Backworld

Good Infection

2007 (Discalcula Records) | neo-folk

Che splendida notizia, il ritorno di Backworld: altro reduce dalla disfatta della World Serpent, l'etichetta che per anni ha sostenuto tutta la scena neofolk inglese e il cui fallimento nel 2004 mise in difficoltà artisti del calibro di Current 93 e Sol Invictus. Anche il folk-singer newyorkese Joseph Budenholzer, titolare del progetto Backworld sin dal 1996, si è trovato dunque costretto a rimboccarsi le maniche e mettersi in proprio, riuscendo così finalmente a rilasciare il suo nuovo album, dopo sei anni di silenzio interrotto solo da un paio di singoli.

Ed è un ritorno di grande bellezza e sublime eleganza: aiutato da un cast d'eccezione che vede tra gli altri la presenza di Julia Kent, Isobel Campbell, Drew McDowall e David Tibet, Joe Budenholzer raccoglie canzoni concepite e scritte per l'appunto nell'arco degli ultimi sei anni. Malgrado la lunga gestazione, è un'ispirazione fluente e compatta ad accompagnare per tutta la sua durata questo album di malinconica e fragilissima dolcezza. Arrangiamenti delicati e incisivi, per sola chitarra e archi, qua e là rimpolpati da discreti interventi pianistici, melodie perfette che tremano come ombre sotto la luce della luna.

"New Light" e "Come Sunday Morn" sono un doppio tuffo al cuore per tutti gli amanti del miglior neofolk: le delicate maglie acustiche della musica di Budenholzer vengono sporcate dal suo canto grigio e sommesso, le atmosfere sono rarefatte e visionarie, ben radicate nella tradizione folk e al tempo stesso lanciate alla ricerca dell'inafferrabile. "Come Sunday Morn", in particolare, delizia con melodie incontaminate e intrecci stumentali che danno i brividi, toccando corde di pura emozione: con in più il sussurro di Isobel Campbell ad addolcire il tutto. La scena è tutta per lei nella ancora più vibrante "Gentle Rain". Un tris d'assi che quasi fa impallidire tutte le successive, pur bellissime, composizioni: "Lady Of Sorrows" ad esempio passa via senza eccessivi entusiasmi, come anche la più psichedelica "Seeds Of Love". Eppure a modo loro tutte le canzoni risplendono ognuna della propria luce: la carta vincente di Backworld è più che mai il mood magico e fuori dal tempo che avvolge l'opera dal primo all'ultimo secondo.

Esemplare è "Divine Love Befalls", che altrove sarebbe un normalissimo brano folk, eppure nelle mani di Backworld anche il più scontato giro di accordi e le più abusate atmosfere bucoliche e gentili risuonano di una tensione irreale che rapisce senza riserve, memore della lezione di Sol Invictus e progetti affini. Splendide e abissali anche "Damaged Angel" e "Immaculate Child" (quest'ultima con liriche scritte da David Tibet).

Tanto è il fascino che avvolge l'album che la conclusiva "The Infection" con l'irruzione della batteria e di suoni più sporchi e disturbati quasi spezza e rovina l'incantesimo. Niente paura comunque, perchè l'incantesimo di Backworld è potente, si arricchisce di brano in brano (citiamo anche "Three Reflections", intonata con un filo di voce da Maya Hardinge). Un gioiellino folk che nell'apatia estiva splende come un faro, una luce su un'isola lontana dunque probabilmente destinata a passare inosservata: a maggior ragione da conservare con cura.

(01/08/2007)

  • Tracklist

1. New Light
2. Come Sunday Morn
3. Gentle Rain
4. Lady Of Sorrows
5. Damaged Angel
6. Between Two Worlds
7. Seeds Of Love
8. Immaculate Child
9. Divine Love Befalls
10. Three Reflections
11. What Lies Behind
12. The Infection

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