Dawn Landes

Fireproof

2007 (Fargo) | folk-pop, alt-rock

È una storia che conosciamo a memoria. Già vista, già sentita, già vissuta. Eppure basta un accenno di chitarra, una voce di donna dal timbro familiare che ci viene voglia di ascoltarla da capo un’altra volta. Una piccola donna di belle speranze, un pullman della Greyhound che da Louisville la porta nel cuore di New York, dalla regione del bluegrass all’isola dell’hype, una valigia a sei corde e un cartoccio di vecchi spartiti come unico bagaglio.

Giunta al secondo album per Fargo dopo essersi autoprodotto il primo (purtroppo non pervenuto), la piccola Dawn sembra essersi destata dal sonno di questo lungo viaggio sbadigliando idee piacevolmente confuse: indecisa fra un lavoro diurno, “un po’ da nerd” si schermisce lei, come fonico di studio (con Joseph Arthur e Philip Glass, fra gli altri) e una precoce carriera da folksinger che, in punta di piedi, s’avvia a varcare il confine naturale dell’oceano Atlantico; fra reminescenze rootsy e aspirazioni artsy. Ascoltate per credere i due pezzi d’apertura, “Bodyguard” (col giro di banjo honkytonk su cesoie ritmiche post-punk) e “I Don’t Need No Man” (tra raga e reel, percussioni tribali e jangle di chitarra elettrica), e poi ditemi se anche a voi non viene spontaneo di pensare a una certa tipa che ha per nome il cognome di Jackie e per cognome il nome d’una nota marca di amplificatori, magari accompagnata da tre figuri un po’ loschi e dall’igiene personale tutt’altro che irreprensibile, si insomma, quei “tre sporcaccioni” là. Biografie del tutto simili ed elettive affinità vocali (più che musicali), anche se, per ora, la distanza che le separa è erta e piena di curve.

Somiglianze a parte, comunque, il songwriting della Landes ha il gusto caratteristico d’un frutto acerbo ma saporoso, asprigno e tuttavia appetibile, che t’intriga fin dal primo morso: da un lato: la nostalgia di casa nel delicato minuetto di “Dig Me A Hole” o in “Twilight”, miniata di slide e vibrafono, negli striduli fregi dell’armonica di “I’m Love With The Night” o nella sferzante trenodia “You Alone”; dall’altro: certe abluzioni di nevrosi indie che sono un po’ il succo della Grande Mela, con la bossa di “Private Little Hell”, la filastrocca rag che diventa una sfuriata art-rock in “Picture Show”, la trasognata progressione di “Kid In Army” e la marcia nuziale per piano, vibrafono e drum machine di “Goodnight Lover”.

Niente male per una che deve ancora decidere cosa farà da grande.

(23/08/2008)

  • Tracklist
  1. Bodyguard
  2. I Don't Need No Man
  3. Tired Of This Life
  4. Twilight
  5. Private Little Hell
  6. Picture Show
  7. Kids In A Play
  8. Toy Piano
  9. Dig Me A Hole
  10. I'm In Love With The Night
  11. Goodnight Lover
  12. You Alone
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