Goon Moon

Lickerís Last Leg

2007 (Ipecac) | rock

La storia della musica è piena di personaggi che, provenendo da background variegati, vedono incrociarsi i propri destini, decidendo di mettere in comune esperienze diverse. Non si può parlare del progetto Goon Moon senza spendere due parole sui protagonisti principali.
Il primo è Jeordie White, noto ai più come Twiggy Ramirez, braccio destro e bassista di Marilyn Manson dagli esordi fino al 2002, attualmente in pianta stabile nei Nine Inch Nails di Trent Reznor e nei mutevoli A Perfect Circle.
Il secondo è Chris Goss, chitarrista e cantante dei Masters Of Reality, nonché produttore di Kyuss, Screaming Trees, Queens Of The Stone Age, Ian Astbury, Mondo Generator, Melissa Auf Der Maur, Nebula, Soulwax, Slo Burn, nonché grande burattinaio delle Desert Sessions.
Il terzo è il batterista Zack Hill, già dietro i tamburi degli Hella e dei Team Sleep di Chino Moreno dei Deftones.
Al disco hanno partecipato con dei cameo anche Josh Homme (non ha bisogno di presentazioni) e Josh Freese, batterista dei Vandals, attualmente impegnato anche con Devo e A Perfect Circle, presente nel tour promozionale di "Year Zero" dei Nine Inch Nails, ha partecipato a circa 2500 registrazioni (Chris Cornell, Offspring, Evanescence, Guns ‘n’ Roses, e centinaia di altri).
Trattasi pertanto di una band formata da musicisti che più volte si sono già incrociati fra loro per via di progetti o amicizie comuni.

Dopo l’esordio di due anni fa con l’Ep "I Got A Brand New Egg Layin’ Machine", questo è il primo capitolo sulla lunga distanza, ricavato in gran parte dalla rielaborazione di alcune session risalenti al debutto. Fra un tour dei Nin e un disco degli A Perfect Circle, i signori son riusciti a ritagliarsi un pezzettino di tempo per dar sfogo a questo side-project. Il risultato è un ibrido che va a posizionarsi a metà strada fra lo stoner-rock e una certa elettronica intelligente e ben dosata, ma soprattutto qualcosa che si presenta in maniera piacevolmente incoerente, dove i diversi ingredienti tendono a prevalere di volta in volta l’uno sull’altro, con risultati però non sempre riuscitissimi.
Dodici anni di Marilyn Manson e una bella fetta di storia della Palm Desert Scene potevano non pesare nel corredo genetico del lavoro? Valga per tutti l’ascolto della conclusiva "Built In A Bottle", ballatona per piano e voce in tipico Manson-style.

"Licker’s Last Leg" ci prende per mano e ci conduce sulle vie più disparate: dal minimalismo horror allucinato di "Apple Pie" ("Bake the children in the pies" scandiscono nel ritornello) con tanto di coretti kitsch natalizi nel finale, alle preziose rotondità di "An Autumn That Come Too Soon", dai ricordi dell’età glam di "Feel Like This" alle atmosfere pop-rock di "Pin Eyed Boy", ovvero come è possibile rovinare un potenziale anthem da arena rock con un ritornello che più bubblegum non si potrebbe.
Le idee migliori emergono quando ci si avventura in territori più prossimi a sonorità propriamente Queens Of The Stone Age, come in "My Machine" (ottima, se non fosse per quel coretto robotico dopo il ritornello) e in "Balloon?" (riuscito rock ‘n’ roll a metà strada fra Strokes e Rolling Stones), o quando divagano in riuscite jam, come accade nella parte introduttiva decisamente psych di "Lay Down".

Va meno bene quando tentano di sperimentare su ritmi e suoni ("Tip Toe") o si cimentano nella tralasciabile cover di "Every Christian Lion Hearted Man Will Show You", un pezzo dei primi Bee Gees con aggiunti effetti sonori alla "Flash Gordon" e un piano che trasuda "Abbey Road" da tutti i pori.
Quando cercano di dar vita a episodi più complessi, perdono facilmente il bandolo della matassa, ciò accade sia in "Hardcore Q3" che nella torrenziale "The Golden Ball", un minestrone che si approssima ai dieci minuti con all’interno tracce di Zappa, kraut-rock, effetti cosmici stile primi Pink Floyd, allucinazioni psichedeliche, chitarre hard e riff sabbathiani.

Spesso le idee ci sono, e sono anche buone, ma non sempre vengono coltivate a dovere, rischiando continuamente di appassire lungo lo svolgimento di ogni singola traccia. I toni sono densi, ma complessivamente il disco risulta troppo ben prodotto e pulito per essere considerato indie-experimental, e troppo variegato per essere in grado di mostrare una direzione chiara e definita, come se i Goon Moon ambissero a vestirsi di volta in volta con abiti diversi, senza mai riuscire a stabilire il migliore.
Un disco transitorio che può preparare il terreno per un futuro salto di White e Goss da gregari di lusso a carismatici frontman.

(15/10/2007)

  • Tracklist
  1. Apple Pie
  2. My Machine
  3. An Autumn That Came Too Soon
  4. Feel Like This
  5. Pin Eyed Boy
  6. Hardcore Q3
  7. Tip Toe
  8. Every Christian Lion Hearted Man Will Show You
  9. Lay Down
  10. Balloon?
  11. The Golden Ball
  12. Built In A Bottle
Goon Moon on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.