Kathy Diamond

Miss Diamond To You

2007 (Permanent Vacation) | soul-pop, disco-funk

Maurice Fulton deve avere un gran fiuto, non solo per le inossidabili mescolanze afrohouse, ma soprattutto per il talento puro e le femminee colorazioni soul, le stesse che da un decennio a questa parte stanno letteralmente riscrivendo le gerarchie del settore. A Sheffield, dove sembra essersi focalizzata una piccola ma focosa nicchia di esploratori house, sono in pochi a conoscere Kathy Diamond; solo un talentuoso dj poteva afferrare appieno il concetto armonico espresso da una suadente (e apparente) signorina della porta accanto, solo uno che indossa ai suoi rave la t-shirt di Jay Z e poi ti piazza un sontuoso remix di “Over And Over” degli Hot Chip, poteva strappare una simile manipolatrice melodica ai circoli modaioli dei club londinesi. “Miss Diamond To You” è semplicemente il primo luminoso invito di una ragazza destinata al successo.

Sono molti gli elementi che potrebbero suggerire il paragone con altre neo-stelle del firmamento deep-house/deep soul, vedi Clara Hill o Monique Bingham. Uno fra tutti è definito dalla tendenza costante di ammaliarsi (e ammaliare) con un beat secondario mai in equilibrio, disincantato da una modellazione canora tanto accattivante quanto volutamente dissuasiva. L’altro, invece, non ha proprio nulla in comune con le principessine della new soul  generation, visto che trae dalla ricerca in coda nuovi, se non nuovissimi, percorsi voluminosi. Trattasi di sinuosi tracciati elettrici tesi ad alterare ulteriormente l’andazzo del disco, vere e proprie prolungazioni/divagazioni che farebbero la gioia di ogni dj del pianeta che si rispetti; ne è dimostrazione “Another Life”, racchiusa da una smaniosa trance funkeggiante, o la più quieta “On & On” , deviata in poppa da robotiche pulsazioni di natura teutonica.

Ballabile, ma con garbo, la delicatezza con cui i ritmi esplodono in dilungate jam psycho-funk hanno del miracoloso. Come già accennato, le influenze qui presenti sono fra le più disparate. Amore sconsiderato per il soul sanguigno e ritmico, passione malcelata per le chitarre funk, pura malattia per l’house vocale classica. La fervida tensione che pervade l’iniziale “Between The Lines” si distende in sei minuti in cui il ritmo sale, scende, si schianta contro le parole di Kathy, sbatte contro tastiere allucinogene. Il siparietto vibrante di “In All You See A Woman” è soltanto l’anticamera per la psichdelica “All Woman”, in cui hand-clappling sciabordano metallici, le percussioni tipicamente tribal esaltano con furore, le chitarre iniettano adrenalina incontenibile. C’è qualcosa di inimitabile nella divagazione strumentale, in cui i singoli elementi confluiscono in un unico torrente sonoro senza freno e senza il minimo rispetto per alcuna regola ritmica. Distrazioni tastieristiche sul finire danno il là al marasma.
Ancora scampoli da trenta secondi o poco più, alla deriva del pezzo successivo. “I Need You Here Right Now” sembra voler dar lezioni di oscurità dance, con quella sua frase da malinconia spicciola racchiusa in un guscio di cattiveria. Il vero corpo, l’estasi, è “Until The Sun Goes Down”; una suite strumentale fino a poco più di metà, in cui cataclismi di rullante riverberato vengono stoppati da tastiere che dondolano. Sul finire, si degna d’apparire la voce con una solennità annichilente.

Stesso siparietto fra “Created & Enhance” e “The Moment”; prima l’introduzione da messa nera con ballo annesso, poi il visibilio dance. “I am waiting for the moment when I can be in love with you” recita quest’ultima, più accessibile rispetto al passato; si concede seducendo sordida, con fascino viperino. Virtuosismi pianistici in “Over”, in odor di sala da ballo con sudore sul palco, davanti a centinaia di teste danzanti. I flussi tastieristici, uniti alle linee di basso pulsante, si intersecano con omogeneità sorprendente.
“However You Get Here” gela il sangue con la sua immediatezza luceferina; la vibrante “Racing Thru Time” garantisce un ritmo costante, sempre in bilico fra svenimento drogato e schizofrenie indigene. Il finale, infatti, si perde nel flusso che si crea fra la melodia di piano, chitarra e synth e la sezione ritmica composta da basso, cassa e percussioni. Un vero “viaggio” in cui l’atmosfera si fa sempre più torbida e melmosa, invischiata com’è nel tentativo di uscire dal tormento che la consuma.
Senza pause, pare di raggiungere la fine, e infatti “I Need You” è la penultima prima del termine. Più astratta e meno corposa, la struttura è sorretta da battiti di drum-machine e corpose sezioni di batteria, che a conti fatti mettono in piedi scampoli veramente trascinanti. La voce, in questo caso, si limita ad alcuni strascichi trattati da un vocoder marcio e snaturato; ancora, come mai prima, le tastiere rappresentano un elemento indispensabile, capaci di incollare in mente tratteggi cromatici vivaci e irriconoscibili. In coda, la versione originale di “Another Life” si fa notare per toni più elettronici, con l’aggiunta di synth pieni di bollicine e una ritmica per lo più sintetica.

Fra chi ha bisogno di canzoni per espellere ossessioni spersonalizzanti, e il tipo di persona il cui primo bisogno è ripulire la mente da tensione inespressa, questo disco è capace di mettere in accordo chiunque sappia apprezzare qualità capaci di ibridare spiriti antichi, provenienti sia dall’America orgogliosa della propria anima sia dai bagordi dei locali house d’inizio anni 90.

(09/09/2007)

  • Tracklist
1. Between The Lines
2. In All You See A Woman
3. All Woman
4. I Need You Here Right Now
5. Until The Sun Goes Down
6. Created & Enhanced
7. The Moment
8. Over
9. However You Get Here
10. Racing Thru Time
11. Another Life
12. On & On
13. I Need You
14. Another Life (Original)
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