Mira Calix

Eyes Set Against The Sun

2007 (Warp) | elettronica, field recordings

Visto che a volte succede che recensiamo e poi qualcuno protesta (“Ehi, ma voi di Onda Rock non avvisate mai che si tratta di un disco difficile”), stavolta ve lo diciamo. Quello di Mira Calix è un bellissimo album, ma richiede impegno e attenzione a chi lo ascolta. Però saprà ripagarvi: “Eyes Set Against The Sun” è forse il disco più coraggioso e ambizioso pubblicato da mamma Warp da due anni a questa parte. Lo suggerisce pure il titolo.

Per Chantal Passamonte in arte Mira Calix, invece, questo è il terzo album di studio in sette anni. Non che sia stata con le mani in mano: fra Ep e commissioni varie per festival, musei e quant’altro ha sicuramente riempito il suo e il nostro tempo. “Nunu”, la composizione in continua evoluzione che nasce dal ronzio degli insetti. “Le Jardin De Barbican” per l’omonima galleria di Londra, confluita come la precedente in “3 Commissions (2004). Il tour con la London Sinfonietta culminato nel progetto Alexander’s Annexe insieme a due dei suoi membri di maggior spicco, Sarah Nicolls e David Sheppard. Queste esperienze sono state in qualche modo all’origine dell’elettronica che oggi Mira Calix ci propone.

Un’elettronica che suona irriducibilmente “altra”, differente in modi e sentimenti da quella alla quale siamo generalmente abituati. In questi ultimi anni, grazie a portavoce come Mira Calix e Colleen, stiamo imparando a riconoscerla come “femminile” (in fondo, pur privo di ogni sessismo e volontà discriminatrice, il mondo elettronico è stato più maschile perfino di quello heavy metal).
Ed è squisitamente “femminile” anche nella sua accoglienza, in una capacità avvolgente del tutto priva di quell’esibizionismo che è carattere e fondamento profondo di tanta parte della musica rock (e dintorni) “maschile”.
E poi ancora dovete sapere che questo è un album giallo. Nessun assassino da scoprire, però. E’ che Chantal concepisce i suoi Lp come espressioni di un colore. “One On One” (2000) era rosso, “Skimskitta” (2003) blu. Adesso non si poteva che concludere il ciclo dei colori primari.
Altro vezzo (lo abbiamo già detto che questo è una album decisamente femminile, no?) è quello del titolo, che in realtà si dovrebbe scrivere con tre spazi fra “set” e “against”, da leggere come tre pause.

Perché debba essere così non è dato sapere, ma tutte queste stranezze hanno un buon motivo di essere, se questo è il risultato.
Per la prima volta in modo significativo, Mira Calix mette da parte i comodi appigli ritmici che hanno caratterizzato i suoi lavori precedenti, portando a termine un percorso già intrapreso qualche anno fa. Private del sostegno ritmico, le melodie si rarefanno: più che esposte, vengono lasciate intuire.
I field recordings si fanno più presenti, a volte prendono realmente possesso di alcuni brani, come l’acqua che travolge “Because To Why” mentre il canto ripete “Whenever it rains I hear your voice”. Già, la voce che si intrufola e passa attraverso le dissonanze, i rumori, le micro-grida della natura. E quella della voce non è una metafora. Per la prima volta nelle composizioni della signora entra a far parte la voce. Oltre alla sua, Chantal vuole quella dei bambini del Woodbridge School Junior Choir.

Tutto concorre alla creazione di un mood generale composto da tante sensazioni. E proprio la lunga “The Way You Are When” è, stando alla sua creatrice, un pezzo sul fatto che non esistono sensazioni isolate. Nessuna emozione esiste allo stato puro, ma è accompagnata da tantissime altre, che le aggiungono sfumature e intensità ogni volta diverse (proprio come accade per le tonalità del giallo). A suggerirci queste considerazioni gli archi pizzicati che finiscono per essere bassi che “friggono” (no, non vi si è rotta la cassa destra), poi le voci, poi quella sirena, poi… Poi dovete ascoltarla voi.
Sembra la registrazione di una performance: non stupisce che Mira Calix abbia tanta fortuna presso le compagnie di danza contemporanea.

Fra la cantilena stranita che accompagna i bleep laser di “The Stockholm Syndrome” (il brano più legato al vecchio stile) e la pastorale per archi e cinguettii di “Protean”, si mostra a noi un’eccezionale capacità di conservare un’asciutta sobrietà anche nei momenti più sentimentali, come nell’incantevole accoppiata piano-archi di “Eeilo”. Quel piano si aggrappa ai nostri ricordi di melodia, prima di venir sommerso dalle macchine.

Ma non finisce qui. In tutto il disco fanno capolino anche un forte immaginario cinematografico, nonché continui rimandi alla natura, ma soprattutto al legno… Dalle registrazioni di passeggiate nei boschi all'esplicita copertina, fino alla forte presenza di strumenti che dal legno nascono: gli archi con le loro casse di risonanza, o lo xilofono.
A chiudere, infine, un brano che ha il pregio di riassumere tutti gli umori dell’album. “One Line Behind” si eleva su un caos organizzato di suoni orchestrali, pianoforte, ronzii e per ultimo il coro dei bambini. Che poi, dal silenzio, riemerge: “Eyes Set [tre battiti di mani] Agaist The Sun”.

(04/04/2007)

  • Tracklist
  1. Because To Why
  2. The Stockholm Syndrome
  3. A Cereus Night
  4. Eeilo
  5. Protean
  6. The Way You Are When
  7. Tillsammans
  8. Umbra/Penumbra
  9. Belonging (No Longer Mix)
  10. One Line Behind
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