dEUS

Vantage Point

2008 (V2) | pop-rock

Nati dalle scorie del grunge per recuperare molte soluzioni pregresse e abbandonate, i dEUS sono stati vittime di un'illuminata conversione nel '99, quando, abbracciando il pop-rock elettrico e mutevole à-la "Ok Computer", ne hanno disegnato nuovi sviluppi. Poi il grande silenzio, ma il loro non è stato un fuoco di paglia. Il ritorno sulle scene dopo sei anni, targato "Pocket Revolution", è stato il primo tassello di una vera e propria seconda carriera: legata a doppio filo con il punto ultimo raggiunto dalla ricerca musicale di Barman, quel "The Ideal Crash" con cui il belga annunciava il nuovo millennio.

Con "Pocket Revolution" si lavorava ancora una volta di recupero, spaziando fra i generi, provando a suonare diretti ma con classe. "Vantage Point" gli è vicino, ma lo è altrettanto, se non di più, al discorso interrotto. Dell'ultimo disco c'è soprattutto l'impatto: il riff potente e carico, trascinatore, di "Favourite Game"; il passo da funky elettronico del singolo "The Architect"; il dance-rock da arena, con tanto di clap hand e rap di "Oh Your God". Vuole essere semplice, Barman, ma a modo suo. Scompaiono i fiati, e gli arrangiamenti si fanno più da rock-band, ma non per questo smettono di essere curati (si pensi ai violini e le chitarre elettriche della ballata "Eternal Woman"). I brani, ammiccanti, sensuali, a tratti cupi, spesso si stemperano in giri melodici, a volte consueti ("Is a Robot"), a volte alieni ("When She Comes Down", che ricorda i Go-Betweens): comunque ricercati, e ricalcanti la strada anti semplicistica di "The Ideal Crash".

Soprattutto, Barman riesce a immergere le idee in canzoni che funzionano. Avevo criticato il disco precedente per i suoi alti e bassi (un po' esagerando, dato che, quantomeno, gli alti sono parecchi e validi): beh, qui il problema è risolto. Oltre a trovare un genere unico, i dEUS tirano fuori un disco compatto anche qualitativamente, senza per questo rinunciare a qualche episodio anche superiore alla media.
Partiamo dal lentone, la fatata "Eternal Woman", acustiche e violini, note di piano e voce femminile ad accompagnare nell'inciso: la tipica canzone che nasce direttamente quale un classico. "Popular Culture" è un crescendo corale dall'afflato soul, capace di aprire i cuori alla gioia; "Slow", che pure spreca l'apporto di una delle migliori voci di oggi (Karin Drejier dei Knife), è la sua versione rock. La tiratissima "Favourite Game" è un perfetto brano da ascoltare al massimo volume; "Smokers Reflect", delicata ballata per piano memore degli Yo La Tengo, è la testimonianza di un eclettismo ad alti livelli.

Dopo anni di latitanza, i dEUS sono riusciti a trovare una nuova dimensione: un pop-rock al tempo stesso colto e ignorante, messo giù di pancia, che prende a schiaffi senza per questo dimenticarsi di essere figlio di una mente musicalmente arguta, smaliziata e padrona. La classe non è acqua: ed è ancora più evidente quando provi a nasconderla.

(18/04/2008)

  • Tracklist
  1. When She Comes Down
  2. Oh Your God
  3. Eternal Woman
  4. Favourite Game
  5. Slow
  6. The Architect
  7. Is a Robot
  8. Smokers Reflect
  9. The Vanishing of Maria Schneider
  10. Popular Culture
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