Gruff Rhys

Candylion

2007 (Rough Trade) | pop

Dev’essere difficile, quando vieni da un gruppo pop evoluto e onnivoro come i Super Furry Animals, mettere in piedi una parvenza di “carriera solista” senza rinunciare a mollare il tuo terreno musicale di partenza – il pop, appunto. Magari succede che esordisci quasi in sordina, con una collezione stringata di motivetti intriganti, prodotti con quattro soldi e ancor meno strumenti, e cantati in gallese, lingua che la maggioranza del tuo pubblico di riferimento forse non capirà. E magari succede che si tratta di un bel disco, proprio perché non avevi tutte queste pretese.

(Sto parlando di “Yr Atal Genhedlaeth”, Placid Casual Recordings, 2005).

Poi, magari, succede che ti va di pubblicare un altro disco solista per rilassarti un po’ dopo una tournée, e decidi di cantarlo in inglese, di arrangiarlo con qualche strumento in più (facendoti aiutare magari da Mario Caldato Jr per mixare) e di “venderlo” un po’ meglio – per esempio, passando dalla tua etichetta personale alla Rough Trade.

Può capitare, è capitato: a Gruff Rhys, il quale, dopo aver pubblicato un paio d’anni fa una piccola gemma di registrazioni semi-casalinghe, ha deciso di fare sul serio e di dare in pasto al mondo “Candylion”, che è né più né meno che una validissima collezione di canzonette – e in questo stanno tanto i suoi pregi quanto i suoi limiti.
L’impianto dei brani è acustico ma ondivago, con inserti insoliti di percussioni o tastiere o chitarre sghembe in primo piano, le melodie sono sempre azzeccate, la produzione non fa una grinza. I più pignoli rimarcheranno che tutto sommato certe stramberie non siano più vere deviazioni dalla norma – forse non lo è nemmeno quel bizzarro brano messo in coda alla scaletta, lungo un quarto d’ora e incentrato sulla strana avventura di un esperto di rimozione bombe, che si ritrova a sventare un attentato aereo e contemporaneamente a imbastire un flirt con un’attricetta. Si intitola “Skylon” ed è una delle cose migliori del disco.

Il resto è bello, nulla di più né di meno, forse fin troppo rifinito e curato, ma anche leggero, sereno e intelligente a sufficienza da far breccia nelle nostre orecchie senza urticarle. Tra gli episodi più riusciti della scaletta ci sentiamo di citare “The Court Of King Arthur”, saltellante, solare e perfettamente compiuta, l’accoppiata “Lonsome Word”/“Cycle Of Violence”, un’andata e ritorno dal selvaggio west ai tropici, in cinque minuti, la stupidissima, contagiosa e irresistibile “Gyrru Gyrru Gyrru”, e “Now That The Feeling Is Gone”, splendida divagazione pop tra strofe swingate e ritornello da lacrime.

Ci piacerebbe elencare anche qualche pezzo poco riuscito, ma non ci pare ce ne siano: il problema – se di problema si può parlare – è proprio che “Candylion” ha l’aria di un compito svolto con dedizione e puntiglio, senza nemmeno una macchia d’inchiostro sul foglio, di quelle che guardate in controluce sembrano disegni fantasiosi (o test di Rorschach, di cui forse avrei bisogno dopo una metafora del genere). Fortunatamente l’approccio divertito e scanzonato di Rhys facilita l’ascolto anche nei momenti meno contagiosi e invita a tornare da capo, giunti alla fine. Una buona premessa per un disco che malgrado sia cantato e suonato in punta di labbra e di dita, potrebbe resistere a lungo tra i nostri favoriti.

(05/02/2007)

  • Tracklist
  1. This is Just the Beginning
  2. Candylion
  3. The Court of King Arthur
  4. Lonesome Words
  5. Cycle of Violence
  6. Painting People Blue
  7. Beacon in the Darkness
  8. Con Carino
  9. Gyrru Gyrru Gyrru
  10. Now that the Feeling is Gone
  11. Ffrwydriad Yn Y Ffurfafen
  12. Skylon!
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