Jagannah

Thedious

2007 (autoprodotto) | sludge, doom, noise-psichedelia

“Autoprodotto, autosuonato, autocomposto in Modena”, “Thedious” è una delle più belle sorprese italiche di questa prima metà dell’anno. Jagannah (nome di pura fantasia) è un concentrato pestilenziale di sludge, noise, doom ed heavy psichedelia: tutto shakerato con fare incompromissorio e con la giusta, dovuta e necessaria, dose di rabbia e alienazione.

PeterPitone (batteria) e Scott Mary (chitarra e voce), dimenticata l’esperienza crossover dei myclit[*], “decompongono l’esperienza”, “complicano i tempi”, aprendo le loro jam a un più ampio spettro di influenze. L’arrivo di Friederich Katzenjammer, “spacciatore di basse frequenze”, chiude il cerchio, permettendo alla band di sviluppare nell’immediato tutte le sue idee. Ne vengono fuori questi quaranta minuti e spiccioli di passione e sangue, che, tra le altre cose, la band ricollega alle esperienze di Melvins, Yob ed Isis. Ma c’è dell’altro, come spesso succede in un disco che, nonostante qualche limite in fase di registrazione e missaggio e qualche lieve incertezza a livello di scrittura, incamera anche la lezione slow-motion dei Khanate e la grandeur romantico-nichilista-disperata degli Harvey Milk.

E’ “Evil Whale” il primo pannello della tragedia: una prima parte che alterna stasi meditative (si fa per dire…) e incursioni rumoriste; una seconda, che è puro doom marcio, con voce oltretombale a richiamare alle armi un popolo di zombie. Parte rilassata, invece, “Prypiat”, con una sottospecie di tema western allucinato; poco dopo, però, si getta nel bel mezzo di una rissa sludge, con la sezione ritmica a puntellare le divagazioni strozzate della chitarra. Già dal titolo, “Earth” rivela il suo debito verso la creatura di Dylan Carlson. Possente e marziale, il solito, fangoso gorgo esistenziale; ma anche, successivamente, un piano sequenza di dissonanze e vibrazioni noisy, per accontentare anche i cultori più esigenti del genere.

Il trio ha carattere, mostra un’invidiabile convinzione dei propri mezzi. In sostanza, se ne fotte altamente di questo o quel trend, mostrando sdegno ma anche coraggio, vendendo cara la pelle anche quando si scava negli abissi più nascosti dell’animo umano (non a caso, gli Harvey Milk troneggiano anche nello psicodramma di “Soundsense”, dove s’annidano anche ombre fugaci di Jesus Lizard rattrappiti). Man mano che scorrono le tracce e le immagini nella mente dicono sempre più di un film dell’orrore in cui la vita è proprio un becero, mostruoso errore, ci si rende conto che una band così, senza contratto, è davvero un oltraggio.

Che non si esagera, lo confermano i brividi lungo la schiena di “Pyl”: sferzante collasso Godflesh+Scorn+Electric Wizard. Sanno anche giochicchiare con l’elettronica, ma sempre con la scudisciata noise pronta dietro l’angolo: non si sa mai… (“Vaghina”). Restano “Brisby The Radbid” (bruciante interludio schizo-hard/punk) e la lunga, tormentata “Pianura Padana”: undici minuti tra carrellate lisergico/desertiche e asfissianti, claustrofobici paesaggi nebbiosi e intorpiditi dal tedio.
Nell'attesa che qualcuno si accorga di loro...

(06/06/2007)

  • Tracklist
1. Evil Whale
2. Prypiat
3. Earth
4. Soundsense
5. Pyl
6. Vaghina
7. Brisby THe Rabid
8. Pianura Padana
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