Cats In Paris

Courtcase 2000

2008 (Akoustik Anarchy) | psych-pop, alt-rock

I Cats In Paris sono quattro ragazzi provenienti da Manchester al debutto ufficiale su Akoustik Anarchy con un disco che sprizza idee e creatività da tutti i pori di uno psych-pop denso e sperimentale.
Una sorta di labirinto musicale dove ai primi ascolti ci si perde in un groviglio di spunti e citazioni, ma lentamente con po’ di pazienza è possibile trovare la bussola in grado di orientare l’ascolto.
Sara Beard e Michael Watson sono i due protagonisti vocali, in grado di contribuire in maniera determinante alla riuscita di un lavoro dove già le prime due tracce (“Lovelovelovelovelove” con le sue aperture epiche e il primo singolo “Foxes”) disegnano in modo riuscitissimo l’ambiente dentro il quale ci si muoverà per quasi cinquanta minuti.

Difficile trovare la giusta casella dove classificare questi giovani inglesi amanti della trasversalità e autori di un ben miscelato connubio di indie ed elettronica.
Ci sono delle cascate sonore a metà strada fra i Sonic Youth meno eccessivi e i Muse più cacofonici, ma anche costruzioni che vanno a lambire i territori propri di band stracoccolate dalla critica quali Arcade Fire, Los Campesinos! e soprattutto Animal Collective (si consiglia a tal proposito come metro di confronto l’ascolto della già citata “Foxes”).

Il brano che ha più colpito chi scrive è stato “Cold Products”, quasi una “Love Song” dei Cure sposata con le derive orchestrali psicotrope della “A Day In The Life” di beatlesiana memoria.
Altro pezzo da novanta è “Flamethrowers” una space ballad che con il suo irresistibile andamento circolare aggiorna quarant’anni di psichedelia condensando una valanga di idee in sei minuti da antologia, buonissimi per i dancefloor più indie-oriented.
In “Castle Walls” emerge tutta l’attitudine pop dei Cats In Paris, in “Goojfc” (Get Out Of Jail Free Card) si stagliano interessanti soluzioni elettroniche (anche se un tantino raffazzonate, quindi migliorabili), mentre “(How To) Harvest Yourself” è una gustosa chiusura festaiola.

Il pathos simil-glam di “The Curse Of Jonah Brian” sembra figlio dei Fiery Furnaces, mentre “Loose Tooth Tactile” è pura ansietà electro, degna delle migliori cose di Yacht.
I due episodi che prendono il titolo di “Button” virano verso l'ambient, ma sono tutt’altro che riempitivi, servono a dimostrare una volta di più la capacità dei quattro mancuniani di padroneggiare stili e approcci completamente diversi, ottenendo un risultato finale in grado di  dimostrare una compattezza e una coerenza invidiabili, il tutto condito dalla giusta enfasi e da ben organizzate armonie vocali.

Se saranno in grado di capire come dirigere l’imponente valanga di idee che li caratterizza, i Cats In Paris da grandi potrebbero assicurarsi un futuro brillante.

(24/12/2008)

  • Tracklist
  1. Lovelovelovelovelove
  2. Foxes
  3. Cold Products
  4. Castle Walls
  5. Button (part one)
  6. Flamethrowers
  7. Goojfc
  8. The Curse Of Jonah Brian
  9. Button (part two)
  10. Loose Tooth Tactile
  11. (How To) Harvest Yourself
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