Logoplasm/ Punck

Drunk Upon Thy Holy Mountain

2008 (Setola Di Maiale/ Musiche Non Convenzionali) | avantgarde

Setola di Maiale-Musiche Non Convenzionali è un’interessante iniziativa promossa da Stefano Giust diretta a costituire un sostegno per musicisti italiani avulsi dagl’interessi dei canali distributivi musicali ufficiali; si autodefinisce come “alternativa ad un modo di fare musica basato sul denaro, sulla mercificazione, sulla diffusione ad ogni costo, sul distacco tra musicista e pubblico a dispetto delle quantità di copie vendute”, offrendo dunque la possibilità di “dare corpo e continuità alle musiche creative prodotte nel nostro Paese” e “autoproducendo lavori che, per mancanza di opportunità discografiche o per limitate disponibilità economiche degli stessi artisti, andrebbero perduti”.

Proprio grazie a questa etichetta/non etichetta è possibile beneficiare del recente frutto della collaborazione tra lo storico duo romano Logoplasm (Laura Lovreglio e Paolo Ippoliti) e Punck (Adriano Zanni), ovvero una lunga traccia di oltre trentotto minuti che suona come un maelstrom generatore di onde anomale e angosciosi vortici di marea. In “Drunk Upon Thy Holy Mountain" collimano musica concreta e field recording, minimalismo elettroacustico e “drone”. Un’opera pervasa di grigia malinconia e di freddo smarrimento, sottolineato dal campionamento di un’asettica voce femminile generata da un navigatore per auto che conduce inesorabilmente al termine di un’ esperienza uditiva che prova fino allo strenuo l’emotività dell’ascoltatore.

L’efficace botta-e-risposta con gli artefici di questa nuova, meravigliosa esperienza musicale svelerà al lettore inedite prospettive d’approccio alla materia elettroacustica, che scoprirà essere un naturale catalizzatore di emozioni nell’egual misura in cui potrebbe esserlo la solitaria contemplazione della nascita di una nuova giornata:

Come siete riusciti ad individuare nelle "field recording" un canale che vi permettesse di esprimere emozioni e pulsioni di musicista?

PUNCK: Là fuori è pieno di suoni meravigliosi. Siamo circondati da suoni. Qualcuno ha scritto che il mondo è un’enorme composizione e che tutti noi siamo coinvolti nella sua creazione, appunto attraverso i suoni che produciamo. Non ci si sofferma mai ad ascoltare i suoni del mondo, siamo talmente abituati ad averli in sottofondo che diamo per scontato che ci debbano essere, ma senza dar loro importanza. Personalmente mi emoziono ad ascoltare la loro unicità. Catturarli e archiviarli (http://auraldiary.splinder.com/)  e’ come fissare l’emozione, unica e irripetibile, di un istante. E’ appunto una questione di emozioni, una questione strettamente personale. Il suono... chesso’... di una tempesta o del mare in burrasca sono emozioni e potenza allo stato puro. Faccio musica cercando di trasferire in essa i miei stati d’animo e l’utilizzo delle mie registrazioni è un tentativo volto in quel senso a mostrarli nudi e crudi, senza compromessi.

LOGOPLASM: Per noi è stato abbastanza naturale, non essendo noi propriamente musicisti e vivendo su un pianeta che, praticamente, CANTA tutto il tempo. Anche perché il nostro lavoro ruota intorno al tempo e alla memoria, agli strani interstizi percettivi che ci troviamo ad inabitare sbattuti tra queste due correnti. Dovendo noi comporre un diario dei nostri giorni, per mostrarlo useremmo foto più che parole; per farlo ascoltare, le field recording sono praticamente l'unica scelta possibile.

Come nasce la vostra collaborazione?

PUNCK: Sono interessato alle persone. Laura e Paolo (i Logoplasm, per l'appunto - n.d.r.) sono belle persone. Venni in contatto con loro grazie alla S’Agita Recordings (etichetta che gestivano anni fa e alla quale qualcuno, prima o poi, dovra’ rendere omaggio e il doveroso riconoscimento che merita), poi li ho conosciuti ed è nata un’amicizia basata sulla stima reciproca. Potrei dirti che sono in assoluto fra i miei musicisti preferiti, ma soprattutto sono persone alle quali voglio bene. Fare qualcosa insieme a loro è la naturale conseguenza di ciò.

LOGOPLASM: Ci conosciamo da anni e per anni ci siamo costantemente aggiornati su progetti, uscite, registrazioni. Poi, in un bel giorno di sole, Adriano ci ha proposto di realizzare un disco assieme. Dopo tutti questi anni. Durante un fine settimana, più o meno. Il resto sta tutto in quell'ora scarsa.

“Drunk Upon Thy Holy Mountain” è un lavoro carico di emozioni contrastanti, di profonda umanità e, forse proprio per questo, gradevolmente imperfetto; ogni immagine da esso evocata è contraddistinta da una sorta di livido pessimismo... Vi ritrovate in questa impressione?

PUNCK: Per quanto riguarda “Drunk Upon Thy Holy Mountain”, più che di pessimismo parlerei di livida malinconia; di uno stato di incoscenza, quasi di sospensione nel tempo. Ricordi che riaffiorano provenienti dal tuo personale diario aurale. In quel momento, quando sorge il sole, durante il quale non dormi più senza essere ancora completamente sveglio, in cui cominciano a manifestarsi concretamente gl’incubi del quotidiano che dovrai affrontare di lì a poco. Come scalare una montagna accompagnato dalla consapevolezza che difficilmente raggiungerai la cima.

