Biota

Half A True Day

2007 (RéR) | experimental rock, art-rock, weird-psichedelia

Uno degli eventi cardine di questo 2007 è il ritorno, dopo sei anni di silenzio, del collettivo Biota, gruppo evolutosi da quei Mnemonists che restano tra le massime espressioni dell’avanguardia elettronica-concretista americana.

Registrato tra la fine del 2002 e l’estate di questo 2007, “Half A True Day” ci giunge come un graditissimo regalo, andandosi a posizionare tra i dischi più interessanti e avventurosi dell’annata. Strati e strati di suoni riprocessati, carichi di doppi sensi e di metafore opache: un evolvere libero e “liberato”, che prende l’avvio dall’accordion che impreziosisce le atmosfere atemporali delle iniziali e consequenziali “Figure Question” e “Pack-and-Penny Day”, per proseguire dentro la convulsa e atonale “Hidden Compartment”.

Non è musica che consente distrazioni, tutt’altro! Necessita di dedizione, di ritorni continui, di ampie ricognizioni emotive. Sotto la superficie caotica, tutto un mondo di rimandi interni, tutta una sinergia tra cuore e cervello, anche quando il flusso sonoro si mostra lisergicamente sbandato e fuori fuoco. I Biota, d’altro canto, sono grandi maestri nel maleficio cristallino e subliminale del caos. Ed eccole, allora, le grandi arcate immaginifiche che lasciano congiungere, spiritualmente, le voci, le pulsazioni-percussive, le corde metalliche, l’accordion divenuto, intanto, radiazione circolare. Dolce naufragar dentro questo mare assurdo! (buco nero di anti-memorie…”Another Name”), ridestandosi scossi nel finale tutto di corsa-post-punk cinetico e dissociato (“Proven Within Half – Half A True Day”).

Un brano come “Winding Nth” si snoda per ben dieci minuti tra implosioni cosmico-oscurantiste, tonfi sordi, elettronica sorniona, folk rimasticato e sputato, il tutto alimentato da una stramba visione spettrale, dal senso di un disfacimento stordente. Altrove, malinconiche ballate diventano giostre di colori esotici e guizzi viscerali (“Moth Across”) che si riversano nel baratro di con-fusioni ardite, sbilanciate e psicotiche, improvvisamente proiettate nel vuoto, solcate da piccole frasi di piano, arpeggi fantasmatici e voci provenienti da dimensioni altre (“Silent Grove”).

Meno inafferrabili, le tessiture ritmiche di “Turn The Moon” (con fiati in dispersione sullo sfondo), invero solo un ponte gettato verso le voci in riverse, tra schianti e rimpalli percussivi, di “Globemallow, Left Untold”. Sembra quasi, poi, che “Where No One Knows” giochi col disorientamento Books, prima che “Antimagnet” lanci sul tapis-roulant una rovinosa combinazione ritmo-rumore: orgia solo all’apparenza priva di direzione, invero adombrante uno spaventoso, inconsulto raziocinio.

Il raziocinio che sempre brucia sotto la cenere del caos e che trova riparo dentro la lunga “Passerine”, grande gorgo finale, apotesi solenne che tutto riassembla, tutto riunisce in un unico fiume di dissociazioni-associazioni, destinato al grande mare dell’Ignoto.

(10/12/2007)

  • Tracklist

 

1. Figure Question
2. Pack-and-Penny Day
3. Hidden Compartment
4. Angle Of Doubt
5. Proven Within Half – Half A true Day
6. Accidental Photograph
7. Winding Nth
8. Moth Across
9. Silent Grove
10. Just Now Maybe
11. Another Name
12. Turn The Moon
13. Globemallow, Left Untold
14. Cloud Chamber
15. Where No One Knows
16. Antimagnet
17. Passerine
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