Bulbul

Bulbul 6

2008 (Exile On Mainstream) | alt-rock

Un incontro casuale, un gradevole colpo di fulmine, tutto qui il mio approccio con i Bulbul, band austriaca che, pur avendo già realizzato varie prove discografiche, con l’ultimo “Bulbul 6” supera i confini della propria patria, proponendo la propria musica a un pubblico più vasto grazie a un nuovo contratto discografico.

La destrutturazione del lessico rock è spesso efficace per chi cerca nuove strade nell’arido panorama contemporaneo, ma è altresì una strada pericolosa, che spesso conduce l’autore a un eccessivo autocompiacimento. La miscela di hardcore, psychedelia, funky, noise-rock,disco proposta dai Bulbul è invece fresca, vibrante, creativa.
Sesto album per il gruppo, primo per l’etichetta Exile On Mainstream, “Bulbul 6” è prodotto dal mago dell’elettronica Patrick Pulsinger, la sua regia insinua una molteplicità di soluzioni all’interno di un sound apparentemente normalizzato nei canoni del rock.
Si parte dai riff disco-rock alla Knack di “When Sun Comes Out” per finire al jazz-punk di “Das Stück”, dove compare il fantasma di John Coltrane nel riff metallico e stridente che richiama la sua “A Love Supreme”.

Oltre un'ora di musica caratterizzata da una varietà di stili che stuzzica l’ascolto. Le canzoni più immediate mescolano funk e rock come in “The Song's Name” e nell’eccellente “Daddy Was A Girl I Liked”, ma anche surf e punk in “Lack Of The Key”, fino a proporre un indiavolato mix di funky-metal e be-bop in “Where The Hell Is DJ Fett”.
Le pulsioni hardcore di “Dust In My Zimmer” contrastano le oscure” Steve Le Postla” e “Loss Mei Hen In Ruah”, mentre tracce di noise e post-rock caratterizzano il corpo centrale del disco.
La presenza di Carla Bozulich è perfetta per la sequenza più sperimentale dell'album, che partendo dalle elaborazioni psichedeliche di ”Shuguang” si concretizza nella intensa e languida “Shenzhou”.

Non è un disco immediato, “Bulbul 6”, anche se possiede la giusta dose di irruenza. Non è un disco complesso, pur se rinuncia alla classica struttura del rock. Spesso sembra di intravedere Captain Beefheart dietro alcune irriverenze sonore o gli Young Gods per la robusta alchimia tra rock ed elettronica. Tutto ciò rende l’album una ottima colonna sonora per una estate alternativa, pur se l’eccessivo ricorso a toni grevi e hard sminuisce a volte le soluzioni più originali del progetto.

(16/07/2008)

  • Tracklist
1. When Sun Comes Out
2. Lack Of The Key
3. Where The Hell Is DJ Fett
4. Shuguang
5. Shenzhou
6. Tighter
7. Tighten
8. Changzheng
9. Fremder Hingepisst
10. Daddy Was A Girl I Liked
11. The Song's Name
12. Steve Le Postla
13. Loss Mei Hen In Ruah
14. Dust In My Zimmer
15. Das Stück
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