Forse troppo abituati, per consuetudine, a guardare in America e Gran Bretagna, nonostante la globalizzazione della musica, a volte ci si perde il lavoro di gruppi come i Married Monk; il gruppo francese, seguitissimo in patria, è ormai attivo dal 1993 e con "Elephant People" giunge al quinto album in carriera.
Il disco è un concept sull'accettazione della diversità, sui freak di Browning, partendo da quel Joseph Merrick, meglio noto come Elephant Man, la cui storia venne raccontata in maniera splendida dal famoso film di Lynch.
Lo spleen del racconto viene reso bene da spoken word che possono ricordare il lavoro di John Trudell (l'iniziale "Spiel") o orchestrate da electro-dance in chiave film horror ("Merrick's Meditations"), altre volte dalla cupa tristezza del Lou Reed di "Berlin" ("Brother J", la title track).
Il racconto dei Married Monk viene occasionalmente intervallato da strumentali ambient tra folk e glitch ("Me & Me", "Conversation Piece", "Delphine's Angels", "Clementine's Words"), si vivacizza in pop da Supergrass, allegri electro-pop pieni di ululati o si scioglie in un mellifluo jazz-prog parlato in francese ("Double Doom").
Insomma, un progetto, quello del gruppo francese, semplice ma poliedrico, un disco per un coinvolgente ascolto tout court, valido sia nei temi trattati che nella musica utilizzata allo scopo, che mostra doti compositive e musicali molto interessanti.
21/02/2009