Dust Dive

Claws Of Light

2007 (Own Records) | alt-folk

I Dust Dive sono un trio proveniente da New York che si dedica a un pop tanto intimo e lineare negli intenti quanto spoglio e minimale negli arrangiamenti. Sono Laura Ortman (chitarra elettrica, violino, piano, casio, voci, sample), Ken Switzer (organo, hammond e voci) e Bryan Zimmerman (voci, sample, radio), per l’occasione coadiuvati da Jason Lowenstein (ex-Sebadoh) che produce e presta la batteria in una manciata di pezzi.

Paradossalmente distante dagli umori che permeano il resto del disco è l’iniziale "Babyface In A Pickup Truck", un numero pop in mid-tempo in cui un essenziale giro di chitarra si intreccia alle melodie agrodolci di una fisarmonica suonata in punta di dita. Una miscela che si ripete sì nei brani successivi, ma secondo dinamiche ben diverse: solitamente la chitarra ad accennare un refrain facile facile e occasionali contrappunti strumentali a sostenerlo, così che a emergere sono canzoni che con pochissimo si reggono sulle proprie gambe. Quindi, come da scuola lo-fi, nessuna concessione a virtuosismi, voce che né salmodia né si fa urlo, limitandosi per una buona volta semplicemente a cantare, arrangiamenti spartani, una perizia appena sufficiente nel registrare e via dicendo. Poco male, soprattutto per chi apprezza siffatto genere/attitudine.

Così il disco procede tra ballate minimali ("Starlet/Miss Brooklyn"), bozzetti intimissimi ("Catfish From The Pharaohs") e concessioni a un suono marcatamente pop (cui è facile porre lo scomodo prefisso indie-, si ascolti l’eponima "Claws Of Light"). La sensazione, mentre l’ascolto prosegue tra alti ("Cut The Day With A Steak Knife") e bassi ("Fort Acid"), è quella di avere a che fare con una versione acustica, asciugata e stringatissima dei Grandaddy piuttosto che dei Sebadoh redenti alla ballata folkeggiante (ma nemmeno troppo). Ci si avvia allora verso la conclusione proseguendo di questo passo, tra cambi di ritmo ("Green River" - prezioso in questo senso il lavoro di Lowenstein dietro le pelli, che aggiunge una marcia in più al pezzo, sollevandolo dal torpore soporifero in cui talvolta rischia di cadere), vaghi echi di Daniel Johnston (l’addomesticata "Gowanus Meadowlarks") e intimismi Sparklehorse ("Postcards Of Real Worlds").

Insomma, un disco che fa del costante riferirsi a modelli più o meno abusati, non di rado operando efficacissimi accorgimenti a togliere, il proprio punto di forza e assieme palese limite; dieci pezzi da ascoltarsi nell’intimità delle mura domestiche, magari senza soffermarsi troppo a lungo sulla suddetta impressione di già sentito, che di per sé toglierebbe all’album gran parte della propria naiveté.
Un plauso va infine alla sempre benemerita Own Records, che in questi anni ci ha regalato – speriamo continui su questa strada – preziosissimi lavori di gente come Gregor Samsa (a breve fuori con un nuovo album), Bexar Bexar, Uzi & Ari. Non ultimo il bel disco di Worrytrain, "Fog Dance, My Moth Kingdom". A presto risentirci.

(16/04/2008)

  • Tracklist

1. Babyface In A Pickup Truck
2. Screen Light Flu
3. Claws Of Light
4. Rope Swing 2000
5. Cut The Day With A Steak Knife
6. Catfish From The Pharaohs
7. Starlet / Miss Brooklyn
8. Green River
9. Gowanus Meadowlarks
10. Fort Acid
11. Postcards Of Real Worlds
12. East Fork Rainbow

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