LOGOPLASM: In un vecchio fumetto di Grant Morrison, uno dei personaggi dice ad un altro: "Io non desidero nulla e lo ottengo sempre e sono sempre soddisfatto". Che dire? Penso che l'impressione di livido pessimismo provenga dal trovarsi in un punto a caso, nel tempo e nello spazio, sommersi da un rumore impossibile. Rumore percettivo, cognitivo, cogitativo. Difficile rispondere, alla fine. Mai stati ottimisti e dunque è un sì.

Come siete venuti in contatto con Stefano Giust e cosa vi ha portato a proporre il vostro materiale alla sua etichetta?

PUNCK: Conobbi Stefano ad una passata edizione del Tagofest. Conoscevo gia’ il suo lavoro grazie appunto alla sua etichetta, che reputavo una delle migliori in circolazione per qualità e varietà di proposta. Rimanemmo in contatto tramite le solite email e amicizie comuni. Tempo fa lo invitai a preparare qualcosa per la mia netlabel (www.ctrlaltcanc.org)... Da cosa nasce cosa e, quando mi propose di fare un disco per Setola Di Maiale, colsi la palla al balzo coinvolgendo gli amici Logoplasm. Stima e amicizia sono sempre alla base delle mie scelte.

Negli ultimi tempi ci si sta quasi ossessionando con l'annoso problema del continuo declino dell'industria discografica; una vera e propria crisi che, di fatto, è radicata nello smarrimento di obiettivi e nel continuo impoverimento di valori nelle persone. Ciò si rifrange a tutto campo nella letteratura, nelle arti visive, nel cinema e, naturalmente, nella musica. Come artisti siete naturalmente coinvolti in tutto questo e la vostra missione dovrebbe essere quella di contribuire a generare una controtendenza. Siete interessati a farlo?

PUNCK: Potremmo affermare, erroneamente, che l’arte sia coeva ai tempi in cui viene generata, o che ne sia una diretta conseguenza. In realtà, un fondo di verità ci sarebbe; la storia, però, c’insegna che i tempi possono essere anticipati. Spesso è proprio durante le fasi di maggior declino morale e sociale che qualcuno trova linfa vitale utile ad alimentare la circolazione di nuove idee o “modi altri” per raccontare il proprio tempo. Per quanto mi riguarda, pur con la disillusione tipica della mia età e con una certa avversione di fondo nei confronti dei cosiddetti “circuiti culturali”, continuo a pensare che curiostà e sincerità siano alla base di tutto. Continuare a incuriosirsi e a sviluppare idee con sincerità potrebbe ancora essere utile alla causa.

LOGOPLASM: L'arte può poco. Può contribuire a diffondere idee, che potrebbero eventualmente fiorire in altro. Un concetto di “altro” che, tuttavia, si trova a dover essere filtrato da una serie di dinamiche volte al suo inevitabile ridimensionamento, co-optandolo, assimilandolo. Per dirne una: le rivoluzioni non falliscono a causa delle idee che le fanno scoccare e che le informano per la loro durata, ma a causa delle persone. L'arte risiede nel dominio delle idee ed è per questo che, in pratica, non può nulla.

In che modo, attraverso la vostra proposta musicale, pensate di contribuire a contrastare tutto questo?

PUNCK: Ciò che conta è soltanto la sincerità, la coerenza, la curiosità. Posso soltanto garantire questo, cercando di continuare a proporre musicalmente ciò che viene dal mio cuore. Posso solo tentare di non smettere di incuriosirmi e sperare che il risultato di tutto ciò venga recepito da qualcuno. Possiamo considerare tutto ciò come un contributo? Non so rispondere, ma è certamente tutto ciò che posso fare.

LOGOPLASM: Più che contrastare, è già molto riuscire ad arrecare minuti cambiamenti alle proprie circostanze esistenziali tramite ciò che si fa, oppure tentare tricks mercuriali sull'ascoltatore che non porteranno a nulla oltre ad un estemporaneo feeling stranito. E poi: la notte fonda, la stanza piena di drone e le mura e i vetri che tremano. Ogni istante delle giornate sul lato A di una c90. Dorate oasi autistiche.

Vedete un futuro, un'evoluzione di linguaggio, nuovi approdi espressivi per la proposta musicale elettroacustica?

PUNCK: Vedo poche possibilità di evoluzione per la musica in generale. L’elettroacustica non è per certi versi diversa dal rock’n’roll o dal jazz; anzi, probabilmente c’è stata più evoluzione nel rock, che ha testimoniato al mutamento delle tecnologie di riproduzione e di registrazione. Forse le innovazioni tecnologiche relative alla spazializzazione del suono potranno contribuire a possibili evoluzioni.

LOGOPLASM: No. Questa musica non cambia da almeno quarant'anni. Quello che cambia: i metodi di registrazione, i metodi di diffusione, il modo in cui questa proposta viene descritta. Il fatto che non cambi non la rende di certo meno godibile ed il fatto che da un certo punto di vista non abbia un futuro evolutivo non la rende impraticabile. Ma è un discorso che non abbraccia soltanto l'elettroacustica e nemmeno la musica tout-court.

"Drunk Upon Thy Holy Mountain" è in vendita presso www.myspace.com/punckism e www.ctrlaltcanc.org/shop.html.

(21/01/2008)

  • Tracklist
  1.  Drunk Upon Thy Holy Mountain