il pezzo più significativo di questo "Noir". Finalmente i Callisto recuperano gli elementi di "True Nature Unfold" e, senza l’urgenza di aggiornarli, ritrovano le distese solitarie e malinconiche del debut-album . Anche la batteria cessa di annoiare gli astanti, e la disperata lentezza da patologia, da morbo, si trasforma, alla stregua dei Neurosis, in possanza, in cura. Le chitarre (ad opera del cantante, Markus Myllykangas) si liberano di schianto dei vetusti giri ostentati per oltre 40 minuti rimodernando, almeno nel finale, questo attempato baraccone ancora incerto su quale crinale poggiare. Tuttavia, sembra una specie di gol della bandiera, dacché nell’insieme i Callisto di "Noir" non convincono, rivelandosi incapaci di scrollarsi di dosso l’onda lunga di "Young Team". Ai ragazzi di Turku, appena ventenni tra l’altro, auspichiamo un ritorno in grande stile, magari con meno Mogwai in testa e più passione nel cuore.

(06/12/2006)

  • Tracklist
  1. Wormwood
  2. Latterdays Saints
  3. The Fugitive
  4. Backwoods
  5. A Close Encounter
  6. Pathos
  7. Folkslave
  8. Woven Hands
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