Alpha

The Sky Is Mine

2007 (Don't Touch) | pop, elettronica

Nei turbolenti e ricchi anni di fenomenologie musicali di rilievo, il trip-hop ha smosso le acque in più di un genere. Si è incrociato con il jazz (da cui altresì derivava), si è rigenerato nel post-punk, si è nobilitato col recupero della musica per film, e ha trovato nei Massive Attack lo stesso referente che è stato Bob Marley per il reggae.
Il progetto Alpha nasce proprio con l’etichetta Melankolic dei Massive Attack. La perfetta sintesi tra le partiture orchestrali e le varie voci, pronte a dar corpo alle composizioni, rende il loro esordio” Come From Home” imprescindibile per chi voglia cogliere al meglio le sfumature più raffinate della contaminazione trip-hop.

La coerenza stilistica degli Alpha ha allontanato molti dei primi cultori della band, che non hanno gradito la forsennata ricerca del nuovo, e la scarsa rilevanza dell’elemento vocale a tutto vantaggio di un suono sempre più orchestrale e meno commerciale. “Stargazing”, terzo album del gruppo, dimostrava una evoluzione stilistica che superava le intuizioni dell’esordio, ma i tempi erano cambiati e le attenzioni del pubblico erano già altrove.
I due volumi di “Lost In A Garden Of Clouds” concentrano le attenzioni sulla musica da film, unendo con un filo invisibile John Barry con Burt Bacharach, senza dimenticare la scuola francese, da Brel a Gainsbourg.
“The Sky Is Mine” cerca di riproporre gli Alpha all’attenzione di un pubblico sempre più distratto. Le lodi della stampa sono state tempestive, facilitate da una maggiore fruibilità della recente proposta, che vede la presenza stabile di una vocalist: Wendy Stubbs. La ricerca di un’esplosione emotiva caratterizza tutto l’album, senza trovare però molti sbocchi. Le tessiture strumentali si dilatano incontrando melodie, che, affidate per lo più alla voce, finiscono per essere talvolta lievemente soporifere.

Non è un brutto disco, comunque, “The Sky Is Mine”; la professionalità e il buon gusto sono sempre presenti, e alcune composizioni sono di buona levatura.
L’iniziale “Stargazing” rimarca il loro stile con armonia e grazia, ponendosi subito come uno dei brani più affascinanti dell’album. C’è altresì un’anima più intensa e oscura, che caratterizza l’ottima “Push”, mentre “For The Wages” rimette in gioco il lato più trip-hop, allineando suoni più corposi e una prestazione vocale energica e incisiva, a una melodia incantevole e a tracce di soul nello splendido arrangiamento dei cori. La voce di Wendy Stubbs non eccelle, e il richiamo a Shirley Bassey è forzato e fastidioso. Wendy canta spesso in modo eccessivamente vellutato, e anche nella conclusiva ”A Little Poison” la sua evoluzione vocale si staglia contro il muro sonoro senza scalfirlo.
Tra i restanti brani, solo “May”, dal vago sapore bossa nova, e l’ottima “Home”, segnata da una intensa struttura pianistica, hanno la forza di spezzare il tono prevedibile di composizioni che, pur regalando momenti gradevoli (il vibrafono in “Stumbled”), non smuovono il tono ipnotico dell’album.

Insomma, un disco che interesserà solo i fan del gruppo, che non mancheranno di segnalarlo in testa al loro gradimento, ma sarà probabilmente ancora ignorato dal pubblico. L’edizione limitata in due cd offre una serie di remix che stimolano molto di più del progetto d’origine, e indicano vie di sviluppo molto interessanti per gli Alpha.

P.S. Alla fine dell’ultimo brano un po’ di pazienza vi rivelerà una breve ghost track

(20/02/2008)

  • Tracklist
    1. Stargazing
  • Surely
  • Brood
  • Push
  • Burn me again
  • May
  • Given time
  • For the wages
  • Home
  • Stumbled
  • Silver bullet
  • A little poison
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