Joy Askew

The Pirate Of Eel Pie

2008 (Redparlor) | songwriter

Pop da salotto, ecco la definizione della critica per Joy Askew, sassofonista alla corte di Joe Jackson, Laurie Anderson, Peter Gabriel, al suo esordio con “Tender City” nel 1996.
E probabilmente nulla di più offriva la musica di Askew. Tuttavia i successivi sviluppi hanno lasciato intravedere nuove potenzialità.

Dopo il progetto “Echo”, affascinante amalgama di jazz da crooner, musica brasiliana ed elettronica, Askew ritorna ora al pop-rock d’autore con risultati interessanti, coadiuvato nella produzione da Ricky Fataar, batterista dei vecchi Beach Boys.
Sempre musica da salotto, ma la pelle e i comfort sono superiori alla media dei salotti venduti in tv. Il pop di Joy Askew fugge, infatti, dalle secche del mainstream per via di una scrittura elaborata e matura che, unita alla sua voce peculiare, rende il tutto affascinante.

“The Pirate Of Eel Pie”, sesto album di Joy, era stato realizzato un anno fa, ma solo la pubblicazione da parte della Red Parlour permette adesso al disco di raggiungere i negozi e I-tunes. 
Rispetto a “Tender City”, il suono è meno derivativo e i richiami a Peter Gabriel e alla scena new age sono scomparsi, a vantaggio di uno script più complesso, dai tratti eleganti.

L’apertura è destinata al singolo “Hip These Days”, deliziosa pop-song nella miglior tradizione del cantautorato femminile americano; stessa leggerezza e grazia accompagnano la grintosa “Jack Kerouac”, mentre il resto dell’album offre sfaccettature più ambiziose, anche grazie ai suoni curati dal mago del mixer Malcom Burn, gia collaboratore di Daniel Lanois e Emmylou Harris.
“Walk Under Waterfalls” è una ballata country-rock ricca di soluzioni originali, mentre la title track, “The Pirate Of Eel Pie”, sfodera un’intensa performance vocale su un tappeto sonoro molto suggestivo, fatto di chitarre taglienti e delizie elettroacustiche, per un brano poetico e grintoso.

L’album nella sua interezza mostra una forte e complessa progettazione strumentale, che accresce la qualità delle canzoni. Ascoltate ad esempio le deliziose country-ballad intrise di soul “A Change Is Gonna Come” e "Between A House And A Road” e godetevi l’eccellente "Poor Man's Greed”, che sembra uscire dalle pagine migliori di Aimee Mann. Una menzione merita anche l’acustica “Jimmy's Gone Now”, con violino e violoncello a rendere il tutto molto drammatico e poco lezioso, e “London Rain", tra swing e beat, con un arrangiamento moderno e incalzante.

Canzone d’autore ricca ed elaborata, quindi, arrangiata con classe e misura. Non tutto, però, va nella direzione giusta: qualche eccesso toglie freschezza ad alcuni episodi, ma nel complesso, quello di
 Joy Askew, è un album gradevole, che si inserisce nella scia di Aimee Mann e dell’ultima Emmylou Harris.

(04/09/2008)

  • Tracklist
1. Hip These Days
2. Change Is Gonna Come, A
3. Jimmy's Gone Now
4. Walk Under Waterfalls
5. War (Why Don't You Go Home?)
6. Pirate Of Eel Pie, The
7. Between A House And A Road
8. London Rain
9. Jack Kerouac
10. Poor Man's Greed
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