King Biscuit Time

Black Gold

2006 (Poptones) | indie-pop, elettronica

di

A volte, nemmeno troppo raramente, si legge tra le righe di una recensione qualcosa come: "Se potessi, vi inviterei a ritirarvi dalle scene finché siete in tempo, perché stroncarvi definitivamente al prossimo disco sarebbe davvero straziante". A volte, più raramente, questa cosa effettivamente accade: la Beta Band si è sciolta poco più di un anno fa, dopo il canonico best of per onorare il contratto con la casa discografica. Una lacrimuccia, qualche rimpianto per quella che è stata una delle più promettenti band proto-indietroniche di fine millennio, e ognuno per la sua strada.

Nell'anno 2006, dopo un Ep d'esordio davvero underground dal titolo "No Style", ritroviamo la mente del trio, Steve Mason, col suo nuovo progetto personale, King Biscuit Time, e il primo Lp: "Black Gold". La Poptones Records, che lo produce, non nasconde le speranze: "Se John Lennon avesse 33 anni e fosse vivo, farebbe musica tipo l'hip-hop acustico-politico di King Biscuit Time".
In realtà (al contrario di quel poco che si sentiva in "No Style"), l'album non ha molto né di hip-hop, né di acustico, né di politico. Il singolo, "Kwanchow", è una bella canzone della Beta Band emo-pop dell'indimenticato "The Three EPs". Ebbene sì, Mason è nato per cesellare perfetti brani da indie-chic dal cuore tenero, cioè esattamente quello che il suo pubblico si aspetta dal 1997. Bei ritmi chitarristici a cullare melodie che non hanno nulla da invidiare a Architecture In Helsinki, Radio Dept o a uno qualsiasi dei gruppi ritratti nelle spillette tonde attaccate alle borse della gente. Della vecchia aura psichedelica, a beneficio delle vendite, non è rimasto nulla se non la voce vellutata di Mason, che però si innalza, si addolcisce, avvicinandosi in maniera sensibile a un Neil Young in stato di grazia ("All Over You" - forse il miglior pezzo dell'album).

Con canzoni belle così, dai suoni ricchi e pieni, varie, piacevoli come lenzuola fresche di bucato, Mason avrebbe già fatto il suo disco migliore. Non contento, non rinuncia, seppure con moderazione, a surfare quegli eclettismi che sono da sempre stati croce e delizia della sua ex-formazione. Le pericolose derive hip-hop che fecero probabilmente la rovina dell'album omonimo della Beta Band qui cominciano subito nella prima, remixabilissima traccia "C I AM 15", dove si inserisce persino un rap esotico autocelebrativo, e si esauriscono altrettanto subito nella batteria digitale versus fisarmonica sintetica della seconda traccia ("Izzum").
Ma l'album è tutto molto curato, e invito a notare gli eleganti archi sintetici di contorno a "Paperhead", pezzo che gioca con un certo successo tra vuoti e pieni, pause e cambi di ritmo; oppure il bel risultato dei filtraggi tutti elettronici in "Way You Walk" (complimenti al missaggio). Di livello un po' più basso, ma comunque degne di essere ascoltate, "Rising Son" e "Impossible Ride"; l'impressione generale è proprio che Mason, da solo, sia riuscito a raggiungere quell'equilibrio che alla Beta Band è sempre mancato.

Nonostante l'imbarazzante brevità del tutto (meno di 40 minuti di musica), è evidente che è proprio "Black Gold" il disco del riscatto per Mason, l'ennesima riprova del protagonismo musicale degli scozzesi nella scena indie . Prova anche a strapparmi un votone, il taccagno, con quel riuscitissimo minitributo ai Kraftwerk come ultima traccia, ma io, con eroica professionalità, resisto.

(25/04/2006)

  • Tracklist
  1. C I AM 15
  2. Izzum
  3. Impossible Ride
  4. Kwangchow
  5. Lefteye
  6. All Over You
  7. Way You Walk
  8. Paperhead
  9. Rising Son
  10. Metalbiscuit
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