Lorenzo Monni

Debris

2008 (autoprodotto) | progressive

Il progressive, anche nei suoi più alti vertici, è spesso stato musica categorica in fatto di sensazioni evocate. L'artista era libero di spaziare con la fantasia, l'ascoltatore molto meno: il mood dei pezzi era sapientemente determinato a monte, per epico, decadente o fiabesco che potesse essere.

Delle undici tracce di "Debris" colpisce invece questo: non impongono emozioni preordinate. Per quanto minuziosamente strutturate, restano aperte a percorsi sempre nuovi. Butterfly effect portato in musica: un battito d'ali di differenza e cambia il sentiero imboccato. Si invertono i rapporti, la luce diventa ombra; oppure tutto resta lo stesso, tranne per qualche dettaglio. Rovesciamento o doppelgänger? Non c'è modo di prevederlo.
L'immagine adatta per "Debris" è il labirinto, quello di Borges: un universo di androni sotterranei, colonne, fregi che ancora portano la memoria degli antichi fasti. Perdersi nell'infinità potenziale delle sue connessioni.

È raro trovare in un album a suo modo "pop" una simile profondità di suono. "Iperproduzione" la chiamerebbe qualcuno, ma non renderebbe onore alla pienezza tridimensionale di queste stratificazioni strumentali. No, non è la classica ridondanza di chi non sa definire un'idea con pochi strumenti; è un affresco trecentesco, un dipinto di Brueghel: il fascino sta nella sua ricchezza, in quelle surreali compresenze che sarebbero bandite dal dogma prospettico.

Ci si trova di tutto in "Debris", ma è difficile discernerne gli elementi, perché ognuno di essi si porta in evidenza solo in relazione a qualcun altro. Così si sposano elettronica (tanta, tantissima, anche dove non sembra), lacerazioni frippiane, un costante spaesamento sinfonico, echi di mellotron e Pink Floyd post-psichedelici. Debussy, percussionismo stravinskiano e una tensione strisciante, capace di tenere sempre in bilico, a un passo da quella magniloquenza che è sempre, miracolosamente, evitata.

"Debris" è l'opera seconda del giovane polistrumentista Lorenzo Monni ed è disponibile in download gratuito sul suo sito, indicato in testa alla recensione. L'album paga la sua complessità nel risultare di difficile presa su chi cerchi lo sbalordimento immediato, l'espediente mai sentito prima, la melodia che si pianta in testa e intima: "riascoltami". Eppure, ai chi abbia più pazienza non cesserà di svelarsi nella sua lunare poliedricità.

(09/03/2008)

  • Tracklist
  1. Embrace
  2. Ciel Brouille
  3. I Met the Craftsman
  4. The Big Laugh
  5. The Dawn of the Young Dolls
  6. Naked Dialogues
  7. Mont Saint Michel
  8. Shapeless
  9. Dislove
  10. Rhom Antic
  11. Gone
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