Lebanon

Sunken City

2006 (Fast Music) | post-rock

Il post-rock è davvero un linguaggio (se di linguaggio si può parlare) universale. E i Lebanon ne sono i rappresentanti più in vista in quella scena israeliana che, nonostante i tanti problemi sociali e politici, continua a tessere le fila di un apprezzabilissimo discorso musicale. Inizialmente The Noisy Mornings, un progetto a due tra Juval Haring e Avinoam Sternheim, (con all’attivo l’ep di “Ghost Head Nebula” del 2001), con l’arrivo di Avishy Londner e Ira Motstein i “mattini rumorosi” diventano Lebanon nel 2005, con l’intenzione di proseguire su quelle stesse coordinate post-, ma con una maggiore attenzione al dettaglio ritmico e alla dimensione lirica.

Non a caso, dunque, questo esordio, pensato come una sorta di concept su vari “disastri collettivi e personali” (da quelle parti ne sanno qualcosa…), si avvale della collaborazione del poeta Roni Hirsch. Descritto come un incrocio tra Mogwai, Explosions In The Sky ed Earth (quelli di "Hex; Or Printing In The Infernal Method"), “Sunken City” è un lavoro validissimo, nonostante pecchi leggermente di calligrafismo. Solo un dettaglio, comunque, perché i nove strumentali scorrono via con estrema fluidità, a cominciare da quel “Ghost Head Nebula” che racchiude un po’ tutte le intenzioni della band. I crescendo turbolenti, la quiete improvvisa che lascia assopire gli ardori, le fughe vagamente stellari che sanno di psichedelia "floydiana" ma anche di Paik, tra rumori di fondo, corde che s’accartocciano con delicatezza e illimitata percezione extra-sensoriale, dicono di tanta rabbia ma anche di tanta volontà di vita. Ma la retorica è solo uno spettro innocuo, dietro le cascate di accordi cristallini che scivolano tra sfumature e vampate distorte (“Ayaloncity Blues”).

Poi, trovi quelle dissertazioni dall’aria “colta” che raccolgono voci richiamanti vita vissuta, mentre le armonizzazioni fissano lo sguardo lì dove è difficile far finta che il tempo non sia mai trascorso ("Highschool"). Così, come una colonna sonora, la musica accompagna le immagini che essa stessa finisce per evocare. Bastano pochi accordi, pochi, leggerissimi movimenti perpetrati nel silenzio per lasciare che tutto un mondo venga fuori dal suo bozzolo (“Horror Movie”). In continuo movimento, vengono definiti paesaggi e affrescate sensazioni (“Bicycle”), mentre qualche volta le prospettive, sempre sconfinate, muovono da particolari vicinissimi ("In The Ether"). Le convulse ascensioni della chitarra (che in “Angst Undone” si fanno più dissonanti e frenetiche) e i repentini crolli lungo declivi sconnessi farneticano di un mondo fatto di emozioni senza compromessi, incapaci della giusta misura (“My Hero”).

Tanto che poi, alla fine, un volo quasi space-rock come quello di “1983” è più che una naturale evoluzione: una meta ambita, ricercata con caparbietà, impegno e passione. Non resta altro che consigliarvene l’ascolto, quindi, perchè, anche se non ancora maturo e personale, il suono dei Lebanon è comunque avvincente, oltre che tremendamente ricco di “paesaggi immaginari”.

(07/06/2006)

  • Tracklist
  1. Ghost Head Nebula
  2. Ayaloncity Blues
  3. Highschool
  4. Horror Movie
  5. Bicycle
  6. In The Ether
  7. My Hero
  8. Angst Undone
  9. 1983
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