Pretty Girls Make Graves

Elan Vital

2006 (Matador) | power pop, alt-pop

I Pretty Girls Make Graves (Leona Marrs in luogo del chitarrista Nathan Thelen, Derek Fudesco, Andrea Zollo, Nick Dewitt, Jay Clark), band di Seattle con nome preso di peso dal debutto omonimo degli Smiths, pervengono a "Elan Vital" arricchendo il mood dei loro rapidi attacchi combinati punk-pop, presenti soprattutto nel primo Ep "Good Health" (Lookout, 2002). Se già in questo caso i cinque erano in grado di far concordare più istanze stilistiche, a studiare il genere da inquadrature particolareggiate, in questo nuovo album la stessa questione si fa peculiare. Si prenda come esempio quel gioiellino melodico che è "Parade", pop-song ben lubrificata che lambisce i tratti del bans guidato dal piano elementare, in grado di rispolverare - nelle vocal - i sovracuti combattivi di Cyndi Lauper.

La carrellata di squisitezze conquista però nuovi apici con il bubblegum-punk , quasi un oldies festante, di "Pyrite Pedestal" (canto appeso Nancy Sinatra, bacchettare del batterista, tastiera raddolcita), a doppiare i New Pornographers e portarli verso la cavalcata delle chitarre e della sezione ritmica spumeggiante, e con "The Magic Hour", una forma-canzone che parte da uno schizofrenico riff garage , passa attraverso una wave eterea (quasi Bel Canto), quindi si sfoga in sfuriate che piacerebbero ai primi Yeah Yeah Yeahs.
Il piano all’attacco di "Domino" ha persino tentazioni disco à-la Silver Convention, mentre quello di "The Number" accompagna un basso horror , insieme incorniciando una sorta di solenne musical emo-pop . Nell’acrobatico "The Nocturnal House" compaiono i !!! alle prese con sincopi taglienti tropicalia-tribal in staffette armoniche incalzanti, e in "Pictures Of A Night Scene" il triangolo chitarra-basso-piano incrementa la dinamica per ospitare un sax stordente.

Altri tre brani nobilitano il disco. Anzitutto c’è "Pearls On A Plate": un mantra delle tastiere estatiche che muta in ballata eterea, notturna, quasi angosciata, soggiogata da un tema corale Bachiano che sovramplifica emotivamente il tutto, e conduce ai registri semi-sinfonici delle ampie pennellate degli archi. Quindi un breve - ma originale - intermezzo electro-noir ("Untitled"), condito da battimenti e dissonanze di acustica, tromba riprocessata e percussioni, e "Selling The Wind", pièce guidata da un accordion dall’umore melanconico (subito raggiunto dal classico interplay chitarra-basso-batteria) nuovamente in preda a toccanti sbalzi emotivi e a momenti di danze klezmer . Chiude "Bullet Charm", brano articolato (quasi complesso, soprattutto dal punto di vista del canto, da sospiro, a invocazione, a coro) che dopo l’ incipit di trombe moltiplicate e il nuovo exploit wave-oriented da Echo & The Bunnymen via Editors, arriva a rarefazioni pregne di cacofonie chitarristiche, fino a una singolare stasi ambient.

In tutta sincerità, è il convincente parto artistico (finora il loro più riuscito) di una band che non si accontenta di vivacchiare su istantanee contagiose. Canto altamente malleabile, al limite del camaleontico, creazioni armoniche comunicative, e canzoni a nervi scoperti da una parte, ambientazioni sonore variopinte dall’altra, portano alla fusione di ritmo brioso con scatto inventivo. Ha sempre qualcosa con un minimo d’interesse da proporre, anche quando scende a patti con le tentazioni modaiole, o i vagiti commercialoidi, o le pretese di complessità.
Le percussioni della breve "Untitled" sono accreditate a un non meglio precisato "dude in a room".

(10/09/2006)

  • Tracklist
  1. The Nocturnal House
  2. Pyrite Pedestal
  3. The Number
  4. Parade
  5. Domino
  6. Untitled
  7. The Magic Hour
  8. Selling The Wind
  9. Pearls On A Plate
  10. Pictures Of A Night Scene
  11. Wildcat
  12. Bullet Charm
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