Crazy Man Michael

The Green Light

2008 (Little Red Rabbit) | alt-folk

In tempi recenti le gesta musicali di artisti neo-pionieristici quali Joanna Newsom e Bon Iver hanno riportato l’attenzione sulle atmosfere legate alla tradizione folk.
I Crazy Man Michael si schierano fra coloro che intendono riproporre gli ideali bucolici tanto in voga a cavallo fra gli anni 60 e 70, attingendo a piene mani da quel meraviglioso libro dei sogni che fu l’avventura dei Fairport Convention.
Basti pensare che la band, di stanza in quel di Manchester, trae il proprio nome proprio dal titolo di una canzone del gruppo che fu di Sandy Danny.
La copertina dark e vagamente inquietante dell’esordio “The Green Light” ci introduce in un mondo che credevamo superato e non più proponibile nel caos esagitato dei nostri tempi.

Gran maestro di cerimonie è Michael Doward, il quale, oltre a suonare gran parte degli strumenti utilizzati nel disco (chitarra, basso, piano, mandolino, ukulele), permea l’intero lavoro con un timbro vocale incredibilmente prossimo al Ian Anderson (quello dei Jethro Tull, tanto per intenderci) dei tempi migliori.
È un ritorno al passato forse un tantino anacronistico, ma di eccellente fattura, tanto da rendere quasi indistinguibile “The Green Light” dalle migliori folk-song inglesi dei tardi sixties.
Resta pressoché invariato lo spirito delle radici, ma si riesce a donargli nuovo splendore grazie a una produzione scintillante in grado di rendere il prodotto vivo e contemporaneo.

Dovessimo indirizzare l’ascolto, consiglieremmo di partire proprio dalle prime tracce “Winter Song” e “Falling”, le quali risultano fra le più briose del lotto, con arrangiamenti di archi di eccellente fattura.
Ma come non trovare coinvolgenti anche la malinconica “Doomed Youth Blues” o la melodrammatica “A Guiding Light”?
Persino la strumentale “Alcyon” merita una menzione speciale, con i flauti di Anna Zweck e le morbide chitarre acustiche in grado di essere più eloquenti di mille parole.
Un fiume in piena che scorre lento e pigro ma efficacissimo, pur con percussioni ridotte al minimo indispensabile e le principali emozioni provocate dai saliscendi di archi e strumenti acustici.

Ricami artigianali, zero spettacolarizzazioni, nessun effetto speciale, al bando inutili fronzoli, ecco un disco che farà la felicità di tutti i vecchi aficionados del folk movement, stanchi di ascoltare quei vinili dell’età d’oro ormai straconsumati.
Non fosse per qualche ridondante riempitivo (leggi “Night’s Journey”), avrebbero meritato almeno un punticino in più, invece Michael Doward e i suoi Crazy Man Michael si trovano a dover strappare una sufficienza stiracchiata, nonostante esecuzione e produzioni risultino ineccepibili.
Da oggi siamo certi che la resurrezione del British folk passa anche da Manchester.

(23/02/2009)

  • Tracklist
  1. Winter Song
  2. Falling
  3. Doomed Youth Blues
  4. Evangeline
  5. Reaching Out
  6. Halcyon
  7. A Guiding Light
  8. Night’s Journey
  9. Know You Well
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