Carta

The Glass Bottom Boat

2007 (Resonant) | post-rock

Carta è una band-collettivo di San Francisco impostata sul modello canadese (Broken Social Scene, Arcade Fire, Besnard Lakes). L’organico che - nell’arco di ben due anni - incide il disco lungo su Resonant "The Glass Bottom Boat" è composto dai fondatori Kyle Monday e Jason Perez (entrambi chitarristi in stile Giardini di Mirò), più una formazione di aiuti stabilizzatasi su Jared Matt (tastiere, ad affiancarsi alla già nota Sarah Bell), Sacha Galvagna (basso, a sostituire l’originario Ray Welter), Alexander Kort (violoncello), Sonny Cullbertson (batteria), più il produttore Eli Crews (già a contatto con certa Elephant6).

L’attacco di "Kavan", via arpeggi cristallini di chitarre e contrappunto progressivo (piano, tromba, leggere dissonanze, drone di cello) chiarisce subito gli intenti del progetto, in tutto e per tutto epigonale alle passate esperienze del post-rock più convenzionale. "Burning Bridges" espone un effetto pastorale di fraseggi cantabili (soporifero quanto il peggior ambient-guitar), "Larva" è una concertazione serena e autoindulgente da Early Day Miners (o Giardini di Mirò pastellati), e "Oliva" è scontato rapimento sognante alla Tristeza.

La title track è il brano più ambizioso, e pure quello più sbrodolato; attacca un arpeggio appena più free-form, quindi entra a sorpresa una voce femminile folkish a modulare la struttura in senso epico, fino al modo maggiore (accelerato) del finale che chiude il pezzo in stile Arcade Fire. "Simultane" si distingue invece per i toni inquieti alla Shipping News, una batteria più spessa e un cambio di tempo che porta la piece a diventare degna base per una ballata del miglior Pedro The Lion (con aperture para-sinfoniche prese a prestito dai Gregor Samsa).
La seguente "If Not For You Then Not For Me" mette insieme oasi folk-pop con sovratoni a tecnica mista (velata elettronica, chitarre scampanellanti al ralenti), e imbastisce una placida cavalcata che diventa via via vagamente instabile (e suona come un’idea lasciata a metà).

Scondita razione di musica strumentale neo-post (vieppiù veniale, da picnic ferragostano), e neo-con, provvista della sola convinzione che due o tre impasti atmosferici - che di rado prendono quota - bastino a renderla pervasiva. Come per le passate esperienze, l’estenuante caccia al momento clou d’ogni brano la deve fare l’ascoltatore smaliziato, pur coadiuvato da una lussuosa parata d’organico acustico e di minutaggi estesi.
Lo spreco di risorse è dietro l’angolo, ma - per un soffio - non ripete il flop della Bell Orchestre (side-project di Sarah Neufeld e Richard Perry degli Arcade Fire, ndr). L’ugola della title track, quasi una Christina Carter della porta accanto, è della rediviva Sarah Bell.

(19/11/2007)

  • Tracklist
  1. Kavan
  2. South Circular
  3. Larva
  4. Burning Bridges
  5. Simultane
  6. If Not For You Then Not For Me
  7. Oliva
  8. The Glass Bottom Boat
  9. Legomenon
  10. Perdido
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