Rob Crow

Living Well

2007 (Temporary Residence) | songwriter, alt-rock

A vederlo sulla copertina dell’album non gli daresti un euro: cappellino, maglietta metal-satanica, Bermuda verde militare sotto il ginocchio e tazza da caffè americano in mano, se ne sta di fronte a casa in mezzo a zucche e lapidi halloweeniane; lo diresti uno di quegli americani che pieni di birra vanno a vedere i demolition derby o fanno bullate tipo jackass, se non di quei disperati che come passatempo sparano ai barattoli. E invece…

E invece Rob Crow, classe 1971 dal New Jersey ma da tempo residente a San Diego, è tutt’altro, basta andare a vedere la discografia riportata nel suo fan site, tra gruppi, album da solista e collaborazioni, ad arrivare in fondo alla pagina ti ci vuole un bel po’ di scorrimento.
Inutile elencare tutti i nomi, citiamo solo i Pinback, che sono i più conosciuti ed in carnet hanno una decina tra album ed Ep, gli Optiganally Yours e i The Ladies, il side-project più recente.
Le foto che corredano il booklet (Rob col figlioletto neonato, Rob con la moglie incinta) dunque intendono riferire qualcos’altro, “Living Well” è un album familiare e personale, le coordinate su cui si muove il cantautore sono quelle del songwriting outsider di Elliott Smith, solamente in un senso meno triste e più pacificato. Il disco di un uomo realizzato, insomma.

Non capite male, non è tutto ballate questo disco, inizialmente Rob piazza due colpi di tono diverso; “Bam Bam”, col suo ritmo balzante e le sue chitarre che si esibiscono in pregevoli spire, e “I Hate You, Rob Crow”, in stile molto Nirvana-grunge, lascerebbero presagire un percorso più rock ma l’album prende una piega diversa.
L’ispirazione di Elliott Smith, che Crow ricorda nel cantato, si sente in parecchie tracce, “Taste”, “Up” e anche “Chucked”, ad esempio, nonostante l’uso di drum machine, risuonano forte di questa sensazione, ma soprattutto “Leveling”, gran pezzo, che col suo vigoroso piano e i suoi arpeggi di chitarra sarebbe piaciuta senz’altro al compianto cantautore di Omaha.
“Living Well” però non ristagna su questo genere, Crow come detto non è uno sfigato, ha il mestiere e incasella pezzi interessanti, si sentano lo strisciante e scuro pop lo-fi di “Burns”, ma anche la breve “Liefeld” con la sua fisarmonica e la sua chitarra gitana.

Non tutto funziona, bisogna dirlo, e nel finale il disco cala, colpa della singhiozzante “Ring”, con i suoi passaggi quasi-Devo (?!), di una “Focus” che nelle sue aperture melodiche e sognanti annoia un po’, e di una seconda versione di “I Hate You, Rob Crow” sulla cui utilità non sarei molto d’accordo; meno male che in mezzo c’è il divertente ed estroso pop di “No Sun” a tenere su il tono.
Comunque un leggero calo non cambia il giudizio, “Living Well” in definitiva è un bel disco, un album fatto in casa (“All songs written, recorded, produced and played by Rob in his room” recita il booklet), ma con buon talento, un album malinconico ma non cupo, personale e intimo ma senza essere melenso o piatto.

Insomma, non fatevi trarre in inganno dalla copertina, sappiate che quello sfigato barbuto in cappello, scarponcini e caffè in mano in realtà è un musicista che sa il fatto suo.
D’altronde chi, guardando per la prima volta una foto di Daniel Johnston, ne intuirebbe il genio e la profondità? Senza fare paragoni, eh…

(20/04/2007)

  • Tracklist
  1. Bam Bam
  2. I Hate You, Rob Crow (Album Version)
  3. Taste
  4. Over Your Heart
  5. Up
  6. Chucked
  7. Burns
  8. Liefeld
  9. Leveling
  10. Ring
  11. Focus
  12. If Wade Would Call
  13. No Sun
  14. I Hate You, Rob Crow (Single Version)
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