Puscifer

V Is For Vagina

2007 (Puscifer entertainment) | industrial, drum'n'bass

Puscifer è un progetto musicale di e con Maynard James Keenan, voce di Tool e A Perfect Circle. Da una porta girevole entrano ed escono amici artisti che collaborano alla messa a punto di dieci canzoni apparentemente senza alcuna ambizione artistica oltre al dimostrare al suo popolo il volto ironico dell’uomo, spesso preso troppo sul serio da chi ne ha apprezzato l’arte negli anni, e ancor più da chi l’ha solo marginalmente incrociata e approfondita. Maynard Keenan è per molti giornalisti un intellettuale antipatico, non concede facilmente riviste e quando ciò avviene, il risultato dipenderebbe soprattutto dal suo umore.
Il titolo del disco è piuttosto indicativo del taglio che ha voluto dare a questo progetto: ironia è la parola d’ordine. Ma anche distacco da tutto il resto. L’album non decolla mai, forse nemmeno lo vuole, le canzoni – se così si possono definire - non sconvolgono né risultano particolarmente innovative dal punto di vista sonoro. L’ascolto scorre via tutto d’un fiato, senza infamia e senza lode. L’album è autoprodotto con fondi propri.

La recensione potrebbe finire qui.

Ascolti successivi permettono tuttavia un’analisi più concreta di un’opera che a prima vista pare voglia a tutti i costi risultare “usa e getta”. Il disco, composto di dieci canzoni, si apre con i cori Motown-sardonici di “Queen B”, un pezzo che sembra esplodere da un momento all’altro e che giocando con il suo essere incompiuto trova la sua ragion d’essere. A ben ascoltare, si tratta di un brano piuttosto informale dove oltre a un interessante giro di batteria di Tim Herb Alexander – batterista degli indimenticati Primus – non ci sono altro che le voci sovraincise del protagonista a creare la melodia e la musica. La voce con cui Keenan sceglie di recitare la parte di Puscifer è di tono grave e morboso, fingendo un improbabile appeal sensuale. A tratti narcotico, a tratti sadico, l’incedere di questi pezzi sembra voler fare a meno a tutti i costi di chitarre e power chords.

Grazie al basso a sei corde di “DoZo”, Keenan crea un originale rap western, con l’aiuto del cardinale dell’ambient noir Lustmord. Il risultato non è certo sconvolgente, ma d’altronde lo stesso Keenan aveva annunciato a più riprese “tenete basse le aspettative per apprezzare questa manciata di canzoni”. Forse qualcuno si fregava già le mani a fronte dei due pezzi sempre a nome Puscifer precedentemente pubblicati in altrettante colonne sonore. Le stesse sono presenti in versioni piuttosto differenti in questo album, mixate da Alan Moulder (tra gli altri, già con Ride, My Bloody Valentine, Smashing Pumpkins e A Perfect Circle). Si tratta di “The Undertaker” e “Rev 22.20”, che si dice originariamente fossero state pensate da Keenan e Danny Lohner per il misterioso e ormai abortito progetto Tapeworm, sorta di supergruppo che avrebbe visto coinvolti e alternati membri di Nine Inch Nails, A Perfect Circle, Phil Anselmo e Milla Jovovich (ma non solo).
Il loro disco pare sia stato comunque registrato e prodotto da Reznor. Le due canzoni sopra citate appaiono più avvincenti nelle versioni originali contenute nell’Ep “Don’t Shoot The Messenger”, anche se tuttavia sarebbero risultate fin troppo canzoni per l’idea da cui muove questo album.
A conti fatti, sarebbe stato più interessante ascoltare l’album dei Tapeworm piuttosto che questo controverso esordio di Puscifer e le ultime modeste prove di Mr. Reznor, che ne ha imposto l’aborto agli altri per non del tutto chiari motivi.

La collaborazione con Lustmord è certo più riuscita nel sinistro trip-hop di “Trekka”, mentre il lato più melodico dell’attore principale riesce a emergere nella pur grave “Momma Sed”, nel cui ritornello troviamo echi di Depeche Mode.
A proposito di ritornelli, in queste dieci canzoni si fatica a trovarne. Una scelta discutibile ma certamente voluta, che forse concederà a questi brani una vita più lunga. Si noti, allora, il progressivo delirio del Keenan pastore ecclesiastico – in realtà già impersonato in un vecchio brano dei Tool presente nell’album “Undertow” – in “Sour Grapes”. Come struttura, il brano più interessante del disco. Un delirio waitsiano che si evolve in un gospel ubriaco dopo il quarto minuto. Il momento più alto dell’album è tuttavia “Vagina Mine”, un trip-hop esoterico confinante con l’industrial, composto dal solo attore principale, in cui viene fuori tutto l’amore per la musica dei Massive Attack.

Più che un progetto su cui contare per il futuro, Puscifer è un’occasione per i fan per ingannare il tempo in attesa di qualcosa di più serio che inizia per “T”. Non è un album scadente come magari contesterà qualcuno che da qualche anno attende al varco Keenan e soci, a prescindere.

Tutti gli altri non concederanno più di un ascolto a queste canzoni e non ci sentiamo di biasimarli troppo. Si tratta di una manciata di tracce che lasciano il tempo che trovano in fin dei conti. Ma questo era l’intento.

(30/10/2007)

  • Tracklist
  1. Queen
  2. DoZo
  3. Vagina Mine
  4. Momma Sed
  5. Drunk With Power
  6. The Undertaker
  7. Trekka
  8. Indigo Children
  9. Sour Grapes
  10. Rev 22:20
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