Rose Kemp

Unholy Majesty

2008 (One Little Indian) | songwriter, gothic folk-rock

La si aspettava al varco, Rose Kemp, dopo le prime promettenti prove, soprattutto quel "A Hand Full Of Hurricanes" che l'anno scorso aveva mostrato quasi appieno le doti della songwriter inglese: grande capacità interpretativa, poliedricità nella sceltà delle composizioni e carattere da vendere.
La si aspettava e non ha deluso, questa figlia d'arte del british folk (i genitori due ex-Steeleye Span) che dopo poco più di un anno pubblica "Unholy Majesty", suo terzo album; ed è rimarchevole come sia cresciuta in così breve tempo, al punto da sfoggiare padronanza dei propri mezzi degna di una veterana, in particolare nell'uso della voce, laddove si costruisce la vera bellezza di quest'album.

Rose si trasfigura sacerdotessa celtica con urla e acuti vibranti nelle atmosfere gothic-rock dell'iniziale "Dirty Glow" o con inneggiante levità sugli archi di "Nature's Hymn", si nutre dell'oscura solennità di una Nico in "Wholeness Sounds" o s'inventa metà PJ Harvey metà Diamanda Galas coi vocalizzi e le declamazioni nel vuoto, interrotti solo da brevi e rumorosi fragori, di "Milky White".
La Kemp però ha anche trovato in "Unholy Majesty" quell'equilibrio che forse faceva difetto nei precedenti lavori, qui tutto è bilanciato, le sfuriate strumentali e le impennate liriche arrivano come logica conseguenza di un percorso narrativo musicale all'interno di ogni singolo episodio e tutto l'insieme risulta ben proporzionato, nonostante si passi da duri rock-blues ("Nanny's World") e lunghe composizioni tra il gothic e il prog ("The Unholy") a ballate di delicatezza celestiale ("Flawless"), passando con nonchalance tra violini estatici, organi progressive, pianoforti solitari malinconici e batterie marziali.
"Unholy Majesty" è, insomma, il disco di un'artista formata, sicura di sé, che riesce a coniugare dolcezza e rabbia, dolore e piacere, odio e amore, tramutandoli in musica con intensità e tecnica decisamente sopra la norma.

La aspettavamo al varco e lei non si è fatta attendere, passo adulto e sfrontatezza di ragazzina verso un fulgido futuro, che a guardar bene forse è già il presente.

"and I have no wish to be cautious
because it bring no release
if I could stomach the world in its current state
then I wouldn't have to leave"

(17/10/2008)

  • Tracklist
  1. Dirty Glow
  2. Nanny's World
  3. Bitter and Sweet
  4. Flawless
  5. Saturday Night
  6. Nature's Hymn
  7. Wholeness Sounds
  8. Vacancies
  9. Milky White
  10. The Unholy
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(2007 - One Little Indian)
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